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Politica
Governo, Lega Giorgetti contro Lega Salvini. Ecco cosa c'è dietro il dualismo


Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini. Due leghe nella Lega. Il primo dichiara su RaiUno a Porta a Porta che se la litigiosità di questi giorni nella maggioranza continuasse anche dopo il 26 maggio il governo non potrebbe andare avanti. Il secondo si fa intervistare dal Corriere della Sera poche ore dopo per dire di voler andare avanti con Luigi Di Maio e Giuseppe Conte.

I colonnelli del Carroccio cercano di gettare acqua sul fuoco spiegando che si tratta semplicemente di "due modi di dire la stessa cosa e che la Lega è compatta". Una difesa d'ufficio tanto doverosa quanto sterile. Sono settimane, se non mesi, che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio suggerisce al ministro dell'Interno e vicepremier di mollare i 5 Stelle e di valutare "scenari alternativi".

Tra i quali un esecutivo di Centrodestra con eventuali transfughi grillini che temono il ritorno alle urne e la perdita dei privilegi da parlamentari o le elezioni politiche anticipate ora che il vento sembra favorevole, nonostante una flessione registrata nei sondaggi prima del black out. Giorgetti sa che il leader è Salvini e che a lui spetta la decisione finale. Lancia la "bomba" da Bruno Vespa e poi torna nei ranghi convocando una conferenza stampa per il pomeriggio di oggi al gruppo della Lega alla Camera per parlare della riforma dello Sport di cui GG (come Giorgetti viene chiamato nel partito) ha la delega.

Il segretario leghista è una sorta di "vorrei ma non posso", come dicono da Fratelli d'Italia. Alza tutti i giorni il livello di scontro con gli alleati - su Siri (salvo poi soccombere), autonomia regionale, flat tax, droga, castrazione chimica, morti sul lavoro, sforamento del vincolo Ue del 3%, reddito di cittadinanza, etc... - anche se successivamente dichiara di fare yoga e di voler andare avanti altri quattro anni con Di Maio e Conte e di sentire Silvio Berlusconi solo per sapere le sue condizioni di salute dopo il ricovero in ospedale (anche se i due si sarebbero dati appuntamento telefonico a dopo il 26 maggio).

Salvini, spiegano fonti di Centrodestra area Forza Italia, teme che in caso di crisi il Presidente Sergio Mattarella faccia di tutto per non sciogliere le Camere e, in caso di governo di Centrodestra più transfughi grillini, il ministro dell'Interno ha paura di non essere nemmeno preso in considerazione per il ruolo di premier, viste le sue posizioni troppo critiche nei confronti dell'Europa e per la sua vicinanza al partito di Vladimir Putin Russia Unita (oltre alla sua "esuberanza" nelle esternazioni).

Al contrario, il profilo ideale dell'establishment per il ruolo di presidente del Consiglio sarebbe proprio quel Giorgetti che tifa per la caduta del governo del Cambiamento. Stimato al Quirinale, ottimi rapporti con gli Stati Uniti, legami con le gerarchie vaticane, vicinanza a molte istituzioni Ue tra cui Mario Draghi e soprattutto un profile basso (non ha neanche un profilo sui social network) e non urlato che potrebbe rassicurare i mercati e i big della finanza.

E guarda caso GG pare proprio che non abbia affatto gradito le parole del ministro dell'Interno sullo sforamento del 3% del deficit/Pil che hanno fatto risalire lo spread. Salvini quindi preferisce restare al Viminale come azionista dell'esecutivo che rischiare di dover far posto al suo vice. Attacca Di Maio a testa bassa per cercare di capitalizzare il massimo alle Europee ma quando si tratta di arrivare al dunque corregge il suo vice e giura fedeltà a Di Maio e Conte. Ma la contrapposizione all'interno della Lega non è soltanto tra il numero uno e il numero due del partito.

La vecchia guardia - da Guido Guidesi a Edoardo Rixi, da Nicola Molteni Stefano Candiani - appoggiano la linea del sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Le nuove leve come Alessandro Morelli, Massimiliano Romeo, Andrea Crippa e tanti altri, seguono il 'Capitano' senza se e senza ma, con il Governatore del Veneto Luca Zaia quasi sull'Aventino senza schierarsi e con in testa solo l'autonomia (da cui dipende la propria rielezione nel 2020).

Per ora non siamo a livelli di lite o di rischio scissione, sarebbe eccessivo affermarlo, ma non è un caso se un leghista di vecchio corso confida ad Affaritaliani.it che ormai Salvini e Giorgetti si sentono al massimo una o due volte al giorno mentre fino a qualche settimana fa il dialogo era fitto e costante. Appunto, due leghe nella Lega.

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