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Lecce, centrosinistra senza maggioranza. Riunioni trasversali di Emiliano

L’anatra è zoppa: il Tar di Lecce toglie la maggioranza al centrosinistra. Riunioni trasverali di Emiliano per risolvere il problema

Lecce, centrosinistra senza maggioranza. Riunioni trasversali di Emiliano

di Gaetano Gorgoni

LECCE – Lo strano caso del Comune di Lecce continua a riservare colpi di scena. Ieri sera, il Tar ha deciso di annullare la decisione della Commissione elettorale, che aveva attribuito il premio di maggioranza alla coalizione di  centrosinistra guidata da Carlo Salvemini. L’organo amministrativo presieduto dal giudice Alcide Maritati, aveva annullato i conteggi del Ministero, che davano la maggioranza in Consiglio al centrodestra. Siamo di fronte al tipico caso dell’anatra zoppa, un’espressione di derivazione anglosassone, che in origine aveva un altro significato, ma che oggi esprime la difficoltà di governare per un sindaco che è in minoranza. Salvemini per continuare a restare al comando dovrà rivolgersi al Consiglio di Stato e nel frattempo potrà tentare di convincere qualcuno del centrodestra a fare il salto della quaglia (sembra che ci siano alcuni consiglieri disponibili). Il primo e il secondo turno in un’elezione comunale non sono cumulabili, secondo i giudici amministrativi. A Lecce è accaduto che al primo turno il centrodestra ha vinto con quasi il 53 per cento delle preferenze: il problema è che, per beghe interne, dovute al fatto che tutti volevano fare i sindaci, il candidato proposto da Fitto, Mauro Giliberti, giornalista di Porta a Porta, non ha superato la soglia del 50 per cento. Tra i fittiani e forzisti c’erano dissidi e doppi giochi che hanno prodotto il risultato di far prendere al candidato sindaco molti voti in meno delle liste a suo sostegno, essendoci il voto disgiunto. Quindi, al ballottaggio Salvemini si è unito al terzo candidato sindaco, che aveva governato con l’amministrazione uscente di centrodestra, Alessandro Delli Noci, il quale ha voltato le spalle a Fitto sei mesi prima di concludere il suo mandato. L’operazione è stata pianificata a Bari da Michele Emiliano, che attraverso certe “convergenze parallele” è riuscito a portare il risultato a casa, nonostante una deludente performance del Pd. Il governatore della Puglia aveva due candidati in campo contro il centrodestra, che poi al ballottaggio ha fatto riunire.

Giliberti viene clamorosamente sconfitto dopo la vittoria al primo turno, anche perché molti elettori di centrodestra non tornano alle urne e il centrosinistra con un alleato di centrodestra all’interno si prende Lecce. Resta un piccolo problema da risolvere: l’anatra zoppa. Salvemini non ha la maggioranza in Consiglio. Ci pensa la Commissione elettorale a dargliela con un’interpretazione creativa che guarda alla necessità di concedere la governabilità a un sindaco legittimamente eletto. Poi, però, il Tar mette fine (per il momento) al sogno, della sinistra, di governare con un’ampia maggioranza quella che è sempre stata la roccaforte del centrodestra. Questo epilogo è stato previsto da Gianluigi Pellegrino, autorevole amministrativista da sempre a sinistra, che aveva suggerito all’attuale sindaco, all’indomani del ballottaggio, di muoversi per “trovare una soluzione politica, visto che sul piano del diritto il centrodestra ha ragione”. Secondo i giudici amministrativi, i due segmenti, primo turno e ballottaggio, non sono cumulabili: la legge parla chiaro. L'articolo 73  del Testo Unico degli enti locali spiega che al sindaco eletto al secondo turno è attribuito il premio di maggioranza del 60 per cento, "a condizione che nel primo turno una lista o raggruppamento di liste non abbia conseguito la maggioranza di voti validi espressi nel medesimo turno". Il centrodestra ha sfiorato il 53 per cento. Ma la Commissione elettorale ha spiegato che per "voti validi" devono intendersi quelli che derivano dalla somma dei due turni, spiazzando così tutti quelli che si attendevano un'interpretazione scontata.

