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Geopolitica
Nato 70: futuro incerto tra Russia, Cina, Turchia e sfida Usa-Europa
Foto: LaPresse

LA NATO COMPIE 70 ANNI, CON POCA VOGLIA DI FESTEGGIARE

I primi 70 anni li ha raggiunti. Ma raggiungere i prossimi 70 sembra più complicato. Era il 4 aprile 1949 quando a Washington venne firmato il trattato istitutivo della Nato (North Atlantic Treaty Organization), l'organizzazione internazionale per la collaborazione nel settore della difesa. Da allora l'Alleanza Atlantica ha influenzato le mosse militari, e politiche, di tutto l'occidente. E' passata attraverso l'immediato dopoguerra, la guerra fredda, la dissoluzione del Patto di Varsavia, la riunificazione della Germania,  la crisi balcanica, l'attentato alle Torri Gemelle e la campagna mediorientale, la minaccia terroristica. 

LO STESSO TRUMP HA MESSO IN DUBBIO LA FUTURA ESISTENZA DELLA NATO

Oggi la Nato ha davanti a sé sfide forse ancora più grandi. Le nuove tensioni con la Russia, il caos mediorientale e nordafricano, l'ascesa della Cina sul fronte esterno. La crisi nei rapporti con la Turchia, le tensioni sulle spese militari dei partner europei (Germania in primis), l'approccio scettico del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha più volte messo in dubbio la stessa esistenza dell'Alleanza Atlantica. Tanto che ora c'è chi arriva a sostenere che la Nato porti più problemi che non opportunità. 

NATO, DA ASSE ANTI SOVIETICO A "FARDELLO"? IL NODO DELLE SPESE MILITARI E I PROGETTI "EMANCIPATORI" DELLA MERKEL

C'è stato un tempo in cui la Nato ha tenuto insieme il fronte democratico occidentale, proteggendo l'Europa occidentale dall'espansione sovietica del secondo dopoguerra. Nonostante alcuni sommovimenti interni, su tutti l'uscita della Francia dal comando militare decisa da Charles De Gaulle nel 1966, l'Alleanza Atlantica è rimasta ben più salda della controparte sovietica, quel Patto di Varsavia sciolto nel 1991 alla fine della guerra fredda. La Nato ha poi aiutato nel difficile processo di stabilizzazione dell'Europa centrale e si è allargata ai paesi ex sovietici, per la prima volta nel 1997, arrivando ai 30 membri di oggi con la prevista adesione della Macedonia del Nord dopo la soluzione della storica divergenza con la Grecia. 

Eppure. Eppure ci sono anche tante ombre sul futuro (e sul presente) della Nato. Ombre che hanno iniziato ad addensarsi all'alba del nuovo millennio, con l'interventismo statunitense in Medio Oriente, prima in Afghanistan e poi in Iraq, dopo gli attentati dell'11 Settembre 2001, che hanno portato (anche) a nefaste conseguenze. Ombre che sono aumentate ancora di più negli ultimi anni. Per diversi motivi, tutti i principali paesi dell'Alleanza Atlantica sono concentrati su questioni interne e non riescono ad approcciarsi in maniera strategica al tema Nato. Non aiutano i modi di Donald Trump, che da una parte si disimpegna da Europa, Africa e Medio Oriente ma dall'altra chiede maggiori sacrifici in materia di spese militari ai partner europei, cercando tra l'altro di bloccare i rapporti commerciali (che nell'approccio di Washington hanno sempre implicazioni anche politiche e diplomatiche) con i rivali russi, iraniani e, soprattutto, cinesi. Ecco allora che per molti la Nato sembra quasi diventata un fardello, con Angela Merkel che si è messa alla guida di un drappello di aspiranti "emancipati" dalla Nato a trazione statunitense, come dimostra il progetto (concepito insieme alla Francia di Emmanuel Macron), della realizzazione di un esercito europeo.

