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Geopolitica
Trump alza il pressing sull'Italia. Ma il "confronto" lo vince Mattarella

Tutto in un gesto. Quello con cui Sergio Mattarella, alzando la mano, ha fermato il one-man show di Donald Trump, e ha voluto dire la sua sulla questione dei dazi, tenendo coraggiosamente il punto dell'Italia di fronte al fiume in piena rappresentato dal presidente degli Stati Uniti. E' in questo gesto che è racchiuso l'highlight principale dell'incontro alla Casa Bianca tra i due capi di Stato. E in giorni di confronti televisivi tra leader, come quello andato in onda tra Matteo Salvini e Matteo Renzi, si potrebbe dire che il risultato dell'incontro è in questo caso nettamente a favore dell'Italia.

Un'Italia che non arretra, grazie alla posata fermezza di Mattarella, su temi sensibili come i dazi americani ai prodotti europei (e dunque anche italiani), F-35 e spese militari, e operazione turca in Siria. Mattarella ha ribadito a gran voce l'amicizia tra Roma e Washington ma allo stesso tempo non ha ceduto al pressing di Trump che ha rumorosamente proseguito sulla sua linea che prevede l'utilizzo dell'economia come un'arma politica. Una strategia messa in atto non solo con il grande rivale, la Cina, ma anche in maniere e con obiettivi diversi con Iran, Unione europea e appunto Italia.

Durante il briefing con la stampa Trump è stato più esuberante di quanto già non sia di solito. Ha parlato a ruota libera di Russiagate, Kievgate, impeachment, dazi, Siria (attaccando di nuovo i curdi abbandonati dopo essere stati principali alleati degli Usa nella lotta all'Isis e ora costretti a stringere accordi con Bashir Assad), toccando anche il tema delle visite romane del procuratore generale William Barr che ufficialmente dovrebbe essere rimasto fuori dall'agenda del bilaterale. Un'esuberanza che stava sostanzalmente trasformando la conferenza stampa in un comizio e l'alleato in uno sparring partner.

Comizio interrotto da Mattarella che ha ribadito la richiesta, già fatta in privato, di cercare un "confronto collaborativo" piuttosto che avviare una spirale di "provvedimenti ritorsivi". Trump ha assicurato di voler "valutare le rimostranze" italiane ma non ha fatto marcia indietro, come prevedibile. E' risultato più convicnente sul tema Mattarella, sottolineando che "le tensioni commerciali non giovano a nessuno, una reciproca imposizione di dazi tra paesi europei e Usa è dannosa per entrambi i fronti".

Il presidente della Repubblica ha anche preso le distanze sulla richiesta di aumentare le spese per la difesa, ricordando a  Trump che l'Italia è il quinto contributore in termini finanziari e il secondo in termini di uomini e mezzi, ricordando che gli F-35 in volo sopra il cielo dell'Islanda sono proprio italiani. Fermo il punto di Mattarella anche sul tema più scottante degli ultimi giorni, la Siria. Il capo dello Stato ha ribadito la "condanna" dell'operazione turca mentre il presidente Usa ha dichiarato: "Sono millenni che si fanno la guerra, se la devono risolvere da soli". Una presa di posizione che ha di fatto reso sempre più importante la posizione di Vladimir Putin in un Medio Oriente sempre più instabile.

Resta in gioco anche la questione del 5G. Trump ha espresso soddisfazione per le rassicurazioni ricevute in merito. Ma non è scontato che sul tema Italia e Stati Uniti parlino la stessa lingua. Mattarella ha ribadito che "l'Italia è molto attenta alle esigenze di sicurezza nazionale". Basti pensare al golden power introdotto dal governo Conte bis durante il suo primo consiglio dei ministri. Ma questo non significa, e non spettava certamente a Mattarella parlarne, che l'Italia cederà al pressing introducendo un ban per il colosso cinese Huawei. Semmai significa che l'Italia garantirà che l'azienda di Shgenzhen, così come gli altri operatori, rispetteranno elevati standard di sicurezza.

In un momento nel quale l'Italia rischia di trovarsi in mezzo a un gioco molto più grande di lei nel quale i protagonisti sono le due principale potenze geopolitiche globali, Mattarella (che nel corso del 2020 dovrebbe visitare la Cina per le celebrazioni del 50esimo anniversario dei rapporti diplomatici bilaterali) ha dimostrato ancora una volta di essere una garanzia non solo sulla politica interna ma anche su quella estera.

twitter11@LorenzoLamperti

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