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Geopolitica
Salvini (ri)vuò fa' l'americano. L'ultratrumpismo della Lega agita il M5s

Matteo Salvini vuò fa' l'americano. Il leader della Lega è stato ricevuto negli Stati Uniti, a  Washington, dal segretario di Stato Mike Pompeo e ha in programma anche un incontro con il videpresidente Mike Pence. Un viaggio che certamente rinsalda ancora di più il rapporto tra Roma e Washington (dopo l'analogo viaggio di Di Maio poco più di due mesi fa), ma che può creare qualche sussulto in materia di politica estera nel governo, in particolare per quanto riguarda la Cina. Il Carroccio, già "sensibile" rispetto al pressing della Casa Bianca lo scorso marzo in occasione della firma del memorandum di adesione alla Nuova Via della Seta, potrebbe diventare ancora più filoamericano dopo il viaggio del vicepremier, creando qualche imbarazzo in materia di politica estera nel governo con il Movimento Cinque Stelle.

La Cina al centro dei colloqui di Salvini

Non è infatti un mistero che al centro degli incontri di Salvini con Pompeo e Pence ci sia soprattutto la Cina. Da tempo l'amministrazione Trump ha messo nel mirino Pechino, con cui è coinvolta in una trade war già sconfinata in una tech war e che per molti versi rischia di ricalcare una guerra fredda 2.0, e l'adesione dell'Italia alla Belt and Road di Xi Jinping ha creato non pochi malumori a Washington.

Le pressioni sulla Nuova Via della Seta 

A marzo gli Stati Uniti, sempre attraverso lo stesso Pompeo, avevano esercitato pressioni sull'Italia, in seguito a un viaggio del sottosegretario Giancarlo Giorgetti Oltreoceano, in particolare sui porti e sulle telecomunicazioni. Il governo ha comunque firmato il memorandum d'adesione alla Belt and Road ma ha rinviato eventuali (e più che possibili) accordi sulle telecomunicazioni, ma l'endorsement (commerciale secondo quanto ripetuto dal nostro governo, ma in realtà con un coté molto politico quantomeno a livello di immagine secondo le due grandi potenze globali) al colossale progetto cinese non è comunque piaciuto.

Il nodo Huawei

In questi mesi gli Usa hanno alzato il livello dello scontro, in particolare su Huawei, il colosso cinese che ha già messo piede in Italia e sta collaborando in maniera fondamentale allo sviluppo del 5G. Facile prevedere che Pompeo premerà su Salvini affinché l'Italia segua le direttive di Washington in materia. Un invito non facile da accogliere. Primo per lo stadio già avanzato della presenza di Huawai nel nostro paese. Secondo per gli equilibri politici interni al governo.

Salvini turbotrumpiano può creare frizioni con il M5s sulla Cina

Vero è che il grande promotore del progetto Belt and Road sia stato un uomo della Lega, il sottosegretario al Mise Michele Geraci, ma altrettanto vero che a metterci la faccia sia stato direttamente Luigi Di Maio, che ha accelerato in maniera importante l'asse tra Roma e Pechino. E nelle prossime settimane è in programma una nuova missione diplomatica del governo Conte in Cina, dopo quella di fine aprile al secondo forum sulla Bri, con la presenza delle imprese per ampliare lo spettro degli accordi.

Gli altri dossier: Libia, Venezuela, Iran

Il ritorno in Italia di un Salvini turbo-trumpiano potrebbe creare imbarazzi anche su altri dossier delicati come la Libia, dove l'Italia sta ancora cercando di ritagliarsi un nuovo spazio dopo aver sempre appoggiato Serraj ed essere stata tagliata fuori dall'azione del generale Haftar, e soprattutto sul Venezuela, dove il nostro governo ha assunto una posizione più neutrale e diplomatica rispetto a tanti altri attori internazionali che hanno subito appoggiato il progetto di Guaidò, sponsorizzato dagli Usa, e scaricato Maduro. Stesso discorso sull'Iran, altro tasto su cui Washington sembra voler insistere molto, un paese che ha importanti rapporti economici e diplomatici con l'Italia.

L'appoggio della Casa Bianca all'Italia su flat tax e procedura d'infrazione Ue

Non solo. Significativo il fatto che la visita di Salvini arrivi proprio nel pieno della polemica tra Roma e Bruxelles sulla procedura d'infrazione. Scontato che l'amministrazione Trump si schieri dalla parte dell'Italia, con un forte appoggio alla flat tax e a una manovra finanziaria "trumpiana". Non è certo un mistero che a Trump l'Europa a trazione tedesca non piaccia per niente. Basta guardare ai suoi incontri delle scorse settimane, dal leader ungherese Viktor Orban al possibile nuovo primo ministro britannico Boris Johnson, per capire come il presidente Usa appoggi apertamente gli attori che possono creare destabilizzazione interna all'Ue, quantomeno questa Ue alla tedesca. Certo, resta da vedere se e in che modo la Lega di Salvini potrà imporre una linea trumpiana a un governo in condivisione con il M5s ma la possibilità che l'Italia diventi il cardine della visione statunitense d'Europa esiste. Ed è colorata di verde.

twitter11@LorenzoLamperti

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