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Geopolitica
Siria, Putin nuovo kingmaker del Medio Oriente. Europa ko, dilemma Nato

Erdogan ha telefonato almeno due volte a Vladimir Putin in questi giorni e sostiene che l'avanzata turca fino a Kobane sia possibile anche grazie a quello che definisce "approccio positivo" della Russia. Il presidente della Siria Bashir Assad rompe gli indugi e sembra davvero aver raggiunto l'accordo con i combattenti curdi per contenere l'operazione di Ankara. Il tutto, sempre con il placet del Cremlino. Il tutto mentre anche gli altri attori coinvolti più o meno direttamente nella crisi, dall'Iran a Israele fino alle monarchie del Golfo, a chi si rivolgono per capirci qualcosa sul rompicapo siriano? Indovinato, sempre Mosca.

GLI INTERESSI DI PUTIN TRA MEDIO ORIENTE E MAGHREB, DALLA SIRIA ALL'EGITTO FINO ALLA LIBIA

Vladimir Putin è senza dubbio il grande vincitore del nuovo caos siriano, quantomeno a livello diplomatico e di peso specifico in una regione pronta a una nuova esplosione. Il presidente russo è ora l'indiscusso kingmaker sul caso Siria, ma sembra in grado di estendere questo ruolo a buona parte del Medio Oriente e persino al Maghreb, altra area dove ha molteplici interessi e legami, dall'Egitto di Al Sisi alla Libia, dove sostiene il generale Haftar che tempo fa, secondo molte indiscrezioni, gli ha promesso il controllo di un porto sul Mediterraneo. Vecchio pallino del presidente russo, così come un vecchio pallino è la proiezione della sua Russia all'estero. Una proiezione che gli serve anche per calmare gli smottamenti interni, particolarmente intensi negli ultimi mesi con proteste di piazza senza precedenti a Mosca e non solo.

LA RETROMARCIA DI TRUMP E LA SFIDA USA-RUSSIA SUI RAPPORTI CON LA TURCHIA. DILEMMA NATO

Il ruolo sempre più internazionale di Putin, che ora può provare a presentarsi come grande pacificatore del Medio Oriente a livello comunicativo e come arbitro del suo destino a livello operativo, deriva da un gentile omaggio di Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti, con il suo discusso via libera all'operazione di Ankara (nei fatti ancor prima che nelle parole) pensava di poter riallacciare i legami di un alleato fondamentale della Nato nell'area, la Turchia appunto, stoppando l'avvicinamento di Erdogan alla Russia, in corso da diversi anni e concretizzatosi in maniera plastica negli ultimi mesi con l'acquisto dei fantomatici S-400. Il tutto con il dilemma che riguarda la Nato. Che cosa succederebbe se l'esercito siriano attaccasse quello turco, che fa parte dell'Alleanza Atlantica? Dilemma sul quale Erdogan intende puntare, come dimostra la sua dichiarazione: "La Nato sta con noi, suoi alleati, o con i terroristi?"

CURDI COSTRETTI ALL'ALLEANZA CON L'EX NEMICO ASSAD

Non solo. Trump, che ha in cima ai suoi pensieri la sfida alla Cina, non ne vuole più sapere di un'area caotica e controversa come il Medio Oriente. Ma il suo disimpegno sta cambiando il volto non solo alla sfida sulla Siria ma a tutti gli equilibri regionali. I curdi sono persino pronti a rinunciare al sogno dell'indipendenza del Rojava e a fare fronte comune con l'ex nemico Assad pur di sopravvivere all'avanzata turca. Mossa disperata ma necessaria che dà ancora di più il pallino in mano al Cremlino.

ANCHE L'IRAN RISCHIA DI PERDERE INFLUENZA

Allo stesso modo, anche l'Iran vede ridimensionato il suo ruolo. Storica sostenitrice di Assad, la Repubblica Islamica teme di dover rivedere i rapporti con Ankara, altro suo alleato di lungo corso. Anche in questo caso, Teheran non può fare altro che rimettersi al peso della Russia, vero ago della bilancia tra ambizioni turche e rivendicazioni siriane. 

PUTIN IN ARABIA SAUDITA. IL SEGNALE CHE A DECIDERE ORA E' MOSCA. EUROPA KO

Non solo. Putin non trascura nessun angolo di una vicenda dalla quale il grande sconfitto, oltre i curdi, rischia di essere l'Europa, abbandonata dagli Stati Uniti e sotto scacco della minaccia di una nuova ondata di migranti. Proprio in questo frangente caotico, il presidente russo ha infatti deciso di andare in Arabia Saudita, il più influente tra i paesi del blocco arabo. Si tratta della prima visita a Ryad di un presidente russo negli ultimi 12 anni. Sul conflitto siriano i due paesi sono finora sempre stati su posizioni contrapposte, Per questo con la sua visita Putin, che incontrerà sia il re saudita Salman Bin Abdelaziz sia il principe ereditario Mohamed Bin Salman, lancia un segnale molto forte: "In Medio Oriente il nuovo kingmaker sono io". Difficile, se non impossibile, dargli torto.

twitter11@LorenzoLamperti

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