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Politica
Ignazio Marino stronca il Pd. L'intervista di Affaritaliani.it


Intervista a tutto campo di Affaritaliani.it all'ex sindaco di Roma Ignazio Marino


D: Come vede le prossime amministrative che si terranno a Milano, Bologna, Torino e Napoli?
R: Vedo il PD e i candidati sindaco fortemente in difficoltà a Napoli, Roma e Milano. In queste città abitano circa 6 milioni di persone, il 10% degli italiani e una bocciatura del PD non potrà non avere conseguenze. Pensi che alle scorse Europee il PD temeva il flop a Roma a causa di quello che il PD romano chiamava "effetto Marino" e poi prendemmo il 43%, oltre la media nazionale. Che cosa voglio dire? Che a Roma un sindaco può essere messo sotto accusa se solo s'immagina che il proprio partito possa ottenere un pessimo risultato alle Europee, poi non è considerato se il risultato è ottimo, mentre il capo del PD non può essere criticato se perde le comunali. Il renzismo è anche questo: fuga dalle responsabilità. Aggiungo che non mi riconosco in una classe dirigente del PD che coltiva una sempre più solida intesa con parti della destra italiana.

D: Cioè vede uno spostamento progressivo del PD stesso?
R: Certo. Vi è uno slittamento del partito iniziale, che si era costituito grazie all'unione delle culture politiche che furono della DC e del PCI (Margherita + Ds ndr) verso un partito di centro, dentro il quale si possano invitare le forze di destra. Siamo passati da un Ulivo rigoglioso, pieno di foglie e con forti radici secolari a una pianta finta, con fiori artificiali, adatta solo ad arredare l'ufficio del capo.

D: E di Napoli che pensa?
R: de Magistris è sicuramente una di quelle foglie dell'Ulivo che dovrebbe essere curata e invece Renzi quel ramo ha preferito segarlo e ora c'è la concreta opportunità per Luigi de Magistris di confermare la sua leadership con un secondo mandato e per il PD renziano di essere escluso a Napoli persino dal ballottaggio.

D: Ma in generale come pensa andrà il Pd alle prossime amministrative?
R: Penso a una situazione di luci e ombre, ma non vorrei che qui a Roma le ombre diventassero tenebre. Anche a Roma i sondaggi affermano che il PD rischia di non arrivare neanche al ballottaggio per le inchieste che hanno colpito il PD romano e per come quel PD ha cacciato il sindaco democraticamente eletto. Quello di Renzi è un progetto involuto e nebuloso rispetto anche a quello del 2013. A Roma le primarie del 2016 sono state un inganno perché si erano tenute nel 2013, quando partecipai e vinsi. Allora si siglò un patto con gli elettori che Renzi ha stracciato portando i consiglieri comunali a dimettersi da un notaio, fuggendo da un dibattito in Aula, fuggendo cioè dalla democrazia. Alle primarie del 2013 votarono oltre 100.000 persone che pagarono 2 euro ciascuno. Oggi manca questo slancio del popolo di centrosinistra che appassionò i quasi 700.000 miei elettori del 2013.

D: Ma lei ha in programma di sfidare Renzi al Congresso?
R: Io non sono abituato a schierarmi per qualcuno, ma per un progetto. Io voglio un Pd di centrosinistra, riformista, di popolo che metta al centro la persona, con i suoi bisogni e i suoi diritti. E penso a servizi pubblici come la sanità e la scuola.

D: Che ne pensa della "riforma" Rai?
R: Renzi in Rai ha fatto quello che non osò neanche Berlusconi. Ha centralizzato nelle mani del Governo tutte le nomine. Il contrario della libertà di informazione e della cultura del merito. Altro che BBC e meritocrazia…

D: Come vede il ruolo delle minoranze nel Pd?
R: Le minoranze in cui mi sono sempre riconosciuto sono state quelle che avevano l'ambizione di diventare maggioranza. Non si deve temere una dialettica dove ci si riconosce reciprocamente: solo così si possono compiere passi avanti per la società che per me è il fine ultimo. Il potere come verbo, poter fare, non come sostantivo. Al PD di Renzi interessa invece il sostantivo e per questo prova fastidio per le minoranze e le voci fuori dal coro.

D: Che ne pensa del centro - destra? La scelta romana pare avere rilevanza nazionale e cioè una scelta di Marchini come uomo su cui Berlusconi vuole puntare rompendo con Salvini - Meloni.
R: Usare le elezioni di Roma per fare il congresso del centrodestra è un'offesa per le romane e i romani. A Berlusconi di Roma importa poco: anch'egli è molto concentrato sul proprio personale potere.

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