A- A+
Geopolitica
"Trump, sui dazi un avvertimento all'Italia. Talpe? Reazione al Russiagate"
Foto: LaPresse

Professor Germano Dottori, negli ultimi anni si è ripetuto spesso che l'arrivo di Trump alla Casa Bianca fosse una sorta di "incidente". E' davvero così?

Penso di no, anche se nel 2016 alcune circostanze del tutto particolari e probabilmente non riproducibili favorirono Trump. Ci sono degli imponderabili il cui peso si avverte in ogni elezione americana. Se guardiamo però a quanto è successo nella politica statunitense degli ultimi trenta anni si scorge un trend profondo di cui la vittoria di Trump è per certi versi un punto d’arrivo. L’America sta cambiando postura nei confronti del resto del mondo. E lo fa perché il cittadino medio di quel paese non comprende più perché debba farsi carico di tutti i maggiori problemi del pianeta, mentre ci sono potenze competitrici degli Stati Uniti che stanno palesando ambizioni straordinarie.

Germano Dottori, nato a Roma nel 1964, è docente di Studi strategici presso la Luiss di Roma. Ricercatore presso il CeMiSS, Centro Militare di Studi Strategici, distaccato presso la Casa Militare del Presidente della Repubblica nel periodo 1990-91. Attualmente consigliere scientifico di Limes, Rivista Italiana di Geopolitica. Ha recentemente pubblicato per Salerno Editrice il libro "La visione di Trump. Obiettivi e strategie della nuova America".

Come giudica i primi tre anni di mandato di Trump in materia di politica interna ed estera?

Sulla politica interna non mi pronuncio, non è il mio terreno. Sulla politica estera, è al momento in mezzo al guado. Se Trump uscisse dalla Casa Bianca senza alcun chiaro successo nel negoziato con la Corea del Nord, con l’Iran o la Russia, la sua Presidenza dovrebbe essere considerata un fallimento. Un’opportunità sprecata, una promessa di rinnovamento della politica estera americana, dopo la sbornia delle avventure militari promosse disinvoltamente per democratizzare paesi lontani. Trump ha dischiuso le porte ad una politica di assoluto rispetto delle sovranità nazionali che implica una severa autolimitazione degli esercizi di potenza da parte americana. E più spazi per la sovranità di tutti. Spiace vedere che lui stesso sia sceso a compromessi con questi principi che pure hanno contraddistinto la sua causa e la cui affermazione garantirebbe di certo una maggiore stabilità politica al pianeta.  

Corea del Nord, Iran, Venezuela: la strategia di Trump ha un filo comune? Esiste un rischio guerra in qualcuno di questi teatri?

Nessuno, almeno per quanto riguarda l’atteggiamento degli Stati Uniti. Trump non ha mai pensato di fare la guerra a nessuno di questi tre paesi. E neanche di promuovere azioni finalizzate al cambio di regime in alcuno di loro. Maduro è ancora al suo posto e Guaidò gode attualmente di scarsa considerazione in America. Bolton ha pagato con l’uscita di scena le sue pressioni per ottenere da Trump un cambio di marcia. Dicono sia molto scontento e che prepari un libro di memorie a dir poco esplosivo. Ma ha poco di cui lamentarsi, ha tentato di “dirottare” l’agenda di Trump e farne un Presidente come tutti gli altri che lo avevano preceduto. Peraltro, Bolton non era solo nel voler modificare la politica di Trump. Altri sono ancora al loro posto.

Qual è la strategia di Trump sui dazi?

È una strategia ad obiettivi multipli, più politici che economici. Contro la Cina, è in atto un vero e proprio embargo strategico mascherato, che punta a rallentarne lo sviluppo, anche per fermare il suo “assalto al potere mondiale”, di cui le vie della seta sono soltanto l’aspetto più conosciuto. Dell’Europa, invece, Trump sembra temere soprattutto la Germania. Nell’aggressiva politica commerciale americana di questo periodo sono presenti anche elementi di segnalazione politica. L’inclusione dell’Italia nelle misure ritorsive adottate contro l’Ue per i sussidi ad Airbus si deve molto probabilmente all’adesione del nostro paese alla Belt and Road Initiative, che non è stata gradita a Washington. Si tratta ancora di misure leggere, una salva d’avvertimento. Non disturba il fatto che si facciano affari con i cinesi, ma la circostanza che si sia offerta loro una sponda politica. Siamo stati poco prudenti. Va notato comunque come persino in questo caso l’America stia usando strumenti di coercizione che mirano a modificare alcune politiche che collidono con i suoi interessi. Non a cambiare i governi altrui. Non tutti colgono questa differenza.

Prevede che possa esserci un accordo di ampio respiro prima o poi con la Cina oppure stiamo andando verso una nuova guerra fredda? Potrebbe cambiare qualcosa con un presidente democratico?

