Dalle stelle alla politica, un astrofisico per il Pd

Lunedì, 11 maggio 2009 - 05:26:00


IL VIDEO

Servizio e Video di Angelo Maria Perrino
e Francesco Oggiano

"Pensa che ogni euro investito nella ricerca genera tre euro di ricchezza reale. È un concetto facilissimo, che però bisogna continuamente spiegare e ripetere, soprattutto ai protagonisti della politica”. Giovanni Bignami, 65 anni , scienziato, non bada troppo alle stelle. Non ha la testa tra le nuvole e non si perde tra gli astri. Nonostante li studi da più di 40 anni.Da quando, giovane, ha iniziato a studiare astrofisica e tecnologia spaziale, in Italia, in Europa e nel mondo. Accademico dei Lincei, conosciutissimo all’estero, ha deciso di scendere in campo.

“Ci credo, nella politica. Ho vissuto in prima persona la politica della scienza e della ricerca, e sono convinto che queste attività, poiché gestite col denaro pubblico, debbano essere partecipate dalla politica”.

Perché proprio con il Pd?
“È l’unico partito che può riportare l’Italia alla democrazia, che può ripristinare l’attenzione per la cultura, il progresso e l’innovazione, valori di cui abbiamo bisogno come il pane".

Proprio il partito più diviso e confuso attualmente in Italia.
“Beh, proprio per questo il Pd, modestamente, ha bisogno di gente come me. Non gli servono né veline né politici di professione. Al contrario, ha bisogno di uomini che hanno dedicato la propria vita al loro lavoro, culturale e pubblico”.

E lei l’ha dedicata. Come c’è riuscito, in un Paese che ignora la scienza, o quasi?
“Non è vero che la ignora. La ignora adesso, violentemente direi. A causa di un governo oscurantista, che ha distolto l’attenzione degli italiani dalla cultura. Il mio successo è venuto molto dall’Europa, dalla Francia, dalla Germania e dall’Inghilterra. Sa che gli scienziati erano molto più europei prima che nessuno sapesse che cosa volesse dire Maastricht?”.

E l’Italia è il fanalino di coda, del “villaggio di Maastricht”?
“Beh, noi investiamo in ricerca lo 0,9% del nostro Prodotto interno lordo, l’Europa il 4,3%. Faccia lei. Siamo ultimi anche in trasparenza: l’Europa ha recentemente istituito delle regole per il finanziamento dei progetti di ricerca, che sono infinitamente più libere e trasparenti di quanto non succeda da noi. Ho chiesto personalmente al ministro Gelmini di istituire la Anvur (l’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca, ndr). Era già pronta, ai blocchi di partenza del governo precedente, eppure non si vede ancora. Senza un agenzia di valutazione non andiamo da nessuna parte”.

Proprio in un’intervista ad Affaritaliani, il ministro Gelmini ha annunciato l’imminente avvio di questa agenzia. Torniamo a lei: ha trascorso 40 anni a fare ricerca. Che cosa ci dicono le stelle?
“Le stelle sono un simbolo dell’attenzione, della serietà e della professionalità alle quali dobbiamo guardare. Nelle stelle è nascosta la capacità di costruire il futuro dei nostri figli”.

Scienziato per necessità, per vocazione, per caso?
“Per vocazione, senza dubbio. Non avrei potuto fare nient’altro. Per molto tempo mi stupivo del fatto che mi pagassero per fare lo scienziato”.

La scoperta di cui va più fiero?
“Mah, forse quella per cui ho ottenuto molti riconoscimenti, il cui valore è soprattutto semantico. Anni fa, scoprii un nuovo tipo di stella. La chiamai “ghe minga” (non c’è), perché per moltissimi anni l’avevamo cercata e non c’era. Ora tutto il mondo chiama una stella in dialetto milanese”.

Storie d’altri tempi. Ora i ricercatori sembrano soffrire sempre di più.
“Tutti i giorni sono a contatto con questi giovani. Molti di loro hanno la stoffa. È facile capirlo: non fanno nient’altro e possiedono il sacro fuoco. Io sono qui per loro”.

Quanto ha mediato nella sua attività?
“Non sono sceso a molti compromessi. Non ne ricordo di grossi. E comunque: la ricerca va sostenuta col denaro pubblico in modo trasparente. È semplice. Gli obiettivi sono assolutamente ovvii, non c’è niente da inventare e non ci sono scorciatoie”.

Centinaia di articoli scientifici, sui giornali di tutto il mondo. Quattro libri, in diverse traduzioni. E’ importante la divulgazione?
“È fondamentale. Io la sento come un dovere, seppur piacevole”.

Dice che con la ricerca guariremo dalle malattie incurabili.
“Ma senza dubbio. Ai tempi della peste del Manzoni, il concetto di antibiotico era inimmaginabile. Oggi la peste non esiste più. Dietro la porta è pronto un nuovo Universo, che molto probabilmente partirà dalla ricerca sulle cellule staminali”.

Avremmo l’energia pulita, riusciremo a emanciparci dal petrolio?
“Certamente sì. Sempre se investiremo nel campo della fusione calda, quella che tiene accesso il Sole per intenderci, e in quello dell’energia nucleare. Ma c’è un’ultima precisazione”.

Spari pure.
“Il segreto dell’energia è il risparmio. E sa qual è la migliore energia?”

No.
“Quella risparmiata, ovvio”.

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