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Geopolitica
Russiagate, battaglia Trump-007 tra soffiate, complotti e viaggi in Italia
George Papadopoulos con la moglie

Telefonate presidenziali, talpe, soffiate a ripetizione, indagini della giustizia, contro indagini non ufficiali al di fuori delle prassi diplomatiche, consulenti agganciati, professori scomparsi nel nulla, viaggi e incontri più o meno segreti. E, ovviamente, teorie del complotto. Gli ingredienti per una film di spionaggio vecchio stile ci sono tutti. Peccato che qui non siamo in un film sulla guerra fredda, ma siamo nella cronaca degli ultimi anni, ultimi mesi, ultimi giorni. A Washington sembra in atto una vera e propria battaglia tra Casa Bianca e intelligence. Una battaglia probabilmente in atto da tempo ma la cui intensità e portata si sta svelando solamente adesso. E in mezzo ci è finita, suo malgrado, anche l'Italia.

I VIAGGI DI BARR E GLI INCONTRI CON GLI 007 ITALIANI

I protagonisti di questa vicenda sono molti. Uno di loro è certamente William Barr, il procuratore generale degli Stati Uniti. Proprio negli scorsi giorni, durante la visita (questa ufficiale) del segretario di Stato Mike Pompeo in Italia, sono emersi i suoi due viaggi tra Ferragosto e fine settembre a Roma. Viaggi dei quali, secondo quanto ha raccontato il New York Times, sono rimasti "sorpresi" anche diplomatici e funzionari dell'ambasciata statunitense in Italia. Una visita organizzata senza approntare i consueti protocolli di sicurezza e approntata dunque al di fuori dei consueti canali diplomatici. Insieme a Barr era presente anche il procuratore federale John Durham, l'uomo incaricato da Donald Trump di portare avanti la contro inchiesta sul Russiagate. Durante quei viaggi Barr avrebbe incontrato prima Gennaro Vecchione, il direttore del Dis vicino a Giuseppe Conte, poi il direttore dell'Aise Luciano Carta e quello dell'Aisi Mario Parente. Incontri che il premier ha definito "regolari" e nei quali i servizi segreti avrebbero agito in piena conformità e correttezza.

LA TEORIA DEL COMPLOTTO SUL RUSSIAGATE

Resta il fatto che l'amministrazione Trump si sia mossa per cercare informazioni in Italia. Alla base c'è una teoria cospirazionista la cui contro inchiesta di Durham sarebbe alla ricerca di prove. L'ipotesi sulla quale Trump avrebbe dato ordine di indagare è che alle origini del Russiagate ci sia un'operazione volta a screditarlo e danneggiarlo. Sostanzialmente, un punto di vista totalmente ribaltato rispetto a quello che si è sempre raccontato sulle presunte interferenze russe nelle elezioni del 2016. Dopo aver passato indenne l'indagine del procuratore speciale Robert Mueller, il presidente degli Stati Uniti avrebbe dunque cercato di raccogliere prove per dimostrare che la vittima del complotto era lui e non Hillary Clinton. Ma perché l'Italia è entrata in questa vicenda? Secondo la teoria cospirazionista avvalorata dall'ex consulente alla campagna 2016 George Papadopoulos (finito poi nel mirino di Mueller), il Russiagate sarebbe stata un'operazione dei servizi segreti occidentali e del cosiddetto "deep state" americano per ostacolare Trump. E proprio in Italia si sarebbe mosso John Mifsud, il docente della Link University di Roma che avrebbe agganciato lo stesso Papadopoulos nell'aprile del 2016 parlandogli di presunte migliaia di mail "compromettenti" sulla Clinton acquisite dai russi. Mifsud sarebbe stato però poi ritenuto un "agente provocatore" che si era mosso su imbeccata di servizi segreti stranieri (o secondo teorie più ardite anche su azione persino dell'ex presidente Barack Obama) con lo scopo di incastrarlo. Di Mifsud, che l'ex modella e moglie di Papadopoulos Simona Mangiante avrebbe conosciuto tramite il senatore Gianni Pittella (il quale ha così commentato la vicenda: ''Del presunto Russiagate, tranne quello che leggo sui giornali, non so nulla. Io non c'entro niente. Dopodiché ho confermato che ho conosciuto Mifsud, il che non mi pare che sia un fatto rilevante, perché conosceva migliaia di persone''), si sono perse le tracce da tempo. Il tutto mentre Papadopoulos afferma che il professore maltese fosse "un operativo italiano gestito dalla Cia".

LA BATTAGLIA DI WASHINGTON, TRA TELEFONATE E TALPE

Al di là della veridicità o meno delle teorie cospirazioniste, resta il fatto che gli Stati Uniti sembrano trovarsi in mezzo a una vera e propria battaglia tra Casa Bianca e intelligence. Lo fa capire la contro inchiesta avviata dall'amministrazione Trump ma anche da quanto accade all'interno delle mura della Casa Bianca, tra telefonate trascritte, soffiate e talpe proprio all'interno dell'intelligence. Una intelligence che avrebbe dimostrato che il Russiagate fosse un tentativo di danneggiare la Clinton. A torto o a ragione, Trump sembra non fidarsi più, almeno di parte della sua intelligence, che di par suo ha risposto con la diffusione della telefonata tra il presidente americano e quello ucraino Zelensky, facendo intuire con le voci di un'altra telefonata con il leader cinese Xi Jinping, che la battaglia potrebbe continuare.

twitter11@LorenzoLamperti

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