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Geopolitica
Elezioni europee/ Lussemburgo verso il voto, le prospettive del post Juncker
Foto: LaPresse

Si avvicinano le elezioni europee di maggio. Un appuntamento cruciale per il futuro dell'Europa. Le forze politiche tradizionali di centrodestra e centrosinistra devono fronteggiare l'avanzata di sovranisti, populisti ed euroscettici. In attesa di conoscere la composizione del nuovo Europarlamento, Affaritaliani.it esplora la situazione geopolitica ed economica dei singoli paesi alla vigilia del voto.

1° puntata GERMANIA - 2° puntata CIPRO - 3° puntata FRANCIA - 4° puntata CROAZIA 

Lussemburgo, così piccolo eppure così grande. Il cuore europeo dell'economia

Così piccolo, ma così centrale. Lussemburgo, cuore pulsante dell'Unione Europea e suo membro fondatore, ha da sempre avuto un ruolo determinante nelle dinamiche socio-politiche interne al continente. Basti pensare che, nonostante le sue piccole dimensioni, esprime il presidente uscente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. Nucleo strategico, nonché àncora economica e giudiziaria europea, il Granducato si posiziona ai vertici della classifica OCSE per Pil pro-capite (preceduto solo dal Qatar). Una nazione capace di ospitare professionisti del mondo lavorativo provenienti da tutto il mondo, favorendo ingenti quantità di risorse economiche, grazie anche a un’aspettativa salariale fra le più alte. Lussemburgo, per il 70% composto da residenti stranieri, è un centro cosmopolita del lavoro, una cornice finanziaria dove ogni giorno a transitare vi sono oltre 200 mila persone, specchio di una visione economica aperta, altamente dipendente dagli scambi con l’estero. Il Lussemburgo è identificato da molti come il simbolo dell'establishment europeo. Ma anche qui, mentre infuria la battaglia tra l'ala locale del Ppe e il leader ungherese Viktor Orban, stanno emergendo forze sovraniste che potrebbero mettere in discussione, riproponendo quanto sta accadendo su scala continentale, i rapporti di forza interni al Granducato.

Lussemburgo, fra tradizionalisti e modernisti. L'era Juncker è finita?

Da sempre considerato un paradiso fiscale, il Lussemburgo ha visto per oltre trent’anni come traino del Paese (dal 1979 al 2013) coalizioni destrorse conservatrici e tradizionaliste. Emblema di questo passato politico è l’attuale Presidente della Commissione Europea  Jean-Claude Juncker, leader del Partito Popolare Cristiano Sociale - CSV). Un  trend quello della destra che negli ultimi anni ha visto ridimensionare il proprio vigore  lasciando spazio a nuove realtà politiche, specchio di un mutare del sentimento cittadino e di un’evoluzione sociale verso tendenze moderniste. Si pensi alla figura del premier Xavier Bettel, esponente del Partito Democratico (Demokratesch Partei) vincitore nelle elezioni del 2013 e membro della maggioranza insieme al Partito Operaio Socialista Lussemburghese (Lëtzebuerger Sozialistesch Arbechterpartei) e ai Verdi (Déi Gréng). Protagonista di un matrimonio omosessuale con l’architetto Gauthier Christian Destenay, Bettel è stato preso a modello di una nuova apertura socio-culturale. 
Una realtà in mutamento quella del piccolo Granducato che, sulla linea di correnti anti-europeiste e sulla base di tematiche come l’immigrazione dibattute in maniera spesso concitata a Bruxelles, ha visto la crescita di sentimenti nazional-popolari e linee sovraniste.

Lussemburgo, il paradiso delle banche amico delle multinazionali

Piccolo Stato ma con grandi banche e destinatario di numerosi e lauti depositi, tanto da essere da molti considerato un paradiso fiscale, il Lussemburgo a seguito della crisi finanziaria che ha colpito le banche e gli Stati dell'Unione ha cercato di aprire il mercato a nuovi orizzonti oltre all'ambito finanziario e giuridico, fondamenta dell'economia del Granducato (38% del valore aggiunto prodotto) che però ha risentito della crisi provocando un irrigidimento nell'attività economica, un aumento della disoccupazione e un peggioramento dei conti pubblici. Partendo da questa necessità si sono sviluppati due settori più degli altri: la logistica e le infrastrutture. Il settore bancario resta comunque la colonna portante dell'economia del piccolo Stato, dove si giocano molteplici interessi. Secondo un recente report di Oxfam, il Lussemburgo è, insieme a Olanda e Irlanda, uno paesi destinatari dei trasferimenti di capitali delle grandi multinazionali, richiamati da un trattamento di favore che l' Ue ancora non riesce a contrastare. Un trattamento di favore che costerebbe all'Ue circa 6,5 miliardi.

