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Geopolitica
Cari Usa, la storia non era finita.Il modello Xi alla conquista dell'occidente

1992. Il muro di Berlino è caduto. L'Unione Sovietica non esiste più. Gli Stati Uniti sono l'unica e sola superpotenza mondiale. L'occidente sembra aver trionfato a livello militare, sociale, filosofico, culturale. Il resto del mondo è chiamato a convergere sul modello vincitore, l'unico possibile. Non c'è alternativa al liberalismo democratico, espressione politica obbligata del capitalismo economico fautore del progresso sociale, tecnologico e garante dell'uguaglianza dei diritti. Fine della storia.

2019. Gli Stati Uniti vogliono costruire un muro al confine con il Messico. La Cina è tornata a esistere. Gli Stati Uniti non sono più l'unica e sola superpotenza mondiale. Le democrazie liberali occidentali, ostaggio di instabilità e politically correct sono scosse al proprio interno dai cosiddetti movimenti sovranisti. La convergenza del resto del mondo sul modello occidentale si è arrestata. L'esportazione della democrazia in Medio Oriente è stata un fallimento e ha portato alla nascita o riorganizzazione di gruppi terroristici come Daesh. E da oriente sorge un modello alternativo al liberalismo democratico, espressione politica non più obbligata del capitalismo economico. La storia non è finita.

FUKUYAMA, AUTORE DE "LA FINE DELLA STORIA", AMMETTE: "LA STORIA NON E' FINITA"

"Il modello di governo autoritario della Cina potrebbe imporsi come alternativa alla democrazia liberale occidentale, a patto che riesca a tenere sotto controllo le tensioni sociali e a mantenere la stabilità economica". Parola di Francis Fukuyama. Proprio lui, l'autore del celeberrimo saggio "La fine della storia e l'ultimo uomo", a 27 anni di distanza lo ha ammesso, in una conversazione con Yoshikazu Kato, docente dell'Asia Global Institute: la storia non è finita. La vittoria del modello occidentale non era definitiva, anzi forse era persino solo apparente. La sfida portata dal modello cinese è forte e reale, in un momento dove le democrazie liberali sembrano in crisi un po' ovunque. 

IL LUNGO RISVEGLIO DELLA CINA

Come definire la Belt and Road Initiative lanciata da Pechino nel 2013, d'altronde, se non come un modello alternativo di sviluppo globale con implicazioni politiche e strategiche oltre che commerciali? Dimenticato il lungo "secolo della vergogna", il Dragone asiatico si è da tempo destato dal suo sonno. Un risveglio dapprima quieto, nell'epoca delle riforme di Deng Xiaoping e dell'apertura al capitalismo occidentale. Un processo che aveva convinto i distratti osservatori occidentali, offuscati dal solenne banchetto del vincitore, che la convergenza della Cina al proprio modello sarebbe stata inevitabile. E invece.

IL MODELLO ALTERNATIVO CINESE

E invece il risveglio del Dragone si è fatto meno quieto. Per sopravvivere un Dragone non può volare basso. La Cina ha dapprima pensato alla propria, impressionante, crescita interna, portata avanti anche grazie (Fukuyama direbbe "nonostante) a un modello politico dirigista e diametralmente opposto dalla democrazia liberale. Un modello nelle quali le aziende di Stato sono incentivate a diventare colossi globali e nel quale i confini tra pubblico e privato sono labili, destini intrecciati in un disegno strategico ad ampio raggio. Dopo di che per il Dragone è arrivato il momento di volare anche su terre lontane, estendendo le proprie rotte.

LA DISTRAZIONE OCCIDENTALE E IL NUOVO SOGNO CINESE

Sfruttando l'afflato storico dell'antica Via della Seta, Xi Jinping, l'artefice del nuovo "sogno cinese" ha creato un sofisticato sistema di interconnessioni che ha più le sembianze di infrastrutture logistiche che non quelle di nostalgici tessuti. L'iniziale sottovalutazione degli Stati Uniti ha permesso alla Cina di esportare il proprio progetto, concepito in realtà per rispondere innanzitutto a precise necessità interne e non tanto per "conquistare il mondo", dapprima ai vicini del Sud Est e dell'Asia centrale, per poi arrivare in Africa e in Europa orientale. E ci è arrivata tramite infrastrutture, porti, industrie, manifatture, joint venture ma anche attraverso la tecnologia.

LA SFIDA TECNOLOGICA

Ecco, la tecnologia. Parola chiave di qualsiasi scenario di futura (in realtà già molto presente) sfida per la leadership globale. E' qui che gli Stati Uniti si sono accorti che la loro speranza di convergenza della Cina assomigliava più a un'illusione. La crescita tecnologica cinese, esponenziale, è alla fine stata interpretata da Washington come una minaccia diretta al proprio primato globale. Spazio allora alla controffensiva. ZTE prima, Huawei poi, persino l'app di incontri omosessuali Grindr: tutti finiti nel mirino degli Stati Uniti, che con Donald Trump si stanno agitando in una ricerca del tempo perduto ben più scomposta di quella di proustiana memoria.

LA REAZIONE DEGLI STATI UNITI

Le pressioni sui partner europei, gli avvertimenti più o meno diretti su 5G, telecomunicazioni, infrastrutture. L'ingresso strategico nel cuore dell'Europa orientale in funzione anti tedesca, "venduta" come protezione anti russa, per evitare la convergenza tra il cuore dell'Ue e il rivale. Sì, perché Washington lo ha deciso da tempo: la Cina è il rivale da combattere e sconfiggere per mantenere la leadership globale. Un rivale da contenere, eventualmente da dividere al proprio interno usando magari la questione, mai centrale come adesso, dello status di Taiwan.

LA NUOVA GUERRA FREDDA: LA STORIA NON E' FINITA

In attesa che la Russia ne decida almeno in parte le sorti continuando ad appoggiare l'alleato asiatico oppure optare per una (oggi improbabile) convergenza filo occidentale, gli Stati Uniti sono entrati in modalità guerra fredda. A testimonianza di ciò, la ripresa delle attività del Committee on the Present Danger, influente organizzazione nata negli anni Cinquanta per combattere la "minaccia comunista". Lo scontro "vero" può ancora essere evitato, ma è una modalità che non potrà certo essere modificata da eventuali tregue commerciali o parziali accordi sui dazi. Lo ha riconosciuto anche Fukuyama. La storia non è finita. E gli attori protagonisti sono più di uno.

twitter11@LorenzoLamperti

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