Il piano segreto di Berlusconi: al voto anticipato senza Fini né Bossi

Non ne può più. Il premier è stanco delle continue mediazioni con Fini. Dei malumori del Quirinale. Degli attacchi dell'Anm e del Csm. Ed è perfino stanco della Lega. Che sulle Regionali continua ad alzare la posta. Così ai suoi fedelissimi il Cavaliere ha confidato il suo progetto clamoroso: elezioni anticipate alla fine di marzo del prossimo anno, scaricando l'ex leader di An e Bossi. Un ritorno alle urne trasformato in un referendum sullo stesso Cavaliere

Venerdì, 13 novembre 2009 - 15:50:00

Berlusconi telefono
Silvio Berlusconi

FORUM 1: se fossi Silvio Berlusconi, andresti al voto anticipato mollando gli alleati Fini e Bossi?

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"Tremonti ha un mestiere difficile che è quello di dire tanti no. Bisognerebbe essergli grato. Tutto questo però lo stressa un po' e a volte gli sfuggono affermazioni un po' forti. Ma gli voglio bene lo stesso". Lo ha detto Renato Brunetta, ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, a "Omnibus" su LA7
E' stanco. E' molto stanco. Silvio Berlusconi non ne può più delle continue mediazioni. Non ne può più degli incontri-scontri con Gianfranco Fini (e la Giustizia è soltanto l'ultimo caso). Non ne può più di dover andare a Montecitorio a cercare ogni volta di trovare un accordo su tutto con l'alleato al quale ha dato tanto ma dal quale sta ricevendo poco. Troppo poco. Poi ci sono i problemi legati alle scelte del numero uno dell'Economia. Giulio Tremonti ha certamente un caratterino non facile, però ogni volta in Consiglio dei Ministri è una battaglia. Una sfida tra i ministri che vogliono soldi e il titolare di Via XX Settembre che risponde picche. L'ultima è stata la lite con Renato Brunetta.

Liti, contrasti e una situazione che si sta deteriorando. Come quella dei rapporti con il Quirinale. Ora filtrano i malumori di Giorgio Napolitano sul ddl presentato in Senato che accorcia i processi, una norma comunque più blanda della prescrizione breve messa a punto da Ghedini e bocciata proprio da Fini. Tensioni con il Colle non nuove, dato che gli strascichi post-bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale lasciano aperte ancora molte crepe. Senza contare l'Anm e perfino il Csm sempre pronti a censurare il presidente del Consiglio. Che tra l'altro ha anche problemi personali e privati da affrontare con l'imminente causa di divorzio di Veronica Lario. Ma non finisce qui. Addirittura con Umberto Bossi e soprattutto con i leghisti - in particolare Roberto Maroni - i rapporti non sono più quelli di una volta.

Il Cavaliere è stanco del Carroccio che continua ad alzare la posta sulle elezioni regionali, che vuole il Piemonte e il Veneto senza mollare il ministero dell'Agricoltura. Poi ci si mettono anche i presunti contrasti interni alla Lega: con il responsabile del Viminale sempre sul piede di guerra - vedi la lite sui fondi per la sicurezza - e con Roberto Calderoli che invece sembra più berlusconiano degli azzurri. Una situazione insostenibile, insomma. Tanto che il premier avrebbe confidato ai suoi più stretti collaboratori di essere pronto a ribaltare tutto. A sconvolgere il quadro politico. A dimettersi e a far dimettere in massa tutti i parlamentari del Popolo della Libertà (esclusa la piccola pattuglia di finiani) con l'obiettivo dello scioglimento delle Camere.

Anche perché Berlusconi sa che un esecutivo alternativo non avrebbe i numeri, non potendo mettere insieme l'Udc con l'Italia dei Valori. E quindi elezioni anticipate, subito. Già a fine marzo, insieme alle Regioni. Un ritorno alle urne da trasformare in un referendum su se stesso, un referendum sul Cavaliere. Che vorrebbe addirittura presentarsi da solo, mollando Fini e Bossi. Dire agli italiani: non mi hanno fatto governare, datemi un mandato pieno e riformerò veramente l'Italia. Uno scenario che prende quota nei Palazzi del potere...
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