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Geopolitica
Summit euro arabo in Egitto. Repressione e Regeni? Al Sisi fa comodo a tutti

"Meglio la stabilità dei diritti". E' questa la frase, leggermente parafrasata, pronunciata da Abdel Fattah al Sisi davanti a Emmanuel Macron, durante la recente visita in Egitto del presidente francese. Visita durante la quale l'inquilino dell'Eliseo ha presentato una lista coi diritti umani violati nel paese africano, mentre allo stesso tempo concludeva remunerativi affari vendendogli armi. Un episodio, questo, che simboleggia l'attuale rapporto dei paesi occidentali, e non solo, con l'Egitto. Un rapporto riassumibile in una parola: opportunismo.

SUMMIT EURO ARABO IN EGITTO. PADRONE DI CASA AL SISI, NONOSTANTE I DUBBI SUI DIRITTI UMANI E IL CASO REGENI

Al Sisi è il padrone di casa del primo summit euro arabo tra i paesi dell'Unione europea e quelli della Lega araba. Un vertice che porterà pochi risultati concreti ma che ha una portata storica. E il luogo scelto per ospitarlo è proprio l'Egitto. Presunte violazioni dei diritti umani, 60 mila oppositori finiti in carcere, l'oscuro caso dell'omicidio di Giulio Regeni finiscono in secondo piano, se non del tutto dimenticati. Già, perché l'Egitto è diventato uno dei paesi geopoliticamente più strategici al mondo.

PERCHE' L'EGITTO E' IMPORTANTE PER EUROPA, RUSSIA, CINA, USA E PAESI ARABI

La sua posizione geografica, a cavallo tra Africa e Medio Oriente, nasconde interessi per tutti. L'Europa ci tiene a mantenere un rapporto positivo con il Cairo, vista la sua vicinanza alla caotica Libia, base di partenza della grande maggioranza dei migranti in arrivo verso il Vecchio Continente. Gli Stati Uniti e la Russia giocano nel Paese una sfida d'influenza dall'antico sapore di guerra fredda per l'importanza dell'esercito egiziano e la sua vicinanza con Israele e gli altri agitati teatri del Medio Oriente. La Cina ha individuato nell'Egitto una delle teste di ponte africane per la Nuova Via della Seta e soddisfa la sete di infrastrutture del governo egiziano con una serie imponente di investimenti. Non solo. Anche la vicina Arabia Saudita vede con favore al Sisi, considerato un fondamentale alleato nella lotta ai Fratelli Musulmani.

AL SISI CAMBIA LA COSTITUZIONE PER RESTARE AL POTERE FINO AL 2034

In questa situazione, è chiaro che al Sisi ha tutto da guadagnare. Una decina di giorni fa il parlamento egiziano ha dato il primo via libero alla riforma della costituzione. Una riforma che, una volta approvata in via definitiva, permetterebbe al presidente attuale di ricandidarsi per altri due mandati, restando al potere fino al 2034. Altri 15 anni, una vita intera. Il tutto mentre blogger e attivisti a lui ostili finiscono dietro le sbarre, a poco più di otto anni di distanza dalle proteste che portarono alla fine del regime di Hosni Mubarak e a poco meno di sei anni dal golpe militare che pose fine al governo di Morsi.

LA VICINANZA ALLA LIBIA E IL CAOS MIGRANTI

Dopo il caos libico e quello siriano, nessuno vuole una nuova polveriera. Men che meno l'Europa, che vede nell'Egitto un Paese comunque stabile in un'area nella quale non potrebbero essere sopportati nuovi problemi. Non solo. Il mercato egiziano, dalle armi al petrolio, è fondamentale e fa gola a tanti. Macron in primis, come detto, ma anche ad altri importanti attori. Di recente Egitto e Russia hanno firmato una serie di accordi bilaterali concentrati sulla cooperazione economica con focus sullo sviluppo del settore dell'energia.

CANALE DI SUEZ CRUCIALE PER LA NUOVA VIA DELLA SETA CINESE

Proprio dalla Russia e dalla Cina arrivano la stragrande maggioranza dei turisti diretti in Egitto, settore che ha sofferto un calo fortissimo dopo le primavere arabe e che è rimasto in piedi solo grazie agli arrivi dai due alleati d'Oriente. D'altronde la Cina è il principale partner commerciale dell'Egitto, con un interscambio di 12 miliardi di dollari. Il Canale di Suez è uno snodo a dir poco cruciale per Pechino, visto che costituisce un passaggio obbligato per il passaggio delle merci verso l'Europa nell'ambito della Nuova Via della Seta. 

IL SOSTEGNO MILITARE E DIPLOMATICO USA

Non è finita. Con Donald Trump gli Stati Uniti hanno cambiato politica verso l'Egitto, garantendo un sostegno sia economico che militare, con aiuti all'esercito del Cairo con vendite di armi a prezzi agevolati e un aiuto diplomatico nell'ottenere crediti privilegiati al Fondo Monetario Internazionale. Al Sisi, nel frattempo, sta costruendo dal nulla una nuova capitale nel mezzo nel deserto. Ufficialmente per decongestionare il Cairo. I "maligni" dicono per rendere ancora più inaccessibili i palazzi del potere. Nel frattempo, si tiene buoni i suoi tanti amici.

twitter11@LorenzoLamperti

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