Il sistema internazionale sta ristrutturandosi su basi bipolari, è evidente. Il duello tra Cina e Stati Uniti dominerà i prossimi anni, se non decenni. La posta in palio è la supremazia planetaria. Nessuna delle due grandi potenze economizzerà risorse in vista di questo scopo. Qualsiasi accordo venga raggiunto in campo commerciale sancirà solo una tregua, come le intese che gli stessi americani firmavano con l’Unione Sovietica quando si trattava di limitare missili e testate nucleari. C’è un consenso crescente, tendenzialmente bipartisan, sulla necessità di fermare in qualche modo la Repubblica Popolare, a dispetto dei grandi interessi economici in ballo.

Taiwan è solo un'arma negoziale nella competizione con Pechino oppure la Casa Bianca si mobiliterebbe davvero in prima persona nel caso l'isola venga minacciata dalla Repubblica Popolare?

Non mi stupirei se un giorno la Repubblica di Cina avviasse un programma nucleare clandestino per proteggere la propria indipendenza. Se a Taiwan avvertissero una minaccia concreta, quella sarebbe la strada che imboccherebbero, specialmente se gli americani si mostrassero poco propensi a schierare proprie truppe nell’isola. A Pechino non a caso pensano ad un approccio diverso, basato sulla progressiva integrazione delle due Cine in un unico sistema economico. Strategia che però ha dei limiti, come il caso di Hong Kong sta drammaticamente dimostrando.

Ritiene che prima o poi Trump o chi per lui possa riavvicinarsi alla Russia in funzione anti cinese?

Tanto Trump quanto Putin fronteggiano forti resistenze interne a questo corso d’azione, che tuttavia è quello che garantirebbe al meglio gli interessi di sicurezza di Stati Uniti e Russia rispetto all’ascesa cinese, che forse minaccia Mosca ancor più di Washington.

Veniamo alla telefonata con Zelensky (ora si parla anche di una con Xi nel quale si sarebbe parlato di Biden). Secondo lei esistono davvero i presupposti per un impeachment?

Al momento, non li vedo. Ma le rivelazioni potrebbero susseguirsi e toccare anche altri dossier più sensibili. Ho la sensazione che, aprendo una nuova fase del Russiagate, Trump abbia indotto una parte della intelligence community americana a reagire. Le talpe che lo stanno “esponendo” sono tutte spie inserite all’interno della Casa Bianca. Il Presidente aveva sconfitto Robert Mueller, cogliendo un grande successo. Ha voluto stravincere, mettendosi nei guai.

Nell'ottica delle elezioni 2020 chi potrebbe trarre vantaggi dalla vicenda impeachment? Biden, Warren o lo stesso Trump?

Non Trump e neppure Biden, che comunque era già in difficoltà. La Warren per adesso. E naturalmente i vecchi nemici repubblicani di Trump, alcuni dei quali stanno già scaldando i muscoli.

Infine una riflessione sulle telefonate. Al di là dell'esito della procedura e al di là persino della valutazione dei loro contenuti, che cosa ci dice il fatto che siano state rese pubbliche? Sul caso in sé significa che c'è uno scontro interno tra il presidente e l'intelligence? E in senso più generale significa che i rapporti diplomatici tout court sono e saranno sempre più complicati e "visibili"?

Intervenendo ad una presentazione del mio libro su Trump appena svoltasi a Bologna, Giuseppe Cucchi, già Direttore del DIS all’epoca dei governi di centro-sinistra, ha osservato come ormai non esistano più segreti davvero difendibili per lunghi periodi. Ha certamente ragione. Tutto ciò rappresenta una minaccia ed una sfida di prima grandezza alla funzione diplomatica, specialmente in presenza di negoziati condotti tra paesi che non sono alleati e richiedono il riserbo più assoluto. A prescindere da come finirà la vicenda legata alle telefonate di Trump, dopo quanto è successo chi potrà parlare in tranquillità al telefono con il Presidente americano senza rischiare la pubblicazione successiva di quanto viene detto?

twitter11@LorenzoLamperti

Commenti
    Tags:
    donald trumpimpeachmentdonald trump impeachmentgermano dottori intervistaservizi segretizelenskyucrainacinacoreairandazitrade warglobal trade wartaiwanputinrussiaitalia usadazi italia
    Loading...
    in evidenza
    Marcuzzi, un mare di 'nostalgia' Senza reggiseno. E lato B..

    TAYLOR MEGA, SHARM BOLLENTE

    Marcuzzi, un mare di 'nostalgia'
    Senza reggiseno. E lato B..

    i più visti
    in vetrina
    Benedetta Bosi non sta con Briatore. E poi... Benedetta Bosi-Briatore news

    Benedetta Bosi non sta con Briatore. E poi... Benedetta Bosi-Briatore news


    Zurich Connect

    Zurich Connect ti permette di risparmiare sull'assicurazione auto senza compromessi sulla qualità del servizio. Scopri la polizza auto e fai un preventivo

    casa, immobiliare
    motori
    Parte da Parigi la rivoluzione elettrica di DS Automobiles

    Parte da Parigi la rivoluzione elettrica di DS Automobiles


    RICHIEDI ONLINE IL TUO MUTUO
    Finalità del mutuo
    Importo del mutuo
    Euro
    Durata del mutuo
    anni
    in collaborazione con
    logo MutuiOnline.it
    Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

    © 1996 - 2019 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

    Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

    Contatti

    Cookie Policy Privacy Policy

    Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.