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Politica
Lega, la Cassazione a Bossi: "Dica ai pm dove sono i soldi"

E' "onere dell'imputato" Umberto Bossi "indicare al Pm dove indirizzare le ricerche per rinvenire i fondi allo stato non rinvenuti in disponibilità della Lega ma", secondo il 'l'ex leader della Lega, "esistenti".

Lo dice la Cassazione. Sono state pubblicate le motivazioni della sentenza dello scorso aprile: la Suprema Corte aveva rigettato il ricorso di Umberto Bossi contro l'ordinanza del Riesame di Genova con i giudici avevano confermato il "sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di somme di denaro fino a concorrenza dell'importo di 40.086.726 euro".  Bossi è stato condannato in primo grado a 2 anni e mezzo per truffa ai danni dello Stato. 

La vicenda è sui rimborsi elettorali presi dal Carroccio negli anni passati. Nei giorni scorsi la Cassazione aveva dato il via libera ai pm per cercare "ovunque e presso chiunque" le somme da confiscare al partito. Ora i giudici della Suprema Corte fanno sapere che "l'adozione del sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente nei confronti dell'imputato Bossi (e degli altri imputati) è legittimata dalla constatata infruttuosità dell'esecuzione del decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta emanato nei confronti della persona giuridica Lega Nord". 

Nel ricorso in Cassazione, Bossi voleva il dissequestro dei suoi beni, convalidato dal Tribunale del riesame di Genova lo scorso dicembre, sostenendo che il disco verde alla richiesta del pm, di sequestrare alla Lega "somme di denaro eventualmente disponibili in futuro", farebbe venire meno l'esigenza del sequestro disposto sui suoi averi. I giudici hanno invece ritenuto la tesi come "manifestamente infondata, costituendo dato allo stato meramente ipotetico ed assertivo che il sequestro in danno della Lega conseguente all'accoglimento del ricorso del pm possa portare all'apprensione" di tutti i 49mln. In ogni caso, prosegue il verdetto, se mai "tale evenienza dovesse effettivamente concretizzarsi", Bossi potrà "far valere il sopravvenuto carattere indebito" del sequestro dei suoi beni 'aggredibili' non oltre la cifra di 40mln. Secondo la Cassazione, "e' legittimo, ed anzi doveroso aggredire anche, per equivalente, i beni personali dell'imputato sul presupposto della sua intervenuta condanna, pur allo stato non esecutiva". A Bossi la Cassazione dice che "sarebbe suo onere indicare al pm dove indirizzare le ricerche per rinvenire i fondi allo stato non rivenuti in disponibilità della Lega Nord ma, secondo il ricorrente, esistenti. Sul punto le affermazioni di Bossi appaiono, peraltro, del tutto prive della benché priva specificità".

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