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Lega, Giorgetti sull'Aventino. Siri e... I motivi del passo di lato. Inside

"Oggi ultimo giorno utile per una soluzione del caso Siri prima del Cdm? Sono arrivato a Roma stamattina, credo che ci vedremo anche con Salvini: sarà lui a prendere la decisione definitiva". Parola di Giancarlo Giorgetti al termine di una conference call al Coni con le federazioni invernali internazionali sulla candidatura di Milano-Cortina ai Giochi Olimpici Invernali del 2026. Il Richelieu del Carroccio - anche se lui non ama tanto questa espressione - si conferma sempre più defilato nel rapporto con i 5 Stelle e con Luigi Di Maio. E non solo sul caso del sottosegretario alle Infrastrutture indagato per corruzione.

"Decide Salvini". "Chiedete a Matteo". "Parlate con il capo". Ormai è questo il leit motiv del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo sport, alla quale tiene moltissimo, e, infatti, stamattina GG si è occupato della candidatura per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 insieme al numero uno del Coni Giovanni Malagò. Insomma, altro che Siri e M5S. Forse parlare di Aventino è eccessivo, ma sicuramente Giorgetti - che fin dal primo giorno del governo del Cambiamento ha sempre condiviso ogni decisione strategica con il segretario/vicepremier della Lega, pur lasciando a Salvini l'ultima parola - ha fatto una sorta di passo di lato, chiamandosi fuori dalle scelte politiche.

I motivi di questo parziale distacco sono diversi. Il primo è sicuramente il tema della giustizia. Il caso Siri, al di là della posizione giudiziaria del padre della flat tax, rischia di creare un "pericoloso precedente", spiegano fonti vicine al numero due leghista. Una sorta di "stillicidio", anche perché il 30 maggio ci sarà la sentenza sulle cosiddette 'spese pazze' in Liguria, processo che vede imputato Edoardo Rixi, viceministro della Lega, anche lui alle Infrastrutture. E, ovviamente, i grillini sono categorici: in caso di condanna se ne dovrà andare dopo cinque minuti, hanno già dichiarato.

Non a caso, qualche giorno fa il sottosegretario a Palazzo Chigi ha usato una delle sue frasi sibilline che lasciano poco spazio all'interpretazione: "Dopo Siri forse ci sono io, a turno toccherà a tutti". Insomma, si chiede Giorgetti, come si fa a governare così? L'altro punto chiave è l'economia. Era il 14 dicembre dello scorso anno quando il vicesegretario del Carroccio, incurante delle reazioni e provocando l'ira del M5S, disse che "il reddito di cittadinanza piace all'Italia che non ci piace" (attaccando di fatto soprattutto i cittadini del Mezzogiorno).

Nelle conversazioni private, il Richelieu leghista non risparmia critiche a una misura che, a suo avviso, aiuta i furbetti e non rilancia la crescita. "Con quei soldi avremmo già avviato la flat tax per famiglie e imprese", con l'occhio puntato sulla "battaglia" d'autunno (sempre se il governo sopravviverà all'estate) sulla Legge di Bilancio con i soldi da trovare per varare la prima fase della riforma fiscale senza però far scattare gli aumenti dell'Iva. Senza dimenticare quelle "riserve leghiste" sulle recenti nomine del Cdm ai vertici della Banca d'Italia. Riserve che, spiegano fonti qualificate, non erano né di Salvini né tantomeno di Centinaio ma proprio di Giorgetti.

C'è poi il tema dell'autonomia regionale. Giorgetti ha vissuto tutto il periodo della Lega Nord per l'indipendenza della Padania di Umberto Bossi, compresa la dichiarazione di secessione fatta a Venezia il 15 settembre 1996, e quindi non gradisce affatto i continui rinvii imposti dal M5S - in particolare i rapporti con la ministra Barbara Lezzi sarebbero molto freddi - ma anche dal premier Giuseppe Conte. Non solo. Anche le alleanze europee con partiti centralisti e anti-federalisti come lo spagnolo (post-franchista) Vox e la destra francese di Marine Le Pen non sono stati né capiti né digeriti fino in fondo.

Senza dimenticare il tema della politica estera. Giorgetti, filo-americano, è sempre stato contrario all'adesione dell'Italia alla Via della Seta, fortemente voluta dal M5S, e nel suo viaggio negli Stati Uniti di fine inverno si era impegnato informalmente a fare di tutto per impedire la firma del governo dell'intesa con Pechino. Poi ha lasciato la decisione finale a Salvini, che ha incassato disertando (come lo stesso Giorgetti) la cena di gala al Quirinale con il presidente cinese Xi Jinping.

Tornando al tema attuale, il caso Siri, resta confermato quanto scritto ieri da Affaritaliani.it ovvero che, salvo colpi di scena, in Cdm ci sarà la revoca diretta del sottosegretario leghista da parte del premier Conte senza alcun voto e quindi senza spaccature plateali. Giorgetti silente, Salvini incassa (un'altra volta) e risponde andando come 'Guest Star' questa sera alla cena organizzata a Milano da Annalisa Chirico, alla Villa Necchi Campiglio, dall'associazione anti-giustizialista e garantista 'Fino a prova contraria' (tra gli ospiti anche Tremonti, Casellati e Montezemolo), che sulla home page del suo sito internet ha come slogan l'articolo 27 della Costituzione italiana: 'L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva'. Una risposta indiretta ma chiara, spiegano fonti leghiste, ai 5 Stelle e al presidente del Consiglio che sta per licenziare Siri.

"Sicuramente Giorgetti è contento che Matteo vada a questa cena, almeno dà un segnale", commenta un deputato leghista di lungo corso. La risposta a Di Maio e al M5S finisce qui o ci sarà dell'altro? "Parlate con il capo", risponde GG. Ah, giusto, il quasi-Aventino...

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