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Politica
Governo: Salvini sotto attacco, ma il popolo è con lui
Foto LaPresse

E’ guerra allo Stato! Qui non si tratta più di sane e democratiche divergenze, questa è, a tutti gli effetti, una serie di attacchi mirati e violentissimi nei confronti di un Ministro della Repubblica Italiana. Occhio signori, la questione comincia a diventare piuttosto seria. “Malavitoso, devi morire, razzista, nazista, assassino”… e chi più ne ha più ne metta. E poi, fuori confine, arriva il “lebbroso, populista, pericoloso, antieuropeista ecc. ecc..”.

Siamo allo sdegno più totale! Un vilipendio senza precedenti. Dal rapper allo scrittore, dall’opinionista al parlamentare, dal Capo di Stato estero (cosa ben peggiore) al Commissario UE. Una pazzesca rabbia ad personam veicolata tramite social, media e piazze (sempre più vuote) che rischia di esplodere in un dissenso sociale inverso, ovvero nei confronti degli stessi “aguzzini” che, a quanto pare, si sentono i paladini della giustizia.       

Nel mirino c’è lui, il milanese doc, classe ’73, figlio di un dirigente d’azienda (quando ancora le aziende esistevano) e di un’affabile casalinga, nonché  padre di due creature che spesso ama citare nei suoi interventi. Dal “classico” Manzoni a “Scienze politiche”, dal Leoncavallo alla segreteria del partito nel 2013, fino alla scomoda poltrona del Viminale. Una scalata entusiasmante.        

Via la giacca, via la cravatta, calzini colorati anche al Quirinale, via la forma e dentro la sostanza. Da semplice militante a Ministro in pectore, per lui lo stile non cambia. Un nuovo modo di fare politica che premia e conquista. Non è la Terza Repubblica ma il terzo millennio. In poco tempo diventa il “Re Mida” della nuova comunicazione rivolta a qualsiasi ceto sociale e a tutte le generazioni. Ascolta l’anziano, abbraccia il ragazzino, preferisce la sua gente alla “corte” dei vecchi “palazzacci” del potere, si presta, si butta, si mette in gioco, si tuffa in una folla sempre più numerosa ed eccitata. Non è, come sostengono tanti detrattori, campagna elettorale, ma il piacere innato di respirare il suo popolo, di toccare la sua gente, di vivere il suo Paese.    

Al “signoraggio” non piace, ai bacchettoni (tutti galloni e poca umiltà) - ormai in agonia - non piace, alla “naftalina” della vecchia guardia non piace, ai cosiddetti nuovi intellettuali non piace, alle ultime mummie incallite non piace, e ai cialtroni del nulla non piace affatto! Questa non è più politica di una volta; stantia, antica, falsa, bigotta, ruffiana e burocratizzata fino all’estremo. Queste non sono le solite ed inutili chiacchiere nell’attesa che quel politichese diventi fatto concreto.  Nel frattempo l’emorragia incalza e il cittadino muore di fame, disperazione, lavoro e criminalità. Il tempo è scaduto, la situazione è drammatica, qui ci vuole: AZIONE, FARE, CAMBIARE!         

Ha orecchie per tutti: industriali, commercianti, artigiani, professionisti, docenti, contadini, operai, pescatori, giovani e vecchi. A differenza della solita classe dirigente lui preferisce star fuori dai salotti “buoni” e affrescati di Roma Capitale, perché per capire la norma occorre sempre e necessariamente conoscere l’eccezione. La Francia lo attacca, ma egli resiste, l’Europa si indigna ma egli alza il tiro, gli olandesi lo sfidano ma egli ribatte con immensa autorevolezza, la grande Germania lo adula ma egli ha capito il finissimo intento e non si incanta! L’Italia sta tornando ad essere ITALIA. Il Mondo se ne sta accorgendo, giorno dopo giorno, perché è lapalissiano che senza di NOI la Comunità del vecchio continente va in frantumi. Non esiste Europa senza Bel paese. Il Ministro si è accorto, sa come utilizzare le sue carte e il tavolo verde comincia a tremare.                

Tuttavia la cecità degli accusatori di professione (che si tramuta in invidia e odio) è, oggi più che mai, evidente e sotto gli occhi di tutti. Perché come disse un tale: “Coloro che furono visti danzare vennero giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica”.

E la cosa più “godereccia” per i suoi “fans”, ma che più manda in bestia i provocatori seriali sapete quale è? Che lui, in “camiciola” e jeans, navigando in largo e lungo per i borghi dello Stivale non solo non si cura di loro e guarda e passa ma non cede alla tentazione di cadere allo stesso livello.Un “mostro” di arguzia che ha puntato il suo obiettivo sin dall’inizio e che non intende, per nessuna ragione, mollarlo. Mai come ora il senso di sovranità nazionale è entrato di diritto nei cuori pulsanti degli italiani, sempre più orgogliosi di avere un esponente governativo così “cazzuto”.  E, a coloro che, minuto dopo minuto, lo demonizzano con assurda ferocia è auspicabile consigliare che: più “sparate” menzogne e avversità contro di lui e più in milioni saranno pronti a salire sul banco e proteggerlo al grido: O CAPITANO! MIO CAPITANO!

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