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Geopolitica
Trump inchioda Theresa May: stop a Huawei per un deal commerciale

Secondo giorno della visita di Stato di Donald Trump nel Regno Unito. Il presidente americano incontra la premier uscente Theresa May, mentre migliaia di persone protesteranno in piazza. Alle manifestazioni parteciperà anche il leader dell'opposizione laburista Jeremy Corbyn. Uno dei focus della missione di Trump è il dossier legato a Huawei, con il pressing incessante per convincere Londra a seguire il ban sul colosso cinese che potrebbe fare breccia sul governo britannico. D'altronde il Regno Unito, messo alle strette, non potrebbe permettersi di staccare il cordone ombelicale con Washington. Un esempio al quale potrebbero rifarsi anche altri stati dell'Ue. E in cambio per la dimostrazione di fedeltà, Trump promette un "accordo commerciale formidabile".

Trump: "Sicuro l'accordo su Huawei"

"Non avremo problemi, troveremo assolutamente un accordo su Huawei". Donald Trump non pensa che un'eventuale apertura del Regno Unito a Huawei, nella realizzazione della rete 5G, sia destinata a condizionare negativamente i rapporti tra Washington e Londra, in particolare per quanto riguarda la condivisione di informazioni di intelligence.

TRUMP, 'CON GB POSSIAMO CONCLUDERE ACCORDO COMMERCIALE FENOMENALE'

Trump auspica "un fenomenale accordo commerciale" tra gli Stati Uniti e il Regno Unito, che si prepara ad uscire dall'Unione Europeo. L'accordo, dice il presidente americano nella conferenza congiunta con la premier britannica Theresa May, avrebbe "un potenziale enorme", con un giro d'affari "doppio o triplo rispetto alla situazione attuale".

Huawei: Australia preme su Londra per messa al bando

Alti funzionari governativi e di intelligence australiani premono sulla Gran Bretagna perche' segua l'esempio di Canberra ed escluda il gigante cinese Huawei dagli appalti per la realizzazione delle reti 5G. L'Australia sostiene che l'alleanza occidentale Five Eyes dei cinque partner (Usa, Canada, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda) che condividono l'intelligence debba avere una posizione coerente. Lo riporta oggi in esclusiva il quotidiano Sydney Morning Herald. Secondo il giornale funzionari australiani sono intervenuti su diversi fronti per sottolineare il pericolo di ricorrere a fornitori a rischio. L'alto commissario australiano a Londra George Brandis, che ha il ruolo di ambasciatore, e' comparso il mese scorso davanti al potente Intelligence and Security Committee del Parlamento britannico e secondo fonti al corrente della riunione ha sottolineato la necessita' che il gruppo Five Eyes adotti un fronte unito. La Gran Bretagna deve ancora decidere se permettere un uso limitato di impianti Huawei in aree 'non core', non essenziali.

Amazon Giappone ha ripreso vendite prodotti Huawei

Amazon Giappone ha intanto riferito di aver ripreso le vendite dirette dei prodotti Huawei. Secondo quanto riferito da "Kyodo News", la versione giapponese di Amazon ha ripreso le vendite, che erano state sospese dopo l'inserimento dell'azienda cinese nella lista nera del dipartimento del Commercio Usa. L'agenzia di stampa giapponese spiega che le attuali vendite dirette di Amazon sul sito giapponese hanno riguardato, oltre ai nuovi smartphone commercializzati lo scorso mese, anche i computer portatili. Secondo quanto riferito da "Kyodo News", Amazon non ha rivelato i motivi del ripristino delle vendite. Dopo il blocco Usa, come alleato degli Stati Uniti, i principali operatori di telefonia mobile del Giappone avevano sospeso le nuove prenotazioni per smartphone di Huawei. 

Huawei: pronta a cedere quota in cavi sottomarini ad azienda cinese

Nel frattempo Huawei è pronta a cedere la sua quota del 51% in HuaweiMarine Systems, che si occupa dei cavi per le telecomunicazioni sottomarini. Lo riferisce l'azienda cinese Hengtong Optic-Electric, basata nella provincia orientale del Jiangsu, in una nota inviata alla Borsa di Shanghai, visionata dall'agenzia Reuters, in cui cita una lettera di intenti firmata il 31 maggio scorso con la sussidiaria del gruppo di Shenzhen, Huawei Tech Investment, nella quale non viene, pero', menzionata alcuna cifra per l'acquisto, che verrebbe effettuato in parte tramite cash, e in parte tramite l'emissione di azioni. La cessione sarebbe la prima di una parte delle proprie attivita' dopo le pressioni degli Stati Uniti su Huawei per i timori di spionaggio informatico, sempre smentiti dal gruppo. Il colosso delle telecomunicazioni di Shenzhen deve affrontare anche un bando di vendita di componenti hi-tech da parte dei fornitori Usa emesso il mese scorso dal Dipartimento del Commercio di Washington, che entrera' pienamente in vigore a partire dal 19 agosto prossimo. Huawei Marine era nata nel 2008 come una joint-venture con la britannica Global Marine, e dall'agosto scorso il gruppo di Shenzhen ne detiene una quota del 51%.

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