Lussemburgo, la questione dei migranti

Il Lussemburgo negli ultimi anni si è spesso esposto a favore di una politica di accoglienza, sposando la linea del 2015 di Angela Merkel. D'altronde il Granducato si è da sempre distinto come nazione accogliente, fin dagli anni Cinquanta e Sessanta. A oggi il piccolo Granducato è uno dei promotori di una politica di accoglienza dei migranti sul territorio. Recente l'arrivo di cinque dei 141 migranti sbarcati dalla nave Aquarius. Un numero apparentemente minimo ma proporzionale alle dimensioni fisichi del Granducato. Ma anche qui, come più o meno in tutta Europa, ci sono dei ritardi nel rispondere alle richieste di asilo.

Lussemburgo, la corsa dei partiti verso le elezioni europee

Cuore strategico dell'economia europea il Lussemburgo gioca un ruolo fondamentale negli schemi della politica interna al continente,  grazie anche alla figura dell'ex premier ora Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, difensore convinto di un'Europa unita e di un aumento dei poteri di Bruxelles.
In vista del voto europeo previsto tra il 23 e il 26 maggio, a chi chiede un bilancio della sua presidenza, Juncker non si espone a commenti, ritenuti "prematuri", e si rivela cauto su chi appoggerà come suo successore, negando di essere a favore del candidato del Ppe, il tedesco Manfred Weber. Inoltre ha dichiarato che al termine del mandato da presidente della Commissione Europea si dedicherà alla vita privata e si ritirerà dalla scena politica internazionale.
Nella partita delle elezioni europee però il Lussemburgo giocherà una partita importante a causa di numerosi scontri tra lo stesso Juncker e autorità politiche di altri paesi capaci di destabilizzare la corrente europeista a favore di altre linee di pensiero più sovraniste e nazional-popolari che lo considerano da sempre troppo vicino alla Merkel e succube della stessa cancelliera tedesca.

Ora che ci stiamo avvicinando sempre più alle elezioni europee la situazione tra questi due blocchi politici risulta ancora più netta. Recente infatti la campagna politica ungherese contro il presidente della Commissione Europea, accusato di "minacciare la sicurezza dell’Ungheria" con i piani di redistribuzione dei migranti. Dichiarazioni anti-Juncker (quindi anti Merkel, quindi anti-Europa) del primo ministro ungherese Viktor Orban che hanno fatto risentire il Ppe (il principale partito al Parlamento Europeo di cui fa parte il partito Fidesz dello stesso Orban, lo stesso Juncker e la cancelliera tedesca). L'ala lussemburghese del Ppe è la più convinta, insieme a quella belga, nel chiedere l'espulsione di Orban, tema sul quale verrà presa una decisione nei prossimi giorni. Proprio Juncker è il bersaglio principale della campagna elettorale dell'asse sovranista che va da Matteo Salvini a Marine Le Pen, che dipingono il presidente uscente della Commissione Ue come l'esecutore dei voleri di Berlino in un'Europa a trazione tedesca.

I temi sovranisti sono arrivati anche in Lussemburgo, dove si è venuta a creare così una situazione politica diversificata che vede nella corsa alle europee un trampolino di lancio o uno stop alle forze europeiste, a favore di partiti più inclini a politiche di ribaltamento del sistema europeo attuale. Si pensi a partiti come l’Adr (Alternativ Demokratesch Reformpartei), che segue una linea più o più o meno sovranista e con tendenze euroscettiche, ma anche i Piraten e la Sinistra (déi Lénk). Movimenti la cui nascita è significativa in un paese come il Lussemburgo ma che al momento non dovrebbero conquistare seggi alle elezioni europee. In crescita, come succede anche in Germania, i Verdi, gli unici a guadagnare elettori nelle scorse tornate elettorali del Paese.

Le intenzioni di voto per le elezioni europee si possono riassumere in questo modo, tenendo conto che i seggi spettanti al Granducato risultano essere sei.

Il Csv (Partito Popolare Cristiano sociale - Ppe) sembra il favorito e secondo le attuali intenzioni di voto dovrebbe conquistare tre seggi. Alle sue spalle il Partito Democratico (alleato di Macron nell'Alde), Lsap (Partito Operatio Socialista Lussemburghese - Pse) e i Verdi (Greens/Efa). Ognuno di questi tre partiti dovrebbe conquistare un seggio.

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