Ed è forse in questo dinamismo, alquanto destabilizzante in prospettiva, che va cercata forse la soluzione del giallo Pittsburg. Una vicenda che, letta la lettera di "allontanamento" scritta dall'ospedale americano al famoso trapiantologo e
ascoltate le spiegazioni del medesimo,
ha tutto il sapore di una bufala. Magari ci sbaglieremo ma non è credibile l'idea che Marino si sia sputtanato per 5 mila euro di note spese taroccate quando amministrava 20 milioni di euro in spese correnti annue e gestiva appalti da 100 miliardi di vecchie lire interfacciandosi con aziende paramafiose.
Molto
più verosimile che sia un documento estrapolato e burocratico dentro una chiusura di rapporto che divenne estremamente dialettica, come spesso accade in questi casi, per volontà del professore che aveva deciso di lasciare accettando le offerte della concorrente università di Philadelphia.
Ha tutta l'aria, insomma, di essere un siluro precongressuale quello consegnato a Il Foglio (che peraltro ha fatto bene a pubblicarlo, visto che circolava nelle redazioni e ammorbava). Un boccone avvelenato di quel filone della lotta politica sempre più invalso in Italia che Rino Formica definì "buttare merda nel ventilatore", verso un uomo che, evidentemente, per il suo profilo personale e professionale fatto di competenza e merito (e dunque di indipendenza), per le sue posizioni ideologiche ed etico- filosofiche controcorrente (vedasi il caso Englaro), per la sua piattaforma programmatica, per gli equilibri che sposta nel Pd, nel Centrosinistra, nella politica italiana, nei palazzi del potere, è temuto ed esorcizzato.
Sembra un marziano, Marino, nell'Italia politica di oggi. Dalle potenzialità dirompenti. Che, forse, a parere di avversari nascosti nell'ombra va stroncato nella culla prima che faccia danni. Questa è, a pelle e viste le carte, la nostra sensazione e la nostra congettura. Seguiremo gli sviluppi e daremo massima informazione, pronti a ricrederci e a scusarci con i lettori se, popperianamente, la nostra verità verrà falsificata.