Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Unioni civili, Renzi in ritirata. Stralcio della stepchild?

Sulle unioni civili Matteo Renzi incassa la prima vera sconfitta da quando, due anni fa, è arrivato a Palazzo Chigi. Ormai è chiaro che si profila l'ipotesi di una ritirata, proprio per salvare le unioni civili. Un dietrofront che porterebbe allo stralcio delle adozioni per le coppie gay

renzi triste

Sulle unioni civili Matteo Renzi incassa la prima vera sconfitta da quando, due anni fa, è arrivato a Palazzo Chigi. Ormai è chiaro che si profila l'ipotesi di una ritirata, proprio per salvare le unioni civili. Un dietrofront che porterebbe allo stralcio delle adozioni per le coppie gay perché se è vero che l'ordine dei fedelissimi renziani è picchiare duro sul "cinismo " dei 5 Stelle, come lo chiama il premier, è anche vero che il leader dem è costretto a essere realista, cioè a contare i voti favorevoli all'emendamento canguro che permetterebbe di evitare decine di voti segreti e centinaia di proposte di modifica, tutte potenzialmente esiziali per far uscire una legge decente dall'aula di Palazzo Madama.

Dall'Argentina - dove è in visita ufficiale - Renzi si tiene in contatto con Luca Lotti che è piazzato alle spalle dell'emiciclo del Senato e ferma i senatori per sondarne gli umori. La raffica di dichiarazioni contro Grillo e Casaleggio per il voltafaccia sull'emendamento Marcucci, per l'annuncio del voto contrario fatto ieri dal senatore Alberto Airola, può servire ma "andare dritti, votarlo e contare i voti contrari del Movimento 5stelle, questo sì gli farebbe pagare un prezzo politico altissimo", ragiona il premier. Per questo per tutta la notte il sottosegretario Lotti e il capogruppo Luigi Zanda hanno lavorato sui numeri, cercando defezioni nel gruppo dei cattodem, solleticando la libertà di coscienza dei parlamentari di Forza Italia, chiedendo a Denis Verdini di compattare la sua truppa. "I numeri però sono a rischio", ripetono i delegati di Palazzo Chigi. E ieri è stato del tutto lampante quando il Pd ha dovuto mettere ai voti il rinvio della seduta a oggi e ha superato l'ostacolo con i voti determinanti di Ala. Un chiaro segnale di resa, almeno parziale.

Altro che adozioni, ora rischia l'intera legge. E rischia anche la sconfitta il Pd nella votazione del canguro. Quindi, in attesa di rientrare a Roma stamattina, Renzi immagina anche la strada di un patto dentro la maggioranza di governo, un accordo con Angelino Alfano che scansi la stepchild adoption per portare a casa le unioni civili. "E noi ci stiamo - ripete il capogruppo Renato Schifani - basta stralciare le adozioni ed evitare l'equiparazione col matrimonio". Ma per tutta la notte i dem hanno lavorato sul canguro, cercando i numeri dappertutto, perché, dice Renzi ai suoi collaboratori, "io capisco anche la voglia dei nostri senatori di non darla vinta ai grillini". Grillini che fino alla mattina avevano dato il loro placet all'emendamento tagliatutto ma poi sono capitolati di fronte agli ordini ricevuti da Casaleggio e Grillo.

Sulla chat dei parlamentari 5 Stelle Luigi Di Maio ha scatenato la sua battaglia contro il Pd dichiarando il canguro "irricevibile e per noi incostituzionale", chiedendo di mettere in difficoltà il Partito democratico, di dimostrare che non aveva una maggioranza senza "trucchi e se non ce l'ha lo dica". Airola, che si era speso per la legge Cirinnà, ha capitolato. Per i vertici, l'occasione di danneggiare il Pd lasciandolo solo con le sue contraddizioni era troppo ghiotta. E perfetta. Perché il Movimento 5 Stelle si è sempre battuto contro la ghigliottina alla Camera e contro i "canguri" al Senato. Il direttorio ha deliberato. "Nessun diktat, nessuna imposizione, ma per noi votare il canguro, per lo più davanti a soli 500 emendamenti, sarebbe stata un'assurdità. Abbiamo parlato come parliamo sempre con i senatori, ma non siamo stati noi a decidere", garantisce Roberto Fico.

Non sono bastati i capannelli tra Zanda e la capogruppo M5s Nunzia Catalfo. Non è bastato l'appello del viceministro Ivan Scalfarotto in un colloquio con Airola: "La nostra vita è nelle vostre mani. Quella di noi gay. La politica che c'entra?". Camminano invece a un metro da terra i cattodem come Rosa Maria Di Giorgi: "Abbiamo aspettato 20 anni per questa legge, possiamo aspettare 20 anni e dieci giorni votandola senza forzature".

La decisione finale verrà presa stamattina. E non sarà indolore per il Pd, comunque vada. Andare avanti, alla guerra totale, scatenerebbe i cattolici oltranzisti, quelli che Zanda non avrà convinto. Fermarsi e trattare con Ncd provocherebbe uno strappo con i senatori più di sinistra, compresi i giovani turchi vicini al ministro Orlando. Ma se conta far passare la legge qualcuno dovrà piegarsi.

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