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Politica
Governo Lega-M5S, chiuso il contratto. Sono 40 pagine
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"Tavolo chiuso, il contratto di governo è completo". Poco prima delle ore 19 di mercoledì 16 maggio 2018 autorevoli fonti parlamentari 5 Stelle annunciano la fumata bianca. Nell'intesa, composta di circa 40 pagine e da poco più di 22 punti, non ci sarebbe il punto relativo all'uscita dall'euro, né il referendum, e ogni posizione sul tema andrà verificata con i partner europei dell'Italia. Ci sarebbe invece un capitolo dedicato ai vaccini, anche se i dettagli non sono ancora noti. Chi ha partecipato al tavolo spiega che su pochi argomenti manca ancora un'intesa definitiva, che ora dovranno trovare i leader, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Come ad esempio sulla gestione dei flussi migratori, sulla quale la distanza non appare incolmabile. Rocco Casalino, capo della comunicazione M5S ha fatto sapere che "alla fine ci sono stati degli applausi alla fine e ci siamo tutti abbracciati".  Il programma adesso dovrà essere sottoposto ai due leader Luigi Di Maio e Matteo Salvini chiamati a dover sciogliere gli ultimi nodi: "Si tratta di 6 punti, appena 6 righe" minimizza Casalino. Nel contratto non c'è più la parte relativa all'uscita dall'euro e non sarebbe previsto nemmeno il referendum sulla moneta.

GOVERNO: BOZZA CONTRATTO M5S-LEGA, TAGLIO A PENSIONI SOPRA 5000 EURO

"Per una maggiore equità` sociale, riteniamo altresì` necessario un intervento finalizzato al taglio delle cd. pensioni d'oro (superiori ai 5.000,00 euro netti mensili) non giustificate dai contributi versati". E' quanto si legge in un passaggio della bozza di contratto Lega-M5S in possesso dell'Adnkronos e che attende il via libera dei due leader. Nello stesso paragrafo si affronta il nodo dei costi della politica, altro tema caro ai 5 Stelle. "Riteniamo doveroso intervenire nelle sedi di competenza per tagliare i costi della politica e delle istituzioni, eliminando gli eccessi e i privilegi - si legge infatti- Occorre inoltre ricondurre il sistema previdenziale (dei vitalizi o pensionistico) dei parlamentari, dei consiglieri regionali e di tutti i componenti degli organi costituzionali al sistema previdenziale vigente per tutti i cittadini, anche per il passato".  

GOVERNO: BOZZA M5S-LEGA, CONFLITTO INTERESSI ANCHE SINDACI E DIRIGENTI PARTECIPATE

"Intendiamo estendere l'applicazione della disciplina a incarichi non governativi, ossia a tutti quei soggetti che, pur non ricoprendo ruoli governativi, hanno potere e capacità` di influenzare decisioni politiche o che riguardano la gestione della cosa pubblica, come ad esempio i sindaci delle grandi città` o i dirigenti delle società` partecipate dallo Stato". Così si legge nella bozza del contratto di governo in possesso dell'Adnkronos, una versione semi-definitiva dell'accordo in attesa che i due leader, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, chiariscano alcuni punti che nel documento appaiono evidenziati in rosso. "Abbiamo potuto constatare - si legge - come il conflitto d'interessi nasca già` nelle aule parlamentari, dove i legislatori sono, talvolta, i soggetti che versano in gravi situazioni d' incompatibilità`". "La stessa Giunta per le elezioni, organo anacronistico in quanto composto essenzialmente da politici - si legge - contribuisce a mantenere inattuata qualsiasi normativa in materia. Per risolvere il conflitto d'interessi, che spesso pregiudica l'azione della politica, intendiamo innanzitutto cambiare l'ambito di applicazione della disciplina estendendo l'ipotesi di conflitto oltre il mero interesse economico". "Riteniamo, infatti, che debba qualificarsi come possibile conflitto di interessi l'interferenza tra un interesse pubblico e un altro interesse, pubblico o privato, che possa influenzare l'esercizio obiettivo, indipendente o imparziale, di una funzione pubblica, non solo quando questo possa portare un vantaggio economico a chi esercita la funzione pubblica e sia in condizione di un possibile conflitto di interessi, ma anche in assenza di un vantaggio immediatamente qualificabile come monetario".

