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Geopolitica
Trump-Putin: Nato, Iran, Cina, che cosa c'è dietro i loro colloqui segreti
LaPresse

TRUMP-PUTIN: LE CARTE SUL TAVOLO DEL DIALOGO 

La Siria, certo. L'Europa, ovviamente. Il contenimento delle emergenti potenze asiatiche, la dissoluzione del blocco unitario europeo. Il superamento delle istituzioni per come le abbiamo conosciute. Sul tavolo di Donald Trump e Vladimir circolano carte pesanti. E da quando il magnate a stelle e strisce è entrato alla Casa Bianca nessun gioco sembra più un tabù. Mollare i curdi principali alleati nella guerra all'Isis in balìa delle rivendicazioni neo ottomane della Turchia di Erdogan o dell'espansionismo russo/iraniano in Medio Oriente? Fatto. Sostenere qualsivoglia spinta centrifuga all'interno dell'Unione europea, dalla Brexit a Viktor Orban? Fatto. E non si sa se tanto per voglia di disruption o più per il caro vecchio calcolo politico del divide et impera

TRUMP-PUTIN, OLTRE AGLI INTERESSI COMUNI C'E' QUALCOSA DI PIU'?

Ma al di là degli interessi, o presunti tali, comuni fra Trump e Putin c'è qualcosa di più? Un rapporto organico che va al di là di una dialettica o un'alleanza tra pari che si trovano alla guida delle due ex superpotenze della Guerra Fredda? E' quanto si spinge a suggerire il New York Times, che insieme al Washington Post ha da tempo messo nel mirino l'amministrazione Trump. Anzi, nel mirino si staglia sempre più ingombrante la sola corpulenta figura del Mr. President che non piace e non piacerà mai a un'intellighenzia dem che nel 2016 era stata incapace di cogliere la debolezza di una candidata come Hillary Clinton, perfetto emblema del politically correct e dell'approccio didattico di quella sinistra business&finance friendly che ha preso e sta prendendo batoste elettorali praticamente a ogni latitudine del globo terracqueo.

LA PROMESSA DI USCIRE DALLA NATO

Fonti anonime dell'amministrazione Usa avrebbero in ogni caso rivelato al New York Times  e al Washington Post alcuni dettagli sugli incontri, mantenuti riservatissimi, tra Putin e Trump. Secondo queste fonti Trump avrebbe nascosto i dettagli delle sue conversazioni con il collega russo persino ai colleghi della sua amministrazione, per esempio in occasione dell'incontro di Amburgo, al termine del quale avrebbe chiesto all'interprete di consegnargli i suoi appunti. Prassi decisamente anomala. Soprattutto se rapportata alle vecchie accuse di interferenze russe nelle elezioni presidenziali del 2016 e al cosiddetto Russiagate che accompagna il presidente Usa sin dall'inizio del suo mandato.

TRUMP-PUTIN, APPUNTI DEGLI INCONTRI TENUTI NASCOSTI ALL'AMMINISTRAZIONE USA 

Sempre secondo fonti anonime citate dal New York Times, in diverse occasioni "nel corso del 2018", il presidente avrebbe detto, in sede "privata", che avrebbe voluto "uscire dalla Nato", anche come ripicca verso gli alleati, "dato che le loro spese militari continuano ad essere inferiori agli obiettivi fissati dal presidente". I massimi livelli del Pentagono avrebbero più volte tentato di convincere Trump dell'importanza dell'Alleanza Atlantica, sottolineando che la disgregazione della Nato "ridurrebbe drasticamente l'influenza di Washington in Europa, rafforzando la Russia per decenni". L'uscita dalla Nato sarebbe per il capo del Cremlino "il regalo del secolo", ha dichiarato al giornale americano l'ex comandante in capo della Nato James Stavridis. Ma il New York Times, elencando i cinque incontri che si sono tenuti tra Putin e Trump (il primo dei quali in Germania e l'ultimo al G20 di Buenos Aires), arriva a sostenere che l'Fbi, dopo il licenziamento del capo dell'agenzia James Comey, aveva aperto un'indagine su Trump per verificare se avesse lavorato in segreto per conto di Mosca. Un'indagine definita "immotivata e senza prove" dal presidente su Twitter.

WASHINGTON SPOSTA IL MIRINO DA TEHERAN A PECHINO. E A PUTIN POTREBBE NON DISPIACERE. IL REALE SIGNIFICATO DELLE DIMISSIONI DI "CANE PAZZO" MATTIS

L'argomento Nato, unito alla ritirata dal campo mediorientale (che lascia Mosca, Teheran e Ankara libere di banchettare su ciò che resta della Siria) sarebbe da ricollegare alle recenti dimissioni di massa che hanno coinvolto anche il ministro della Difesa Jim Mattis. Non a caso Mattis, nome d'arte "Mad Dog" ("Cane Pazzo"), è conosciuto per essere il nemico numero uno dell'Iran in ambienti militari statunitensi. Il ritiro dalla Siria e dall'Afghanistan in primis, per non parlare dell'ipotizzato ritiro dalla Nato, sarebbero il favore più grande possibile non solo alla Russia ma anche e soprattutto a Teheran, storico alleato di Mosca, che vedrebbe la possibilità di allargare la sua sfera di influenza verso il mare Mediterraneo, vecchio pallino della Repubblica Islamica. Trump si sarebbe invece convinto a spostare le sue attenzioni dal Medio Oriente al Pacifico in funzione anti-Cina. E, al di là delle parole ufficiali che vedono da tempo Mosca e Pechino in grande sintonia, Putin non disdegnerebbe un freno all'avanzata cinese che con il progetto senza precedenti della Nuova Via della Seta sta conquistando sempre più campo in Asia centrale e non solo. E in Russia il vecchio timore dell'invasione gialla, risalente ai tempi della cortina di ferro, non è mai stato dimenticato del tutto.

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