NATO, LE NUOVE SFIDE: LE TENSIONI CON LA RUSSIA

Nel frattempo, le sfide per la Nato, e il mondo occidentale, si stanno moltiplicando. Chi pensava che con la fine della guerra fredda il mondo si sarebbe spontaneamente modellato sull'esempio democratico liberale si sbagliava. Dopo essersi occupata di Balcani, Medio Oriente e Corno d'Africa per due decenni, l'Alleanza Atlantica ha riportato il suo focus sulla Russia negli ultimi cinque anni, da quando cioè Vladimir Putin ha annesso la Crimea. Le tensioni tra Mosca e l'Europa nord orientale sono tornate sopra i livelli di guardia. Non a caso,  Trump sta sfruttando la richiesta di maggiore aiuto e presenza Nato dai paesi dell'Europa orientale per rompere la coesione europea intorno all'asse franco-tedesco. La Polonia è tra i paesi che prevedono il maggiore aumento delle spese militari, ricevendo in cambio una presenza militare sempre più cospicua, così come gli esposti paesi baltici. Il focus dichiarato, ancor più dopo la fine del trattato Inf, è quello sulla "minaccia russa". Lo scorso autunno la più grande esercitazione militare Nato dai tempi della guerra fredda, la Trident Juncture, è stata organizzata in Norvegia, attore fondamentale per le sfide del futuro, in primis quella legata all'Artico. Non a caso è previsto un rafforzamento della presenza militare nell'area del Mar Nero, con il coinvolgimento della Romania, così come sono in fase di sviluppo altri progetti in Lettonia e Lituania. 

NATO, LE NUOVE SFIDE: L'ASCESA DELLA CINA

Ma dietro alla Russia si staglia sempre di più la Cina, vero rivale strategico degli Stati Uniti. E' con Pechino che Washington si giocherà (e si sta già giocando) la vera sfida geostrategica dei prossimi decenni. In attesa di una distensione, se non addirittura una partnership per ora imprevedibile, con Mosca, gli Usa si stanno concentrando a provare a impedire l'espansione cinese in Europa e nel Pacifico. Il futuro della Nato si giocherà molto sulla sua capacità, e volontà, di adattarsi strategicamente all'ascesa cinese. Per questo Washington sta provando a far capire ai partner, soprattutto europei, che per loro aderire a un progetto commerciale e infrastrutturale come la Belt and Road Initiative (Nuova Via della Seta), significa lasciare campo a un programma geopolitico che in futuro potrebbe sovvertire l'ordine costituito, vale a dire quello dove la leadership è saldamente in mano a Washington. Le pressioni sull'Europa sembrano al momento funzionare per il momento più che altro su Visegrad e l'area nord orientale, quella più esposta alla Russia. Molto meno sull'Europa occidentale, come dimostra la recente adesione dell'Italia alla Bri e le apertura di Germania e Francia alla partnership multilaterale con Pechino. Nello stesso momento, i partner Nato con Usa, Regno Unito e Francia in testa stanno allargando la propria presenza nel Pacifico, altra area chiave in ottica di contenimento alla Cina, come dimostra la nascita del progetto Quad, l'alleanza tra Usa, India, Australia e Giappone.

NATO, LE SFIDE INTERNE: TURCHIA, EUROPA E... TRUMP

Senza dimenticare la "ritirata" strategica in corso da Africa, dove la presenza cinese (e ora anche russa) si fa sempre più consistente, e Medio Oriente, dove permane comunque la tensione con l'Iran, la Ntao deve convivere con diversi fronti interni. Il più evidente è quello turco, con la decisione senza precedenti degli Usa di stoppare la cessione di F-35 ad Ankara dopo che il governo di Erdogan ha concluso un accordo per l'acquisto di sistemi missilistici S400 dalla Russia, nell'ambito di un avvicinamento strategico con Mosca che preoccupa, e non poco, oltreoceano. Ma, come detto, c'è anche una forte questione europea. Germania e Francia hanno ipotizzato la creazione di un esercito unico europeo, con il trattato di Aquisgrana che prevede una maggiore cooperazione in materia di difesa. Tutte cose non piacciono agli Usa, che chiedono semmai di alzare le spese militari in ambito Nato e vorrebbero evitare la nascita di un "terzo polo" a guida tedesca, abbastanza autonomo da convergere in modo indipendente alla Cina. Il problema per gli Stati Uniti è che, al di là dei paesi nord orientali, fanno fatica a trovare sponde concrete nel Vecchio Continente con il Regno Unito distratto dalla Brexit, la Francia dalle proteste dei gilet gialli e l'Italia ha appena firmato l'adesione alla Belt and Road. 

La più importante sfida per la Nato è quella di ricreare un comune sistema di valori tra i suoi partner. Un'impresa che i vari "America First" rendono ancora più complicata.

twitter11@LorenzoLamperti

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