GOVERNO: BOZZA CONTRATTO M5S-LEGA, VERIFICA A META' LEGISLATURA

"Le parti concordano sulla necessita` di effettuare una verifica complessiva sull'azione di governo a metà` della XVIII legislatura, allo scopo di accertare in quale misura gli obiettivi condivisi siano stati raggiunti e, se possibile, di condividerne degli altri". E' quanto si legge nella bozza del contratto di governo Lega-M5s in possesso dell'Adnkronos. Si tratta della versione semi-definitiva, manca solo il via libera su alcune righe, sottolineate in rosso, di Luigi Di Maio e Matteo Salvini. "Gli esiti della verifica complessiva - si legge a proposito del check di metà mandato - sono resi pubblici sul sito internet del Governo".

GOVERNO: BOZZA CONTRATTO M5S-LEGA, VINCOLO MANDATO E TAGLIO ELETTI

"Occorre partire dalla drastica riduzione del numero dei parlamentari: 400 deputati e 200 senatori". La 'sforbiciata' é contenuta nel contratto di governo Lega-M5S, una versione semi-definitiva, in possesso dell'Adnkronos, che aspetta solo il via libera di Matteo Salvini e Luigi Di Maio su alcune parti che risultano evidenziate in rosso.  Con La sforbiciata al numero di parlamentari, che si accompagna -nello stesso paragrafo- anche all'introduzione del vincolo di mandato popolare contro i cambi di casacca, per i relatori del documento renderà "più` agevole organizzare i lavori delle Camere" e "più` efficiente l'iter di approvazione delle leggi, senza intaccare in alcun modo il principio supremo della rappresentanza, poiché´ resterebbe ferma l'elezione diretta a suffragio universale da parte del popolo per entrambi i rami del Parlamento e non se ne snaturerebbero natura e funzioni. Sarà` in tal modo possibile conseguire anche ingenti riduzioni di spesa poiché´ il numero complessivo dei senatori e dei deputati risulterà` quasi dimezzato". Ecco dunque lo snodo sul vincolo di mandato. "E`' necessario introdurre espressamente il 'vincolo di mandato popolare' per i parlamentari - si legge - per rimediare al sempre più` crescente fenomeno del trasformismo. Del resto, altri ordinamenti, anche europei, prevedono il vincolo di mandato per i parlamentari; e` noto l'articolo 160 della Costituzione portoghese, il quale dispone che il deputato decade dal mandato semplicemente se si dimette dal gruppo parlamentare del suo partito e contemporaneamente si iscrive al gruppo di un'altra fazione politica".

Toninelli: "Terminato lavoro su contratto di Governo, alla fine è scattato l'applauso"

 


La trattativa sul contratto di programma M5s-Lega sembra così terminata. A metà pomeriggio i due leader avevano ostentato ottimismo. Luigi Di Maio aveva certificato: "Questione di ore per finire. Poi voto on line per gli iscritti al Movimento". Matteo Salvini assicura che lui e Di Maio potrebbero salire al Colle anche "prima di lunedì". E il leader leghista era andato all'attacco in diretta Facebook: "Provano a fermarci coi soliti ricatti dello spread che sale, delle Borse che scendono e delle minacce europee. Stavolta si cambia, più lavoro e meno clandestini, più sicurezza e meno tasse". E sottolinea: "Un leghista al Viminale sarebbe una garanzia per rimpatri ed espulsioni". Assicura che è stato trovato un punto di incontro su "come smontare la legge Fornero". E conclude: "Io premier? Sarebbe l'onore più grande del mondo. Ma se avessi la certezza, anche non da premier, di fare molte cose utili per voi, mi metto in gioco e se serve faccio un passo di lato".

