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Geopolitica
Via della Seta nuova Tav? Italia tra il fuoco incrociato di Usa e Cina
Foto: LaPresse
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NON SOLO TAV, IL PROSSIMO NODO DEL GOVERNO SARA' LA NUOVA VIA DELLA SETA

Non solo Tav. Il governo italiano è al lavoro anche su un altro dossier, se possibile ancora più importante di quello dell'Alta Velocità. Forse più importante di quanto si aspettasse lo stesso governo. Si tratta della possibile adesione alla Nuova Via della Seta. La visita del presidente cinese Xi Jinping in Italia si avvicina e a Pechino si aspettano che l'esecutivo dia seguito alla disponibilità fatta trapelare negli scorsi mesi, firmando il memorandum di adesione. Se ciò avvenisse, l'Italia diventerebbe il primo Paese del G7 a compiere questo passo. Un passo che portebbe portare importanti vantaggi economici ma che dall'altra parte potrebbe mettere il nostro Paese in una difficile situazione geopolitica, con gli Stati Uniti che di certo non sarebbero felici di vedere uno Stato chiave entrare nell'orbita commerciale e diplomatica cinese.

IL VIA AL PROGETTO CON RENZI E GENTILONI, POI L'ACCELERATA CON DI MAIO

La possibile adesione deriva dall'attivismo di Luigi Di Maio, che negli scorsi mesi si è recato più volte in Cina, e dall'attività del sottosegretario del Mise, Michele Geraci (proposto dalla Lega), che ha insegnato per diversi anni nelle università cinesi. Ma il progetto è in realtà nato ben prima, con i governi Renzi e Gentiloni, che nel 2017 è stato il primo leader G7 a partecipare al forum sulla Belt and Road Initiative (Bri, il nome internazionale del colossale programma infrastrutturale e diplomatico cinese). Il M5s ha dunque proseguito sulla strada tracciata, nella convinzione anche che Pechino potesse comprare il debito pubblico italiano. Cosa che al momento non è avvenuta.

NUOVA VIA DELLA SETA, I NODI DA AFFRONTARE PER LEGA E M5S

Secondo diverse fonti del governo interpellate da Affaritaliani.it, il dossier è ben presente sui tavoli dell'esecutivo. Finora si è tenuto un basso profilo anche per timore delle possibili reazioni di Unione europea e, soprattutto, Stati Uniti, ma anche perché il tema è molto delicato. E lo è per tre motivi. Il primo è interno. Le due forze di governo devono ancora trovare una sintesi. Il M5s, pur vicino agli Stati Uniti, è molto tentato dall'adesione al programma di Pechino. La Lega, pur essendo filo russa, deve tenere presenti le perplessità di parti del settore industriale e produttivo, in particolare del Nord Est, che costituiscono una base del suo elettorato. Senza contare le necessarie valutazioni da fare sul tema telecomunicazioni e sicurezza, ambiti nei quali il M5s gode di un ottimo rapporto con Huawei, il colosso cinese entrato nel mirino di Donald Trump il cui ruolo è cruciale per lo sviluppo della rete 5G.

NUOVA VIA DELLA SETA, LE PRESSIONI DEGLI USA  E LA RISPOSTA DELLA CINA

Il secondo motivo per cui c'è (ancora) molta cautela è geopolitico. Gli Stati Uniti stanno facendo pressioni affinché l'Italia non firmi l'adesione. Washington ha infatti individuato da tempo la Cina come il suo principale rivale, vuole a tutti i costi fermarne l'ascesa e considera la Nuova Via della Seta come un progetto di sovversione dell'ordine costituito, vale a dire un ordine dove gli Stati Uniti sono l'unica superpotenza globale. Gli avvertimenti all'Italia sono già arrivati: "Siamo scettici sul fatto che l'appoggio del governo italiano possa portare a benefici economici duraturi al popolo italiano, e potrebbe finire per danneggiare la reputazione globale dell'Italia nel lungo periodo", aveva dichiarato al Financial Times il portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Garrett Marquis. Uscita alla quale ha fatto seguito un articolo del Global Times, il quotidano cinese, che in un editoriale sostiene che gli Stati Uniti siano "irritati dall'imminente cooperazione tra il loro alleato di lungo corso, l'Italia, e un Paese che non nascondono neppure di voler contenere", ovvero la Cina, "ma questo significa anche che la decisione dell'Italia colpirà la politica verso la Cina degli Stati Uniti, in parte". Stati Uniti che secondo il quotidiano cinese "sembrano essere inestricabilmente impantanati nel loro senso di superiorità. Una simile sensazione non scomparirà presto, ed è il risultato di una forza accumulata per anni e dell'essere stati viziati. L'Europa dovrebbe capire che se continuerà a viziare gli Stati Uniti non farà del bene né all'Europa, né agli Stati Uniti".

NUOVA VIA DELLA SETA, ITALIA IN UN GIOCO PIU' GRANDE DI LEI

Aderire alla Bri potrebbe dare all'Italia importanti ritorni economici, tra investimenti diretti ed export sul mercato cinese (dove i nostri prodotti ancora arrancano alle spalle di paesi molto meno competitivi in termini di qualità), e strategici, con l'inclusione del Sud Italia nella rotta mediterranea dell'iniziativa di Pechino, anche se a suo tempo la Grecia era stata più veloce attraendo così gli investimenti cinesi al porto del Pireo che potevano invece essere destinati a quello calabrese di Gioia Tauro. Dall'altra parte c'è la volontà di non prendere decisioni affrettate e soprattutto il timore di irritare lo storico alleato americano, al quale però si chiede di fornire prove concrete dei rischi legati all'eventuale accordo (in particolare su 5G e telecomunicazioni) con la Cina, al di là dei continui moniti sulla sicurezza legati in primis ai dati. Il problema è che anche un passo indietro potrebbe irritare, e non poco, Pechino. Dai media e dal governo cinesi si susseguono le richieste di agire in maniera "indipendente". Senza un accordo interno il governo potrebbe anche decidere di non firmare l'adesione durante la visita di Xi Jinping e rimandare ancora al forum sulla Belt and Road in programma a fine aprile in Cina. Ma la sensazione è che l'Italia rischi di essersi infilata in un gioco più grande di lei. 

twitter11@LorenzoLamperti

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