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Geopolitica
Siria, primo scontro a fuoco tra militari turchi e soldati di Assad

Siria: ong, primo scontro a fuoco tra turchi e soldati Damasco

"Violenti combattimenti" sono stati registrati nella Siria settentrionale tra le forze turche e quelle del regime di Bashar al-Assad. Lo riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani secondo cui ci sono stati colpi d'artiglieri dei turchi contro le truppe di Damasco nell'area di Al-Assadiya, vicino al confine tra i due Paesi. E' il primo scontro da quando Ankara ha lanciato la sua offensiva militare contro le milizie curde nel Nord della Siria, il 9 ottobre scorso. 

SIRIA: LOTTA USA A ISIS, VERSO NUOVI RAID DOPO OPERAZIONE CONTRO BAGHDADI

Non si ferma la lotta degli Stati Uniti allo Stato Islamico (Isis), con possibili nuovi raid aerei contro obiettivi jihadisti in SIRIA individuati grazie ai filmati e alle informazioni raccolte durante l'operazione che ha portato all'uccisione del leader dell'autoproclamato Califfato Abu Bakr al-Baghdadi. Alti funzionari del Pentagono citati dal Washington Post spiegano che durante l'azione sono stati catturati due uomini che potrebbero fornire informazioni sul gruppo. L'operazione che ha portato all'uccisione di al-Baghdadi, spiegano le fonti, si inserisce nella strategia più ampia di portare la pace in SIRIA mentre si mette fine alla minaccia terroristica nella regione. ''C'è una logica dietro questo, anche se qualche volta potrebbe non essere chiara a tutti'', ha spiegato un alto funzionario del Dipartimento di Stato Usa a condizione di anonimato. Oltre agli attacchi militari, ''quello che stiamo cercando di fare sul piano politico e diplomatico nella regione fa parte di uno sforzo finalizzato a eliminare le cause che hanno portato alla nascita'' e alla crescita dell'Isis. La morte di al-Baghdadi ha a che fare con questo obiettivo, ha aggiunto il funzionario. ''Se la comunità internazionale non si occupa del sentimento di oppressione'' avvertito da molti siriani sotto il regime di Bashar al-Assad, "loro si rivolgeranno ad altri che daranno risposte più semplici'', compresi leader estremisti come al-Baghdadi. 

Ma la strategia americana è stata spesso sopraffatta dall'approccio pubblico del presidente americano Donald Trump alla crisi siriana, con proclami su ''decine di migliaia'' di jihadisti dell'Isis catturati, mentre si ritiene che in realtà siano circa diecimila. E affermazioni sulla volontà americana di ''prendere il petrolio'' ed estrarlo. Funzionari del Pentagono e del Dipartimento di Stato Usa hanno però precisato che il petrolio continuerà a essere venduto dalle Forze democratiche siriane (Fds), l'alleanza curdo araba sostenuta dagli americani nella lotta all'Isis in SIRIA. La missione Usa, ha spiegato il capo del Pentagono Mark Esper, è quella di ''garantire la sicurezza degli impianti petroliferi'' evitando che il regime siriano e gli alleati russi abbiano accesso alle risorse energetiche. Anche se le Fds vendono la maggior parte del petrolio al regime di Assad, che in passato acquistava la maggior parte delle sue risorse energetiche dall'Iran, ora sotto sanzioni Usa. Un altro funzionario americano, sempre a condizione di anonimato, ha spiegato che il Pentagono non ha ancora messo a punto i dettagli della missione da condurre nella regione petrolifera di Deir Ezzor a protezione degli oleodotti. Come con la missione per combattere l'Isis, l'Amministrazione Usa sta cercando di coinvolgere altri Paesi sul campo. In questo contesto, il 14 novembre a Washington si terrà un incontro con i ministri degli Esteri di una trentina di Paesi che fanno parte della coalizione anti Isis e che gli Usa vogliono convincere a contribuire con un maggior impegno finanziario e di truppe per pattugliare la zona cuscinetto che separa la Turchia dalle Fds. Al momento, nonostante gli appelli Usa, nessun Paese si è offerto di partecipare alla forza di pattugliamento. 

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