In altre parole, il presidente Maritati spiegò che i voti del ballottaggio e del primo turno potevano essere sommati, visto che nel secondo turno sotto al nome del sindaco compaiono anche le liste. Secondo la Commissione, il Testo Unico sugli enti locali non prevede l'anatra zoppa, perché un sindaco che vince ha il diritto di poter governare. Diversa è la versione di chi, come il Ministero (e ora anche il Tar), ha attribuito la maggioranza dei consiglieri al centrodestra. I due segmenti non si possono unire, anche perché in molti hanno votato al primo turno per amicizia e stima nei confronti di un determinato consigliere e poi non sono tornati a votare per scegliere il sindaco. In altre parole, al primo turno si scelgono i consiglieri e la gente affluisce più copiosa al voto per ragioni diverse, al secondo turno il destino del sindaco può interessare poco una vasta parte degli elettori. Quindi, nel primo turno si scelgono i consiglieri, al secondo, eventuale, solo il sindaco. Questa sentenza è molto importante perché non è la prima volta che si verifica la cosiddetta “anatra zoppa”: è già avvenuto in diversi comuni italiani.

Dopo il verdetto del Tar la maggioranza non è più maggioranza: il centrodestra, disgregato e schiaffeggiato, ora ha in mano la partita. Entrano in Consiglio gli esclusi: Tondo, Calò, De Benedetto, Monosi (che però deve fare i conti con una misura cautelare di interdizione dai pubblici uffici), Pala e Gigante. Escono sei consiglieri del centrosinistra. Anche se ci sarà sicuramente una nuova sfida davanti al Consiglio di Stato. “È un verdetto che rimette a posto le cose e che restituisce alla volontà dei leccesi il valore che merita- spiega l’ex sindaco Paolo Perrone  - Se la maggioranza dei cittadini si è espressa chiaramente in un senso, scegliendo gli uomini e le donne da cui farsi rappresentare in Consiglio comunale, è giusto che non ci siano interpretazioni spericolate che rovescino tale espressione”. “I giorni che verranno chiariranno il contesto politico nel quale l'amministrazione che presiedo dovrà misurarsi. E quelle che saranno le scelte e le decisioni più sagge e utili da prendere nell'interesse della comunità. Non sono sfiduciato o avvilito. Mi sento sempre impegnato a fare bene il mio dovere. Fino a quando valuterò che questo sarà possibile. Andiamo avanti” – commenta Carlo Salvemini.

Qualcuno degli assessori del sindaco si è permesso (a caldo) di suggerire di valutare l’ipotesi di dimissioni tra qualche mese per non restare sotto scacco: la percezione è che il centrosinistra questa volta vincerebbe a mani basse, vista l'enorme litigiosità tra gli uomini della vecchia amministrazione. Il centrodestra è da molto tempo ai ferri corti. Fittiani e forzisti davanti si sorridono e di dietro si combattono. La coalizione che ha sostenuto Giliberti si riunirà per capire il da farsi e per evitare che qualcuno passi dall’altra parte della barricata. I vertici del Pd, invece, incitano a restare calmi e attendere il verdetto del Consiglio di Stato, “perché anche in caso di sconfitta molti ex amici di Perrone sarebbero disponibili a passare dall'altro lato della barricata”.

Michele Emiliano, ieri sera, era a Lecce per incoraggiare le sue truppe nella corsa alla segreteria provinciale, ma, appresa la notizia delle doccia fredda per l’amministrazione di centrosinistra, si è incontrato nella sala riservata del ristorate  leccese “Bacaro” con il vicesindaco Delli Noci (ex assessore della giunta Perrone) e con altri personaggi che hanno sempre orbitato nel centrodestra, come Aldo Aloisi. Il presidente della Regione Puglia è riuscito a farsi sostenere alle primarie dal sindaco di Nardò, Pippi Mellone, un ex An da sempre a destra, che poi ha anche sostenuto l’amico Delli Noci nella corsa col centrosinistra. Le vie della politica sono infinite ed Emiliano sa essere trasversale. Ecco perché a Lecce nulla è scontato: il sindaco Salvemini potrebbe sopravvivere alla maggioranza di centrodestra.

 

 

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