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Politica
Ilaria Capua e gli ordini non rispettati. L'intervista

Per 171 volte, da quando è in Parlamento, Ilaria Capua, eletta nelle liste di Scelta Civica, ha votato non rispettando gli ordini di scuderia. “Il mio motto è fuori dagli  schemi; l’ho adottato anche in politica ed è risultato vincente. Ho messo d’accordo maggioranza ed opposizione in un voto unanime sul riparto del Fondo Ordinario per gli Enti di ricerca”. Una scienziata ribelle, come Galileo Galilei, la cui Accademia ha di recente accolto Ilaria Capua come nuovo socio.


Ilaria Capua è di passaggio a Milano. E’ appena intervenuta ad un incontro sulla economia della condivisione (Dalla proprietà all’accesso, il sottotitolo), lei che, prima di sperimentare la vita da parlamentare (è stata eletta alla Camera il febbraio 2013) di test ne ha condotti, e tanti, in laboratorio.

“Condivisione e accesso sono principi ineludibili anche per una persona di scienza. I risultati cui perviene uno scienziato non possono avere un carattere elitario, ristretto. Si parla tanto di disintermediazione, accelerata dalla Rete; sarebbe anacronistico pensare al sapere nelle mani di pochi detentori di quell’informazione”. Una dichiarazione che Ilaria Capua ha trasformato in un’azione “dirompente” quando, anni fa, in piena emergenza aviaria, sfidò la nomenclatura della sanità pubblica mondiale per depositare in un database ad accesso aperto la sequenza genetica di quel virus potenzialmente così pericoloso, gettando le basi per un nuovo approccio alla preparazione di una possibile pandemia.

Ilaria Capua, insignita qualche giorno fa del titolo di nuovo socio corrispondente della prestigiosa Accademia Galileiana di Padova (“sono riconoscente alla comunità scientifica che porta il nome del padre della scienza moderna”), seppur prestata alla politica, non fa mistero che la sua grande passione (vocazione l’ha definita di recente) rimane la ricerca per la quale, nei diciotto mesi trascorsi in Parlamento, si è battuta “come una leonessa”. “E continuerò a farlo – sottolinea – perché a difendere gli interessi della ricerca sono pochi scienziati in Parlamento. Sono prima firmataria (di sessanta parlamentari che hanno aderito!) di  una proposta di legge per l’istituzione della figura del ricercatore indipendente affinché i ricercatori vincitori di bandi europei possano venire a svolgere la ricerca in enti pubblici italiani e possano essere più liberi dai vincoli della burocrazia, focalizzarsi sulla vera attività scientifica e competere ad armi pari con i colleghi a livello europeo ed internazionale. Con lo stesso spirito lo scorso anno avevo presentato un ordine del giorno, approvato, che impegnava il governo in materia di sperimentazione animale: anche qui per evitare una disparità delle prospettive di sviluppo fra competitività della ricerca  italiana e straniera”.

Capua la ribelle. Di recente è stato scritto che per ben 171 volte non ha seguito le direttive di partito (Scelta Civica per l’Italia) al momento del voto. “Fuori dagli schemi è una massima in cui mi riconosco e che promuovo. Se non si battono strade nuove, alternative, anche nella ricerca si fanno pochi passi avanti. Ho applicato lo stesso metodo alla politica, voto con la testa. Ed è anche risultato vincente. Sono riuscita a fare approvare all'unanimità (lo dice con non celato orgoglio, ndr) dalla Commissione Cultura della Camera (di cui Ilaria Capua è vicepresidente) il parere per il riparto del Fondo Ordinario degli enti di Ricerca (FOE), ponendo dodici condizioni. Ho avuto il sì di tutti i colleghi dell’opposizione, dai 5 stelle a SEL, passando per Forza Italia e Lega. Per la ricerca bisogna fare squadra, non è certo questione di schieramenti o ideologie."

Insomma un’abile catalizzatrice di consenso intorno a provvedimenti concreti, di interesse per il futuro per l’Italia.  Ci riproverà, le chiediamo. “A battermi per la ricerca?”. Sempre! Ma  voglio anche  battermi per la leadership e l'affermazione  femminile. L'Italia non può fare a meno dei talenti femminili che forma. Non può permetterselo”.

E  l'impegno politico? “No, non è il mio mondo, non è il mio futuro; posso essere più utlile al Paese in altri ambiti”. Glissa, ma è chiaro che quella parlamentare è stata una missione temporanea e che, per gli anni venire, cuore (e cervello) saranno altrove...

Elena Vergnano
 

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