Prosegue il ritiro israeliano da Gaza. Abu Mazen: governo unitario ed elezioni. Livni: i morti? Sono in pace con me stessa

Lunedì, 19 gennaio 2009 - 08:20:00


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L'esercito israeliano ha cominciato a ritirarsi dalla Striscia di Gaza. E' un "ritiro graduale", come lo definisce un portavoce dell'esercito, ma segna l'inizio di una tregua, seppur fragile, dopo ventidue giorni di sanguinosi combattimenti. Una prospettiva rafforzata dalle parole del premier israeliano Olmert, che ha assicurato che Israele vuole lasciare Gaza "il prima possibile" anche se, ha aggiunto, solo se il cessate il fuoco è stabile. Sabato Olmert aveva annunciato un cessate il fuoco unilaterale e domenica Hamas e gli altri gruppi armati palestinesi hanno aperto alla tregua, "a patto che Israele lasci l'enclave costiera entro una settimana". Poi il leader di Hamas a Gaza Ismail Haniyeh ha parlato di vittoria contro lo stato ebraico, definendo l'operazione israeliana nella Striscia di Gaza un fallimento.

ABU MAZEN CHIEDE GOVERNO UNITA' NAZIONALE ED ELEZIONI. Un governo di unità nazionale e nuove elezioni sia parlamentari sia presidenziali, da tenersi simultaneamente nei territori palestinesi, sono stati chiesti da Mahmoud Abbas alias Abu Mazen, presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, nel corso del vertice della Lega Araba in corso nel Kuwait. Nella Striscia di Gaza, dove l'offensiva israeliana si è appena fermata dopo 22 giorni di bombardamenti, Hamas ha creato un proprio esecutivo contrapposto a quello dell'Anp, che controlla la sola Cisgiordania ed è guidato dall'economista Salam Fayyad, un moderato al pari di Abu Mazen; entrambi appartengono a al-Fatah, partito nazionalista che e' da sempre avversario del gruppo radicale. Quest'ultimo stravinse le elezioni politiche di due anni fa, prendendo poi il potere a Gaza con la forza qualche mese piu' tardi.

"Cio' che si richiede adesso", ha proclamato Abu Mazen, "è formare un governo palestinese di unità nazionale, che porti poi a elezioni presidenziali e legislative simultanee". A tale scopo, ha proseguito il presidente dell'Anp, "occorre necessariamente che tutti noi palestinesi ci si incontri in Egitto, e' l'unica cosa davvero adeguata". La riunione tra fazioni contrapposte deve avvenire "immediatamente", ha sottolineato, così da "raggiungere un accordo": anche a costo di intavolare "colloqui per migliaia di ore", ha aggiunto.

LIVNI: VITTIME CIVILI? SONO IN PACE CON ME STESSA. Respingendo tutte le critiche ricevute a livello internazionale per le vittime tra la popolazione civile della Striscia di Gaza, il ministro degli Esteri Tzipi Livni ha definito i morti "un frutto delle circostanze", e ha difeso a spada tratta l'offensiva nella minuscola enclave. "Dovevamo effettuare quell'operazione", ha tagliato corto la signora Livni, intervistata dalla radio pubblica del suo Paese. "Sono in pace con me stessa per il fatto che l'abbiamo lanciata". Il capo della diplomazia dello Stato ebraico, leader del partito centrista Kadima e candidata a diventare primo ministro nelle elezioni anticipate del 10 febbraio prossimo, ha rinnovato le accuse ad Hamas, additandolo a responsabile unico della carneficina, oltre 1.300 le persone uccise e 5.300 i feriti secondo fonti mediche a Gaza, per aver scelto di combattere nei centri abitati. "Noi diamo la caccia ai terroristi", ha tagliato corto, "e nella lotta al terrorismo puo' succedere che a volte i civili rimangano colpiti. E' una cosa da non prendere alla leggera", ha comunque concesso Livni.

"Si tratta di questioni che ci impongono un compito complesso e, per quanto riguarda le perdite tra i civili, sono conseguenze con cui dobbiamo fare i conti, tra noi stessi e nei rapporti con il mondo esterno". Di analogo tenore le dichiarazioni rese da un portavoce della Fanteria israeliana, colonnello Ilan Malka: "Non c'e' stato alcun ricorso eccessivo alla nostra potenza di fuoco", ha puntualizzato l'ufficiale, nell'ambito di una delle rarissime conferenze stampa indette con i giornalisti, dopo averli tenuti ben lontano dal teatro delle attivita' militari per oltre due settimane. "Io mai manderei una decina di soldati dentro a una casa che si sospetti sia minata, e dove essi potrebbero saltare in aria, prima di aver creato le condizioni per un loro ingresso all'interno. Se Hamas avesse voluto proteggere gli abitanti di Gaza", ha concluso, "non avrebbe dovuto piazzare esplosivi in quella casa".

GRUPPI PALESTINESI ROMPONO LA TREGUA. Scontri a fuoco tra soldati israeliani e miliziani di alcune fazioni radicali palestinesi sono stati segnalati in diversi settori della Striscia di Gaza, specialmente al nord e nella zona ovest, nonostante il cessate-il-fuoco proclamato unilateralmente da ambedue i contendenti. Lo hanno riferito testimoni oculari, secondo cui nella parte settentrionale dell'enclave ad affrontare le truppe dello Stato ebraico sono stati guerriglieri dell'Fplp, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, e delle Brigate di Hezbollah in Palestina; si tratta di gruppi che non hanno aderito alla tregua, e che hanno avvertito di voler continuare la lotta armata fino al completo ritiro degli occupanti. Diversi abitanti delle aree costiere hanno inoltre rinnovato le accuse relative ad attacchi navali contro il circondario di Gaza città, non confermati pero' dalla Marina Militare israeliana, le cui unita' avrebbero inoltre bombardato alcune porzioni disabitate sul territorio occidentale della Striscia.


Morti a Gaza
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