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Geopolitica
Venezuela-Libia, guerra fredda 2.0. Russia? No, la vera sfida è tra Usa e Cina

Venezuela. Libia. Siria. Yemen. Il mondo sembra precipitato in uno scenario da nuova guerra fredda, con gli interessi delle potenze globali che si scontrano o intrecciano, sovrapponendosi a crisi, rivolte, golpe, conflitti civili a bassa o alta intensità, vere e proprie guerre con il coinvolgimento di soggetti esterni.

LA NUOVA GUERRA FREDDA? NON E' TRA USA E RUSSIA MA TRA USA E CINA

Verrebbe allora la tentazione, soprattutto guardando al Venezuela e alle posizioni opposte espresse da Stati Uniti e Russia sul regime di Maduro, di descrivere il tutto come la seconda edizione della sfida tra Washington e Mosca. Ma la realtà è diversa. Come dimostra tra l'altro la telefonata di un'ora intercorsa nel pomeriggio italiano di venerdì tra Donald Trump e Vladimir Putin.

Al di là del dialogo su Venezuela e Corea del Nord, il risultato centrale del confronto telefonico tra i due leader è stato quello sulla possibilità di raggiungere nuovi accordi strategici sugli armamenti, che dovrebbero includere anche la Cina.

Venezuela, perché Guaidò forza la mano. Trump fa spazio all'opzione militare

Cina nel "giardino di casa degli Usa". Sfida anche su Caraibi e Sudamerica

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Cina. Ecco qui la parola chiave del nuovo scenario. Se si parla di guerra fredda 2.0 non bisogna guardare a Mosca, ma a Pechino. E' quello il vero nuovo rivale di Washington. Gli Stati Uniti si stanno non a caso muovendo con molta più decisione nei teatri dove possono andare a toccare gli interessi cinesi, molto più di quelli russi, con un sostanziale disinteresse verso tutti gli altri.

SIRIA, AFGHANISTAN, YEMEN: IL DISIMPEGNO DEGLI USA IN MEDIO ORIENTE

Basti guardare a che cosa accaduto e che cosa sta accadendo in Medio Oriente. In Siria la Casa Bianca ha sostanzialmente lasciato campo libero alla Russia, alleata con l'Iran nel sostegno al regime di Assad, colpito solo da qualche azione dimostrativa da parte di Trump che non si è voluto impegnare in una guerra che percepiva come lontana dagli interessi statunitensi. In Afghanistan si sta invece trattando l'uscita di scena delle forze militari Usa con un lungo e travagliato processo di dialogo con i talebani, proprio coloro che nel 2001 si era andati a combattere. In Yemen gli Stati Uniti hanno dato il via libera ai duri bombardamenti della coalizione guidata dall'Arabia Saudita contro i ribelli huthi, sciiti vicini all'Iran, rivale di Ryad, Tel Aviv e Washington nell'area.

LA CONVERGENZA TRA USA E RUSSIA SULLA LIBIA

Il discorso può essere esteso anche alla Libia, altro dossier nel quale gli Stati Uniti hanno pochissima voglia di entrare. La timida difesa del governo riconosciuto dalle Nazioni Uniti di Serraj è stata tra l'altro almeno parzialmente neutralizzata dal recente riposizionamento di Trump, protagonista di una telefonata con il generale Haftar al termine della quale il presidente Usa ha riconosciuto il ruolo dell'uomo forte della Cirenaica che gode del sostegno diplomatico proprio della Russia, oltre che dell'Arabia Saudita e dell'Egitto. 

LO SCONTRO WASHINGTON-MOSCA SUL VENEZUELA

Insomma, Stati Uniti e Russia sembrano in realtà vicine su molti temi aperti in materia di politica internazionale. L'eccezione è il Venezuela, dove Mosca è da sempre schierato con il regime di Maduro e Washington spinge in maniera esplicita l'opposizione di Guaidò. Il confronto su Caracas si è fatto aspro tra Cremlino e Casa Bianca, nell'unica crisi aperta dove gli Stati Uniti stanno svolgendo un ruolo primario. Vero che non c'è stato nessun intervento militare diretto (per ora), ma l'opzione rimane sul tavolo e c'è chi legge la fallita rivolta del 30 aprile come un tentativo, magari scatenando una reazione da parte del regime di Maduro,  di aprirsi la strada a questa possibilità.

DALL'AMERICA LATINA A TAIWAN: IL VERO FOCUS DEGLI USA E' SEMPRE LA CINA

Ma il confronto con Mosca è solo un effetto collaterale. Il vero obiettivo, anche in Venezuela, è la Cina. Caracas è infatti il principale partner sudamericano di Pechino, che detiene un credito monstre con il regime chavista e che ha nel paese molteplici interessi commerciali in un'area nella quale il gigante asiatico sta provando a mettere radici, come dimostrano le crescenti adesioni alla Belt and Road Initiative che hanno coinvolto paesi dell'America Latina (da ultimo l'Uruguay) e dei Caraibi (da ultimo la Giamaica).

I dossier più a cuore della Casa Bianca sono quelli che riguardano la Cina. In questo senso va letto l'interesse verso l'Indo Pacifico. In questo va soprattutto letta la crescente presenza militare a stelle e strisce nel mar Cinese meridionale e in particolare intorno allo stretto di Taiwan. Gli attraversamenti di quelle acque considerate dalla Cina come il proprio "giardino di casa" (così come l'America Centrale e Latina sono considerate il proprio "giardino di casa" dagli Usa) si sono moltiplicate. 

Trump sta alzando il tiro su Taiwan, isola considerata come una provincia ribelle e parte del proprio territorio da Pechino, sin da prima del suo insediamento, quando aveva promesso che la sua prima telefonata sarebbe stata alla presidente filo indipendentista taiwanese Tsai Ing-wen. Lo scorso anno è stata aperta un'ambasciata de facto a Taipei.

Ma nelle ultime settimane l'azione Usa su Taiwan si è intensificata. Prima Tsai è stata accolta alle Hawaii per uno scalo di un giorno alla fine del suo tour nelle isole alleate del Pacifico. Poi c'è stato l'attraversamento di due navi da guerra Usa nello stretto di Taiwan. Infine il ricevimento alla Casa Bianca del candidato alla presidenza taiwanese alle elezioni del 2020 Terry Gou, ricco patron di Foxconn. Ed era la prima volta che un possibile presidente di Taiwan metteva piede alla Casa Bianca.

GLI USA NON ABBASSANO LA TENSIONE SULLA RUSSIA PER UNIRE L'EUROPA ORIENTALE IN FUNZIONE ANTI TEDESCA

La Russia, in questo scenario da sfida Washington-Pechino, può svolgere semmai il ruolo di arbitro. Per il momento gli Usa non hanno operato una distensione con Mosca perché lo spettro più o meno concreto della minaccia russa gli serve per tenere insieme la cintura nord orientale dell'Europa in funzione anti tedesca.

Il grande incubo di Trump è un'Europa unita a trazione tedesca che converge con Pechino. Ecco perché la presenza Usa e Nato sul fronte orientale dell'Europa è particolarmente intensa. E non a caso proprio tra questi paesi come per esempio Polonia e Repubblica Ceca, che pure hanno aderito tempo fa alla Belt and Road, si è diffusa una maggiore cautela nei rapporti con la Cina (e con il colosso tech Huawei).

Abituiamoci all'idea: la sfida tra Usa e Cina ci accompagnerà per diverso tempo. Al di là delle possibili tregue commerciali delle prossime settimane.

twitter11@LorenzoLamperti

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