Luigi Di Maio si sofferma con un capannello di giornalisti alla Camera: "Stiamo cercando una soluzione politica per la premiership, nei tecnici non ci credo. Se serve a far partire il governo, io e Salvini siamo pronti anche a starne fuori". E in merito al rapporto con l'Europa chiarisce: "Massimo dialogo ma l'Italia non può essere più subalterna alle dinamiche di qualche eurocrate. Più ci attaccano e più mi fanno capire che siamo sulla strada giusta". Poi, a proposito del contratto, rivendica: "Noi abbiamo portato a casa dei risultati incredibili, l'acqua pubblica, il reddito di cittadinanza, la riduzione dei costi della politica, la riduzione del numero dei parlamentari".

Governo Lega-M5S, al presidente Sergio Mattarella, lunedì pomeriggio nelle consultazioni al Quirinale, M5S e Lega hanno consegnato proprio quella bozza lì del programma. Quella travolta poi, una volta resa nota dall'Huffington Post, da un mare di proteste per l'ipotesi di uscire dall'euro. E che, non a caso, così come adesso è possibile ricostruire, il Capo dello Stato non ha nemmeno voluto prendere in considerazione, visionare fino in fondo.

La sorpresa di Mattarella per la bozza di contratto: valuterò solo il testo definitivo

"Tornate qui quando avrete il testo definitivo del vostro programma", ha spiegato prima al leader grillino e poi a quello leghista il capo dello Stato.  E non sarebbe soltanto tuttavia una faccenda per così dire di protocollo. Qualche punto sarebbe stato anticipato nel corso del colloquio. Ma l'ipotesi di mettere in moto un  meccanismo per uscire dall'euro, l'idea di una restituzione da parte della Bce di 250 miliardi, forse il "comitato di conciliazione" previsto  come un supergoverno, per restare solo ad alcuni dei passaggi critici del programma, avrebbero provocato una grande sorpresa sul Colle. Forse anche da qui la scelta del presidente della Repubblica di non leggere nemmeno la bozza, di non prenderla in visione. Insomma, quando Di Maio e Salvini, hanno poggiata sul tavolo dello Studio alla Vetrata questa versione del loro programma di governo,  il presidente della Repubblica lo avrebbe cortesemente "restituito" al mittente. Con l'indicazione di ripresentarsi con un altro programma, quello finale. Usciti dallo studio dal presidente, davanti ai giornalisti poi i due a sorpresa hanno annunciato che il programma non era ancora pronto, e hanno chiesto ancora qualche giorno.  Quella versione del "programma del cambiamento" era stata sfornata lunedì mattina al tavolo tecnico per il governo giallo-verde, rivelata dall'Huffington Post, ma disconosciuta e sconfessata duramente da grillini e leghisti come "una vecchia bozza del tutto superata". Almeno sul fronte dell'uscita dall'euro.

Governo Lega-M5S. Gli insight raccolti da Affaritaliani.it da uno dei partecipanti al tavolo delle trattative. Sembra definitivamente tramontata l'ipotesi della staffetta a Palazzo Chigi.

"Il premier sarà un esponente dei 5 Stelle, ma non Luigi Di Maio. A noi andranno i ministeri chiave, tra cui Interno ed Economia",  spiega ad Affaritaliani.it una fonte leghista che sta partecipando alle trattative.

Il più probabile per la poltrona di Palazzo Chigi sembrerebbe essere Alfonso Bonafede, mentre Di Maio prenderebbe la guida dello Sviluppo Economico. Agli Interni andrebbe invece Matteo Salvini e all'Economia Giancarlo Giorgetti.

Scuola e Beni culturali spetterebbero ai Cinquestelle, mentre Gian Marco Centinaio sarebbe a capo di Affari Regionali e Turismo. Per gli Esteri invece i due leader sarebbero orientati su un tecnico.

Si fa anche il nome di un sottosegretario, il leghista Toni Iwobi, cui andrebbe la delega all'Immigrazione.

Quanto al programma, secondo le aspettative di entrambi i partiti, si dovrebbe chiudere oggi il tavolo sul 'contratto di governo del cambiamento' in discussione dalla settimana scorsa.

