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Geopolitica
Via della Seta, l'Italia pensa a prestiti con l'Aiib


L'Italia, nell'ambito dell'accordo con la Cina sulla "Nuova via della Seta", starebbe valutando di "lavorare insieme" all'Asian Infrastructure Investment Bank, l'Aiib, il fondo per lo sviluppo delle infrastrutture in Asia, promosso da Pechino in contrapposizione al Fmi e alla Banca mondiale. Lo rivela il Financial Times, secondo il quale il possibile coinvolgimento dell'Aiib nel memorandum d'intesa tra i due Paesi che dovrebbe essere siglato in occasione della visita del 22 marzo a Roma del presidente cinese Xi Jinping, suggerirebbe che l'Italia stia cercando il modo di dissipare le preoccupazioni di Bruxelles rendendo l'accordo conforme alle norme dell'Ue. Secondo il Ft, che cita appunto le 5 pagine di una bozza del memorandum d'intesa tra Italia e Cina sulla collaborazione per lo sviluppo dei collegamenti commerciali della "Belt and Road Initiative, la collaborazione con l'Aiib renderebbe l'operazione conforme alle norme europee in materia, perche' l'istituto opererebbe in linea con gli standard internazionali, inclusi gli appalti competitivi e gli studi sull'impatto ambientale, che sono richiesti all'interno dell'Ue. "Il potenziale coinvolgimento dell'Aiib nelle Bri (la sigla del 'Belt and Road Initiative') in Italia - fa sapere al Ft un diplomatico Ue - e' un punto di svolta. Senza il coinvolgimento dell'Aiib nel prestito ai progetti, sarebbe difficile per le Bri volare in uno stato membro chiave dell'Ue". Il Ft inoltre ha sentito Manlio di Stefano, sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri e membro del M5s il quale dichiara: "Abbiamo attentamente controllato tutto e abbiamo fissato parametri orientati all'Europa e all'Italia, raggiungendo un accordo totale a tutti i livelli di governo."l'impatto ambientale, che sono richiesti all'interno dell'Ue.

Attraverso la Bri i cinesi mirano a finanziare e costruire infrastrutture in oltre 80 paesi in Eurasia, Medio Oriente e Africa. Gli Stati Uniti e i grandi Paesi europei sono preoccupati che queste iniziative favoriscano le imprese cinesi, creino delle 'trappole del debito' per gli stati beneficiari e siano utilizzate per rafforzare l'influenza strategica e militare di Pechino. La possibilita' di un accordo tra Italia e Cina nell'ambito del Bri, il cui piano e' stato rivelato dal Financial Times la scorsa settimana, ha suscitato proteste da parte di Washington e Bruxelles. Diversi paesi dell'Europa centrale e orientale, tra cui Polonia e Ungheria, hanno gia' approvato i Bri, ma l'Italia sarebbe il primo paese del G7 a farlo. Roma, sostiene il Ft, ritiene che una piu' stretta collaborazione con la Cina possa aiutare il Paese ad affrontare problemi come l'alto debito pubblico e la migrazione illegale dall'Africa. L'accordo programmato tra Pechino e Roma e' "molto importante per l'Italia perche' permettera' alle nostre aziende di essere attori chiave nel piano dell'iniziativa Belt and Road, di avere piu' leva nel mercato cinese, sia per attirare investimenti sia per entrare in quel mercato protagonisti " spiega al Ft Di Stefano.

SCHEDA/ L'Aiib, la banca cinese che investe in infrastrutture

L'Aiib, la Banca Asiatica d'Investimento per le Infrastrutture, e' un istituto multilaterale di sviluppo che nasce nel 2015 e diventa operativo nel 2016 su iniziativa della Repubblica Popolare Cinese. E' dotato di un capitale di 100 miliardi di dollari ed ha come obiettivo il finanziamento di opere infrastrutturali nell'area asiatica, in particolare nell'Asia centro-meridionale, con particolare riferimento ai settori dell'energia, dell'acqua, dell'ambiente, dei trasporti e della logistica ma anche, piu' in generale delle reti infrastrutturali e della finanza. Nasce come un'alternativa al Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Mondiale e all'Asian Development Bank, storicamente legate gli Usa e all'occidente, anche se l'istituto fin dalla sua fondazione ha sempre puntato a inserirsi nel panorama finanziario internazionale come partner affidabile e non in conflitto con gli organismi esistenti, come la Banca Mondiale e la Asian Development Bank. L'Aiib ha il compito di finanziare molti degli investimenti infrastrutturali previsti nel piano One Belt, One Road, ora denominato Bri (Nuova Via della Seta), il grande piano con il quale la Cina intende migliorare la connettivita' e la cooperazione nell'area eurasiatica. Il piano si articola in due direttrici: la "cintura economica terrestre" ovvero il collegamento via terra che raggiunge l'Europa dopo aver attraversato l'Asia Centrale, il Medio Oriente e la Russia e la "cintura economica marittima" ovvero il collegamento via mare che arriva nel cuore del Mediterraneo dopo aver costeggiato il Sudest Asiatico, l'Africa Orientale e il Medio Oriente.

I TIMORI DI USA GIAPPONE E UE Gli Stati Uniti, il Giappone e i grandi Paesi europei sono preoccupati che l'azione del Bri favorisca le imprese cinesi, crei delle 'trappole del debito' per gli stati beneficiari e sia utilizzata per rafforzare l'influenza strategica e militare di Pechino. I Paesi fondatori dell'Aiib sono 57, tra cui l'Italia. Secondo la Cina, sono considerati fondatori gli stati che hanno aderito alla banca entro il 31 marzo 2015, dopo tale data, ogni ulteriore adesione comporta per lo stato che aderira' all'Aiib lo status di semplice "componente". L'Italia ha aderito il 17 marzo 2015, insieme anche a Germania e Francia.

I FINANZIAMENTI DELL'Aiib Con i 100 miliardi di capitale impegnato, fino alla meta' del 2018, l'Aiib ha finora finanziato per 5 miliardi 28 progetti in 13 paesi, tra cui un'autostrada in Pakistan e un impianto di stoccaggio del gas in Turchia. Sebbene gli Stati Uniti e il Giappone abbiano cercato di scoraggiare altre nazioni dall'adesione all'Aiib, finora 87 paesi hanno firmato, grazie alla crescente importanza globale della Cina e alla fame di finanziamenti da parte dei governi. Si stima che il fabbisogno di infrastrutture per lo sviluppo dell'Asia e del Pacifico sara' di 1.500 miliardi di dollari l'anno fino al 2030. Molti Paesi hanno espresso preoccupazioni sul fatto che l'Aiib abbia prestato soldi anche a nazioni corrotte, senza costringerle ad adottare riforme per diventare piu' trasparenti. L'Aiib ha pero' fatto di tutto per rassicurare i dubbiosi. Jin Liqun, il presidente dell'Aiib, afferma che l'obiettivo e' essere "perfettamente puliti", con offerte competitive per progetti e misure di sorveglianza in grado di monitorare la corruzione. L'Aiib ha anche attratto uno staff internazionale di esperti e spesso finanzia progetti proposti e cofinanziati con istituti di credito come la Banca mondiale e la Banca asiatica di sviluppo. Inoltre la Cina ha abbastanza diritti di voto della banca per bloccare le decisioni che richiedono l'approvazione dei tre quarti, ma finora non ha usato questo suo potere.
 

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