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Geopolitica
Papa Francesco in Thailandia e Giappone. Ma è sempre più vicino alla Cina

Bangkok e Tokyo, ma con Pechino sullo sfondo. Papa Francesco comincia il suo viaggio apostolico in Asia orientale, che ha come tappe la Thailandia e il Giappone. Una missione in un'area sempre più importante per la geopolitica del Vaticano e non solo. Il tutto avviene mentre si torna a discutere dei rapporti tra la Chiesa cattolica e la Cina, dopo l'accordo sulla nomina dei vescovi del 2018. Il lungo silenzio, che potrebbe anche essere rotto proprio in questi giorni, di Bergoglio su quanto sta avvenendo a Hong Kong, così come il raffreddamento dei rapporti con Taiwan, fanno intuire che il Vaticano si trovi in una situazione diplomaticamente complessa.

L'AGENDA DEL VIAGGIO DI PAPA FRANCESCO IN THAILANDIA E GIAPPONE

Partiamo dall'agenda del viaggio di Papa Francesco in Oriente. L'atterraggio a Bangkok è previsto per mercoledì alle 12,30. Giovedì il pontefice incontrerà gli altri leader religiosi della Thailandia e una delegazione di giovani. Nella prima tappa della sua missione il Papa si concentrerà sulla piaga del turismo sessuale e tutte le forme di schiavitù. Sabato 23 novembre invece il trasferimento in Giappone, con l'arrivo all'aeroporto di Tokyo Haneda. Dopo aver incontrato i vescovi alla nunziatura, domenica il Papa sarà a Nagasaki e Hiroshima, dove dovrebbe lanciare un messaggio sulle armi nucleari dall'Atomic Bomb Hypocenter Park, rendendo un omaggio poi ai santi martiri al monumento di Nishizaka Hill.

VATICANO, ASIA ORIENTALE NUOVA FRONTIERA DELL'EVANGELIZZAZIONE

In generale il viaggio di Bergoglio si concentrerà sui messaggi per i giovani e sul dialogo con le altre religioni. Sono infatti in agenda incontri anche con leader buddhisti in Thailandia e scintoisti in Giappone, a testimonianza della volontà di progresso pacifico dei rapporti tra diverse religioni. C'è anche una motivazione geopolitica: con la crisi della vocazione in Occidente, il Papa punta molto sull'Asia come nuova frontiera dell'evangelizzazione. Ecco spiegata l'attenzione per il "piccolo gregge" di cattolici presente in Thailandia e Giappone.

L'AVVICINAMENTO TRA VATICANO E CINA

Ma un'attenzione forse ancora maggiore è rivolto alla Repubblica Popolare Cinese, in particolare dopo lo storico accordo con il governo di Pechino sulla nomina dei vescovi. Un accordo che deve peralto essere rinnovata e confermata a settembre del 2020. Si tratta di un fatto storico. Il Vaticano infatti, contrariamente alla quasi totalità dei paesi occidentali, non ha mai avviato relazioni diplomatiche ufficiali con la Cina continentale, mantenendo invece quelle con Taiwan.

Eppure, Bergoglio e il segretario di Stato Parolin hanno dato un forte impulso di avvicinamento a Pechino, prima e dopo l'accordo sui vescovi. Da più parti si ritiene che quell'accordo sia solo un primo passo per qualcosa di più. Si rincorrono le voci su una possibile futura visita di Bergoglio in Cina, una missione storica che per forza di cose cambierebbe l'equilibrio geopolitico cattolico in Asia orientale.

I TIMORI DI TAIWAN E LA SCOMPARSA DELLE FOTO COL VICEPRESIDENTE

Taiwan, che ha visto ridursi considerevolmente il numero dei propri alleati diplomatici, osserva con grande preoccupazione la parabola di avvicinamento tra Città del Vaticano e Pechino. Una parabola che si inserisce tra l'altro anche in quella di avvicinamento tra Italia e Cina, con la firma lo scorso marzo del memorandum di adesione alla Nuova Via della Seta (Belt and Road Initiative) da parte del governo italiano, il primo del G7 a compiere questo passo.

Anche per questo i diplomatici di Taipei hanno più volte invitato, negli scorsi mesi, il Papa a recarsi sull'isola di Formosa. Ma il Vaticano è al momento freddo, anche perché si tratterebbe di un gesto che incrinerebbe qualsiasi dialogo con Pechino, che considera Taiwan una propria provincia ribelle. Interessante la cronologia di eventi delle scorse settimane sull'asse Vaticano-Taipei. A ottobre, in occasione della canonizzazione a San Pietro di quattro nuovi santi, tra i vari delegati di alto livello arrivati da tutto il mondo c'era anche il vice presidente taiwanese Chen Chien-jen. A distanza di qualche settimana, però, le fotografie della stretta di mano tra Bergoglio e i membri della delegazione taiwanese sono scomparse dal Vaticano. Mentre tutte le altre foto sono rimaste disponibili.

IL SILENZIO DI BERGOGLIO SU HONG KONG

Un fatto che in molti hanno collegato proprio alla volontà del pontificato di non irritare la Cina. Lo stesso collegamento che alcuni fanno al prolungato silenzio di Papa Francesco sui fatti di Hong Kong. Il pontefice è sempre intervenuto sulle numerose crisi mondiali in corso, ma per ora è rimasto silente sulle proteste nell'ex colonia britannica. In molti si aspettavano una presa di posizione, anche generica, contro la violenza con magari un invito alla moderazione e alla pacificazione rivolto a tutte le parti in causa.

IL REBUS GEOPOLITICO DI PAPA FRANCESCO

Così, almeno per il momento, non è stato. Anzi. Il Vaticano ha assunto una posizione attendista, rimandando anche la nomina del prossimo vescovo di Hong Kong, da dove il cardinale anti cinese Joseph Zen continua a chiedere a gran voce un intervento di Bergoglio. La realtà è che anche il Papa, come molti governi occidentali compreso quello italiano, si trovano in mezzo a una sfida geopolitica globale tra Stati Uniti e Cina. Bergoglio sta pragmaticamente aspettando il momento più consono per intervenire su una materia troppo spinosa da essere trattata con leggerezza per non rischiare di schiacciarsi su posizioni anti cinesi, o al contrario venire identificato come alleato di Pechino dagli americani, già infastiditi dalle numerose punzecchiature arrivate negli scorsi mesi dal Vaticano alla Casa Bianca. Secondo alcune indiscrezioni, potrebbe anche dire qualcosa durante il viaggio aereo per la Thailandia o il Giappone, se sollecitato in materia. Trovare le parole giuste sarà un esercizio difficile. Persino per un Papa.

twitter11@LorenzoLamperti

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