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Geopolitica
Nato dilaniata dal doppio flirt Turchia-Russia e Cina-Germania: missili e test

Sarà anche atlantica, ma di alleanza sembra restarne sempre un po' meno. La Nato ha vissuto di certo momenti migliori durante i suoi importanti 70 anni di storia, appena celebrati (in sordina, per la verità) lo scorso aprile. Un tempo c'erano i nemici esterni. Ora non solo. Negli ultimi tempi i fronti interni a quella che una volta era (o almeno appariva) una compagine compatta si stanno moltiplicando, per un'organizzazione la cui stessa esistenza inizia ad apparire minacciata.

TURCHIA, IL CASO DEI MISSILI E L'AVVICINAMENTO STRATEGICO ALLA RUSSIA

Basti pensare a quanto sta accadendo con la Turchia. Lunghi, lunghissimi mesi costellati di richieste, altolà, avvertimenti, aut aut, ultimatum non sono bastati. Alla fine Ankara ha finalizzato l'acquisto degli S-400, famigerato oggetto della discordia in arrivo direttamente dalla Russia. Un'operazione non solo economica ma soprattutto militare e geopolitica impensabile solo fino a qualche tempo fa. Il secondo esercito più grande della Nato, quello turco appunto, che acquista tecnologia bellica da quello che fino a prova contraria resta il maggior rivale della stessa Alleanza Atlantica.

E invece è successo davvero. Le minacce di sanzioni, che potrebbero avere effetti nefasti su un'economia turca già in grave rallentamento, non sono servite per dissuadere Recep Tayyip Erdogan dal concludere l'affare con Vladimir Putin. Una mossa arrivata dopo che nel 2016 l'amministrazione di Barack Obama si era rifiutata di vendergli i Patriot.

Erdogan che, tra l'altro, ha appena silurato il governatore della banca centrale turca. Ora Ankara è finita ufficialmente fuori dal programma degli F-35. Secondo la Casa Bianca, infatti, gli F-35 non possono coesistere con una piattagorma russa per la raccolta di informazioni di intelligence. I caccia avrebbero dovuto di fatto convivere con i sistemi chiamati a intercettarli, anche se Ankara ha più volte affermato che i sistemi russi non saranno integrati in quelli Nato. Non è bastato. Da qui la contromossa di Washington, che rischia comunque di innescare un insidioso effetto a catena. 

Ankara considera l'esclusione dal programma F-35 come "un danno irreparabile alle nostre relazioni strategiche”, nonostante Washington auspichi una prosecuzione della collaborazione strategica. Il tutto mentre il Cremlino, come si suol dire, "batte sul ferro finché è caldo", offrendo la fornitura di aerei da guerra made in Russia. 

Il rischio ora è che la Turchia, un partner fondamentale per la Nato in un'area così delicata, a cavallo tra Medio Oriente e Maghreb, si allontani per finire sempre di più nell'orbita di Russia e Iran, con le quali collabora da tempo in Siria. Una collaborazione nata quasi all'improvviso, dopo che nel 2015 l'abbattimento di un jet Su-24 russo aveva portato Ankara e Teheran a una crisi diplomatica senza precedenti. Crisi superata repentinamente da Erdogan e Putin, che da allora collaborano in maniera sempre più stretta, tra le altre cose sulla questione curda che ossessiona il presidente turco, il cui obiettivo è quello di rendere il suo paese sempre più autonomo (e più assertivo) a livello militare.

L'ESERCITAZIONE CONGIUNTA TRA CINA E GERMANIA

A proposito di sistema di difesa aerea S-400, da tempo se ne serve anche la Cina, il vero grande spauracchio futuro (e presente) della Nato e soprattutto degli Stati Uniti. Ecco perché un altro evento degli scorsi giorni non può aver lasciato indifferente Washington. Ci riferiamo alla prima esercitazione congiunta  delle forze armate della Repubblica Popolare Cinese in Germania. Non era mai successo che l'esercito di Pechino prendesse parte a un test congiunto in uno dei paesi Nato. E non si tratta di un paese qualunque, ma del principale competitor geopolitico ed economico degli Usa in Europa. 

Pechino ha inviato in Germania dei veicoli militari, per la precisione unità mediche, per dei test congiunti tra l'esercito popolare di liberazione (Pla) e la Bundeswehr tedesca, mettendo in pratica una possibile risposta a uno scenario di terremoto. Al di là dell'importanza in sé dell'esercitazione, piuttosto limitata, resta il forte contenuto simbolico di un'operazione di questo tipo, con la collaborazione sul campo di unità tedesche e cinesi. Un messaggio forte quello recapitato da Pechino, che continua la sua manovra di avvicinamento all'Europa, e soprattutto da Berlino, che si apre alla cooperazione globale con la Cina. 

Facile prevedere che gli Stati Uniti, già alle prese con il nodo Turchia all'interno della Nato, non siano particolarmente felici dell'esercitazione, mentre le forze armate cinesi continuano il loro processo di estroversione globale. E ora c'è chi inizia a temere per il futuro dell'Alleanza Atlantica, considerando anche lo scarso feeling (per usare un eufemismo) dell'attuale inquilino della Casa Bianca con le organizzazioni internazionali. 

twitter11@LorenzoLamperti

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