Salvini intanto va all'attacco in una diretta Facebook: "Provano a fermarci coi soliti ricatti dello Spread che sale, delle Borse che scendono e delle minacce europee. Stavolta si cambia, più lavoro e meno clandestini, più sicurezza e meno tasse. Ma porto la Lega al governo solo e soltanto se c'è un programma firmato nero su bianco con i tempi, i costi e i modi". E sottolinea: "Un leghista al Viminale sarebbe una garanzia per rimpatri ed espulsioni". Assicura: "Trovato punto di incontro su come smontare la legge Fornero". E conclude: "Salvini premier? Sarebbe l'onore più grande del mondo. Ma se avessi la certezza, anche non da premier, di fare molte cose utili per voi, mi metto in gioco e se serve faccio un passo di lato". Quanto ai tempi, sono brevissimi: Salvini assicura che lui e Di Maio potrebbero salire al Colle anche "prima di lunedì".

GOVERNO. DI MAIO: QUALSIASI NOME STIA GIRANDO SECONDO ME E' BRUCIATO NOME PREMIER? NON SI CHIUDE FINCHÉ NON SI CHIUDE - "Per quanto riguarda il nome" del presidente del Consiglio del possibile governo Lega-M5S "non si chiude finche' non si e' chiuso veramente". Luigi Di Maio, capo politico M5S, lo dice lasciando il palazzo dei Gruppi alla Camera. "Per questo voglio dirvi anche che qualsiasi indiscrezione stia circolando, qualsiasi staffetta, io o Salvini premier, sono tutte questioni che secondo me appartengono ai retroscena e che in questo momento non corrispondono alla realta'", aggiunge Di Maio. "Qualsiasi nome stia girando secondo me e' bruciato", aggiunge.

GOVERNO. DI MAIO: TEMPI RECORD PER CONTRATTO, IN GERMANIA 6 MESI - "Se oggi ci saranno le ultime parole, chiudiamo nelle prossime ore ed e' un tempo record. In Germania ci hanno messo sei mesi e noi sei giorni". Lo dice Luigi Di Maio ai cronisti che gli chiedono del tavolo tecnico sul contratto di governo tra M5s e Lega. Ma il contratto sara' aperto anche ad altre forze politiche? "Il contratto e' tra noi e la Lega in questo momento", risponde.

GOVERNO. DI MAIO: OTTENUTA ACQUA PUBBLICA E RIDUZIONE PARLAMENTARI - "Noi abbiamo portato a casa dei risultati incredibili, l'acqua pubblica, il reddito di cittadinanza, la riduzione dei costi della politica, la riduzione del numero dei parlamentari e' nel contratto". Luigi Di Maio, capo politico M5S, lo dice lasciando il palazzo dei gruppi.

GOVERNO. DI MAIO: SPREAD? EUROCRATI HANNO PAURA MA NON MI SPAVENTANO GUARDA CASO APPENA ABBIAMO IPOTESI GOVERNO COMINCIANO FIBRILLAZIONI - Gli spread sui titoli di Stato italiani stanno gia' salendo, alla luce delle varie indiscrezioni sui contenuti del programma del possibile governo Lega-M5S relativi a temi europei come la moneta comune e il debito. "Guarda caso appena abbiamo fatto l'ipotesi del governo m5s e lega cominciano le fibrillazioni, vedo una certa paura da parte di alcuni eurocrati, ma non mi spaventano", e' il commento di Luigi Di Maio, capo politico M5S, lasciando la Camera.

GOVERNO: DI MAIO, RIDUZIONE NUMERO PARLAMENTARI NEL CONTRATTO - "La riduzione del numero dei parlamentari è nel contratto". Lo assicura Luigi Di Maio, uscendo dalla Camera, sottolineando come  "si tratti di un grande tema da affrontare". "La nostra posizione sull'euro non cambia, conoscerete il contratto e vedrete la politica europea che vogliamo attuare". Luigi Di Maio, capo politico M5S, lo dice lasciando la Camera ai giornalisti che gli chiedono del referendum sull'euro rilanciato da Beppe Grillo.

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