Insight/ Verso il governissimo Renzi-Berlusconi. Chi c'è e chi è out

La conferma del Patto del Nazareno va ben oltre la legge elettorale, le riforme istituzionali e il Quirinale. Il premier e l'ex Cavaliere sono pronti a formare un nuovo governo di larghe intese. Un Renzi-bis che veda la partecipazione diretta di Berlusconi. La conseguenza sarà l'uscita dal Pd della minoranza sempre più spina nel fianco del segretario dem e la rottura definitiva tra il leader azzurro e Fitto (che a Palazzo Madama conta su circa 20 senatori). Fuori anche Brunetta. Si scaldano come ministre la Gelmini e la Carfagna. Non solo motivi politici dietro la svolta. I dettagli nel retroscena di Affaritaliani.it


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


Tutto si tiene. Nulla accade per caso, specie nella politica italiana. La conferma del Patto del Nazareno, che prevede la stampella dell'ex Cavaliere al premier sulla legge elettorale, viste le defezioni nel Partito Democratico soprattutto a Palazzo Madama, va ben oltre l'Italicum e anche ben oltre il Quirinale, sempre più merce di scambio tra Renzi e Berlusconi, con il primo disposto - pare - a dire sì alla proposta del leader di Forza Italia (Amato o in seconda battuta Casini, come da accordo con Alfano), pur di garantirsi il pieno appoggio in Aula. Il premier lo ha detto chiaramente: io vado avanti e i frenatori non mi fermeranno. Il patto tra l'ex sindaco di Firenze e Berlusconi prevede, probabilmente dopo l'elezione del Capo dello Stato e l'ok alle riforme, la nascita di un Renzi-bis, ovvero di un governissimo che preveda la partecipazione diretta dei fedelissimi del numero uno azzurro nell'esecutivo.

Già si scaldano Mariastella Gelmini e Mara Carfagna, possibili ministre. Ovviamente si tratterebbe di uno sconvolgimento del quadro politico. Da un lato il segretario democratico romperebbe definitivamente con la minoranza interna, quella di Fassina e Cuperlo, ma anche di Damiano, per intenderci. Renzi è stanco dei continui attacchi e del Vietnam parlamentare e vuole una maggioranza più solida e coesa. Sul fronte Forza Italia è evidente che della partita non farebbero parte le due minoranze, quella organizzata di Raffaele Fitto - che ha avuto un durissimo incontro-scontro con Berlusconi - che conta su circa venti senatori e quella un po' solitaria di Renato Brunetta, che ovviamente verrebbe sostituito come capogruppo alla Camera degli azzurri. Dietro il rinnovato governo delle larghe intese ci sono interessi diversi. Renzi vuole andare avanti a tutti costi, stanco come detto della sinistra Pd, soprattutto dopo lo strappo di Cofferati.

E l'ex Cav, che teme l'ascesa di Salvini (di cui non si fida affatto), vuole entrare nelle partite che contano. Non solo le riforme ma anche le nomine, a partire da quelle del Colle con il successore di Napolitano. In questa chiave va letto anche il contestato decreto fiscale salva-Berlusconi, al quale è stato goffamente posto rimedio ma soltanto con un Cdm ad hoc rinviato, guarda caso, a fine marzo. Senza contare il pressing dei figli dell'ex presidente del Consiglio e di Fedele Confalonieri, convinti che per Mediaset e Fininvest la soluzione migliore sia la stabilità e quindi la continuazione del governo attuale, meglio ancora se con dentro proprio Berlusconi. Sullo sfondo, poi, l'ipotesi in futuro di costruire un grande raggruppamento di centro, una sorta di nuova Democrazia Cristiana, che contenga sia i fedelissimi del premier sia quelli dell'ex Cav, inclusi ovviamente i centristi di Ncd, Udc e Scelta Civica.


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