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Geopolitica
Arabia Saudita, houthi attaccano oleodotto. Si stringe il cerchio Usa su Iran

Continua la pressione degli Stati Uniti sull'Iran. E dopo i due episodi di atacchi ad asset dell'Arabia Saudita nei quali sono coinvolti i ribelli houthi il cerchio intorno a Teheran sembra stringerci pericolosamente.

Arabia Saudita: ribelli yemeniti Houthi rivendicano attacchi droni

Un responsabile dei ribelli yemeniti sciiti filo-iraniani Houthi ha rivendicato l'attacco con droni contro due stazioni di pompaggio di un oleodotto in Arabia Saudita. E' una "risposta ai crimini sauditi", ha affermato il portavoce. Il ministro Saudita dell'Energia, Khalid al-Falih ha denunciato che due stazioni di pompaggio di petrolio a Dawadmi e Afife un oleodotto sono stati colpiti da droni. L'oleodotto, ha aggiunto il ministro, e' stato bloccato in attesa di fare una stima dei danni.

Washington, Stati Uniti: “C’è l’Iran dietro gli attacchi alle petroliere saudite”

Gli Stati Uniti ritengono che vi sia l'Iran dietro ai sabotaggi di domenica alle petroliere dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti nei pressi dello stretto di Hormuz. Lo riportano i media Usa citando le analisi del team di militari inviati da Washington per indagare sull'accaduto su richiesta degli Emirati. Il Regno ha denunciato che due sue petroliere hanno subito un tentativo di sabotaggio mentre gli Emirati hanno segnalato attacchi contro 4 loro mercantili.

Iran: Cremlino, politica Usa di pressione non dara' risultati

La politica americana di "pressione massima" sull'Iran non puo' produrre alcun risultato positivo. L'ammonimento e' arrivato dal portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, poche ore prima dell'incontro del presidente russo, Vladimir Putin, col segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, a Sochi. "Il presidente Putin ha detto piu' volte di non riuscire a comprendere la politica di pressione massima", ha detto Peskov ai giornalisti. Inoltre, ha aggiunto il portavoce, "la storia moderna ha dimostrato che la pressione su alcuni Paesi, messi letteralmente all'angolo, non produce risultati".

Russia-Usa: Pompeo da Putin, focus grandi crisi e summit con Trump

Spaziano dai rapporti bilaterali alle maggiori crisi regionali e alla stabilita' strategia i temi al centro dei colloqui, previsti oggi a Sochi, tra il presidente russo, Vladimir Putin, il suo ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, e il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo. Come ha anticipato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, sul tavolo ci saranno "Iran, Siria, Venezuela, la denuclearizzazione della penisola coreana e altre possibili questioni". Altri dossier aperti tra Mosca e Washington sono: il Russiagate e i casi di cittadini americani e russi detenuti nei due Paesi (Maria Butina, l'unica russa condannata dalla giustizia Usa per la presunta interferenza di Mosca nelle elezioni americane del 2016, e lo statunitense Paul Whelan, accusato di spionaggio). Putin e Pompeo - ha detto Pesko - "potrebbero", inoltre, discutere del possibile nuovo summit tra il leader del Cremlino e il presidente Usa, Donald Trump. Secondo la Casa Bianca, il bilaterale di alto livello potrebbe tenersi a margine del G20 di Osaka, il mese prossimo. Il Cremlino, pero', ha detto di non aver ricevuto nessuna richiesta formale in questo senso. Putin ricevera' Pompeo e Lavrov, che lo informeranno sui risultati del loro incontro, nel pomeriggio, intorno alle 18:00, ora locale (le 17:00, in Italia). Non e' prevista, a quanto pare, nessuna conferenza stampa, ma solo un possibile incontro del ministro russo con i giornalisti. 

New York Times: “Gli Stati Uniti studiano l’invio di 120 mila soldati in Medio Oriente”

I consiglieri per la sicurezza nazionale della Casa Bianca stanno studiando un nuovo piano per arginare la minaccia dell'Iran che prevede l'invio di 120 mila soldati in Medio Oriente. Lo scrive il New York Times che racconta di una riunione - di giovedì scorso - dei principali consiglieri per la sicurezza in cui il segretario alla Difesa a interim, Patrick Shanahan, ha presentato un piano militare aggiornato che prevede l'invio delle truppe qualora l'Iran dovesse attaccare le forze americane o accelerare il lavoro sulle armi nucleari. L'aggiornamento, che porta la firma dei falchi guidati dal consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, non invocano un'invasione di terra dell'Iran, che richiederebbe un numero maggiore di truppe, hanno spiegato i funzionari sentiti dal New York Time. Tuttavia si tratta di una forza che si avvicina molto a quella impiegata da George W. Bush per l'invasione dell'Iraq. 

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