Lega/ Giorgetti ad Affari: ecco perché sono rimasto alla guida del movimento in Lombardia

Sabato, 13 gennaio 2007 - 13:00:00

La Lega resta nella Cdl, l'idillio non è ancora del tutto spezzato. E Bossi non lascia anzi raddoppia. Durante il VII congresso nazionale della Lega lombarda, il Senatùr annuncia la propria ricandidatura alla segreteria del Carroccio, sottolineando che dalla due giorni che ha rieletto Giancarlo Giorgetti alla guida della Lega lombarda, «esce la compattezza» del partito. E lo stesso Senatùr poi a rassicurare gli alleati, dopo il tramonto dell'ipotesi di un referendum sulla legge elettorale. «Per ora non c'è motivo per rompere con la Cdl. Berlusconi mi ha garantito che non vuole il referendum sulla legge elettorale, e lo ha detto anche sui giornali, non solo a me». Bossi ha spiegato che «per ora le alleanze sono ferme, si vedrà poi al congresso federale ma è tutto legato al federalismo». Per quanto riguarda i rapporti tra la Lega e la Cdl, Bossi è consapevole del fatto che «l'asso che ha la Lega è quello di andare da sola alle elezioni, perché noi abbiamo i voti e la forza della Cdl è legata anche al patto con la Lega». Infine una previsione sul governo Prodi, che vuole probabilmente essere una «sferzata» agli alleati della Casa delle Libertà: «Se ha fatto la Finanziaria è facile che il governo Prodi regga. Questo ora va avanti per cinque anni».

"Bossi mi ha detto: 'Lo devi fare tu. E basta'. Ma è un sacrificio e non c'era alcun problema a lasciare il passo...". Giancarlo Giorgetti rompe un lungo silenzio e spiega ad Affari perché è rimasto segretario della Lega Lombarda (il congresso si tiene a Milano nel weekend). Sul federalismo apre a Prodi: "Si deve andare a vedere chi è disponibile". Da soli alle Amministrative? "E' una possibilità, il congresso ne discuterà".

Questo weekend si tiene a Milano il congresso della Lega Lombarda, conferma che si ricandida alla segreteria?
"Sì, nel senso che alla fine sono scaduti i termini per la presentazione delle candidature e ho raccolto, diciamo così, l'invito di Bossi e di tutti gli altri ad andare avanti. E' un sacrificio... ma lo facciamo".

    Un sacrificio?
    "Tutti quelli che sanno che cosa significa gestire un partito, un movimento politico... sanno che cosa significa avere questa responsabilità. Comunque...".

    Perché fino all'ultimo ha cercato di farsi da parte?
    "C'era la mia disponibilità a lasciare lo spazio anche ad altre e nuove persone, poi un po' perché non si è fatto avanti nessuno e un po' per il fatto che comunque da più parti mi hanno chiesto di ricandidarmi... E dico la verità, alla fine Bossi in qualche modo ha richiamato i doveri del militante e vabbè ci sono... ho dato la mia disponibilità. Però non c'era assolutamente alcun problema a lasciare il passo. Questa è la mia filosofia".

    Che parole ha utilizzato Bossi per convincerla?
    "Lo devi fare tu. E basta. Abbiamo ragionato su tante cose e alla fine credo che lui abbia fatto le valutazioni e ha ritenuto che fosse opportuno così. Siccome di politica ne capisce molto più di me gli ho dato retta".

    E' vero che se non si fosse ricandidato la Lega si sarebbe divisa?
    "Tutte queste liti e tutti questi contrasti tra i cosiddetti colonnelli della Lega mi sembrano cose molto romanzate, ne abbiamo lette di tutti i colori con situazioni di assoluta improbabilità. Certamente la mia è una continuità, sicuramente condivisa da tanti e quindi sotto questo aspetto sono rinfrancato, perché vuol dire che non ho gestito pro-uno, pro-quell'altro, pro-gruppo o chissà che cosa. Questa è un'attestazione di stima, poiché sotto la mia candidatura hanno firmato tutti".

    Da Maroni a Calderoli a Castelli...
    "Esatto".

    Lei è sempre stato refrattario alle interviste, con un rapporto con i media quasi inesistente. Nei prossimi anni continuerà così o cambierà strategia?
    "Anche nei partiti politici ci deve essere una ripartizione di ruoli. C'è chi ha vocazione per lavorare dietro le quinte e c'è chi ha vocazione a farsi portavoce delle posizioni del movimento. Io ritengo di essere più adatto alla prima versione, quindi lavoro ma senza la vocazione a portare fuori le posizioni del movimento. Lo faranno altri e va bene così".

    Il suo slogan per i prossimi tre anni di segretario della Lega Lombarda?
    "Lo sforzo che dobbiamo fare tutti quanti come Lega è mettere il federalismo al centro. Nel senso che dobbiamo trovare la formula per far sì che tutti gli altri siano costretti a discutere e, possibilmente, a votare la libertà dei popoli e quindi il federalismo".

    E' possibile anche dialogare con il Centrosinistra?
    "Lo scopo per cui è nata la Lega è raggiungere il federalismo. Dopodiché c'è chi si dimostra più disponibile, chi meno, chi lo è a parole e chi con i fatti. Ma penso che si debba andare a vedere chi è disponibile nei fatti".

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