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La Piazza 2019
La Piazza: pronto il trullo per Salvini. Tutti a Ceglie, con Conte e Di Maio
Foto: LaPresse

Ho visto ieri sera Matteo Salvini e l’ho trovato molto stanco ma sorridente e come liberato da un peso, nonostante dorma poco.

La terrificante responsabilità che si è preso di far saltare il banco è roba da far tremare i polsi. Rompere solo contro tutti, e rompere in pieno agosto provocando una sorta di tsunami sul Palazzo, non è come farsi una passeggiata o un selfie. E infatti in queste calde notti d’agosto per il leader della Lega e ministro dell’Interno prender sonno non è impresa facile.

Ma il ragazzone che, nonostante il ruolo e lo standing assunto, gira ancora in bermuda e sneakers, come capitava di vederlo a San Siro con l’inseparabile maglietta rossonera e pizza e coca in mano quando ancora era un giornalista della Padania, un consigliere comunale e un collaboratore di Affaritaliani, rompendo tutto sembra rappacificato con se stesso, con la sua coscienza, con la sua gente, con la sua coerenza politica.

Liberarsi dell’abbraccio dei Cinquestelle è evidentemente liberatorio. Troppo diverso il pragmatismo post ideologico irruente e ruspante della Lega salviniana rispetto all’approccio moralistico del primato etico e del dover essere di Di Maio e al preponderante superego freudiano e oltranzista del team cinquestelle.

Un connubio impossibile, l’alleanza e il contratto gialloblù,nonostante gli sforzi messi in atto dai due leader in questi quattordici mesi di collaborazione-competizione. Avevano promesso la discontinuità e il Cambiamento. E molto di buono è stato fatto, in tema di sicurezza, fisco, immigrazione, diritto del lavoro, politiche sociali, Europa e ambiente.

Ma che fatica, tutte le volte mettere d’accordo due anime troppo eterogenee, sotto le spinte contrarie interne ed esterne, il fuoco amico dei rispettivi eserciti riluttanti e le manovre del Palazzo politico-giornalistico che vedeva messi in discussione i propri privilegi e le proprie rendite di posizione.

Una missione che avrebbe richiesto quantità industriali di pazienza, tolleranza, temperanza, sobrietà e buonsenso. Qualità che non appartengono alla politica impressionistica e social dei giorni nostri.

Ne sa qualcosa il povero premier Conte, chiamato spesso ad arbitrare match cattivissimi tra squadre divenute col tempo reciprocamente aggressive e livorose. Una mission impossible.

E infatti è finita, come peraltro già si era capito dopo le elezioni europee. Tutti a casa. Ed è meglio così. Non aveva più’ alcun senso tirare a campare tra siluri, colpi bassi e ditate negli occhi, rinviando ogni decisione e rifugiandosi nell’inconcludenza sistematica della formula ipocrita dell’ “approvato salvo intese”. Cioè campa cavallo.

Il Paese non può attendere i tempi della politica. Il mondo corre, chi si ferma è perduto.

Votiamo al più presto dunque per un nuovo Parlamento, augurandoci che dal voto esca un governo stabile e omogeneo che garantisca coesione e capacità di realizzazione. Un governo che allo stato sembra assumere come ci dicono gli strategist delle case di investimento, le sembianze di una partnership tra la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia della Meloni, forze politiche molto affini.

Sull'altro fronte, a occupare l’altra metà: del campo di gioco politico, ci sono i Cinquestelle, assottigliati e turbati dalle fatiche governative, ma sempre forti di un consenso ampio e popolare. Dovranno curarsi le ferite, rivedere i loro assetti interni, la leadership e la governance e ridefinire una necessaria politica delle alleanze.

Altro non si intravvede sotto il cielo della politica, perdurando l’isolamento autoreferenziale, i veti contrapposti, la lotta tra correnti e le divisioni paralizzanti nel Pd, dove anche Giuseppe Sala, sindaco di Milano indicato da più parti come un possibile premier anti Salvini, si tira indietro confidandomi: “questa destra al momento è imbattibile”...

Né si può immaginare qualche sorpresa e spariglio nel Centrodestra e nel Centro stante lo smarrimento esiziale di Forza Italia, svuotata di idee e linea politica e senza un leader spendibile, in un vuoto programmatico nel quale Urbano Cairo, dai più indicato come un possibile federatore dei moderati, mi ha escluso nettamente ogni sua tentazione di scendere in campo.

Né è pensabile e sperabile che il presidente Mattarella possa in queste condizioni inventarsi come un mago col cilindro soluzioni di Palazzo pasticciate e antipopolari in stile Napolitano.

Sarà un'estate calda e appassionante, dunque, con la campagna elettorale in bikini, braghette e sotto gli ombrelloni.

Noi di Affaritaliami seguiremo l’evoluzione della situazione politica come sempre con insight, anticipazioni ed esclusive.

Con un osservatorio in più: la nostra Piazza, prevista per il 30 e 31 agosto e il primo settembre a Ceglie Messapica, delizioso borgo di trulli, masserie e buona cucina tra Bari e Brindisi, nella splendida cornice slow dell’emergente buen ritiro pugliese della Valle d’Itria.

Dopo il successo dell’anno scorso, quando ospitammo Giuseppe Conte alla sua prima uscita pubblica, quest’anno la quantità e la qualità degli ospiti è ancora straordinaria. Fioccano le prenotazioni nei bellissimi b&b, arrivano richieste di accrediti di giornalisti e dirette tv.

Hanno confermato tra gli altri la loro presenza il premier Conte e il vicepremier Di Maio, ma anche Giovanni Toti, la ministra Lezzi, Michele Emiliano, Raffaele Fitto e molti altri.

È proprio ieri Matteo Salvini mi ha confermato che,impegni romani permettendo, sarà anche lui dei nostri, come mi aveva già annunciato settimane fa.

Lo aspettiamo. In un bel trullo, come mi ha chiesto.

Nella bellezza e maestosità dell’antica pietra dell’incantevole agro cegliese cercheremo insieme, nella nostra Piazza come in un’antica agorà, la verità.

Perché per deliberare, ci ammoniva Einaudi, bisogna conoscere.

Come disse Mao Tse Tung, grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente.

Tutti in Piazza, dunque. Come una volta...

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