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Politica
Lega, Salvini-Giorgetti tensioni sull'Europa. Così la Lega rischia il caos

Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti insieme per un appuntamento dell'ambasciata statunitense a Roma nella serata di martedì. Ma, a parte la comune vicinanza all'Amministrazione guidata da Donald Trump, il leader della Lega e il suo vice-segretario stanno attraversando un momento non facile in cui il rapporto rischia di incrinarsi forse per sempre. Il vicepremier e ministro dell'Interno - come confermano ad Affaritaliani.it fonti ai massimi livelli del Carroccio - continua ad avere in mente il nome del sottosegretario alla presidenza del Consiglio per la delicata e prestigiosa poltrona di commissario europeo che spetta all'Italia. Ma il diretto interessato, GG, ha spiegato in maniera inequivocabile di non essere interessato e di non voler trasferirsi a Bruxelles.

Che si fa dunque? I colonnelli leghisti si interrogano sapendo che la vicenda è potenzialmente esplosiva per gli equilibri interni in Via Bellerio. La prima ipotesi è che Salvini si impunti e faccia valere il suo ruolo di leader anche nei confronti del potentissimo Giorgetti obbligandolo a lasciare Palazzo Chigi e a traslocare a Bruxelles, soprattutto se il portafoglio economico sarà davvero di peso come promesso dal premier Giuseppe Conte. Nella Lega non c'è molta democrazia e fin dai tempi di Umberto Bossi vige la dottrina leninista: il capo decide e gli altri eseguono.

Ma GG non è un semplice parlamentare, bensì rappresenta la storia del partito avendo attraversato indenne tutte le stagioni politiche fino ad arrivare sulla potente poltrona che fu di Gianni Letta.Se il numero uno del Viminale fa la prova di forza e impone il trasferimento alla Commissione il pericolo è che, tutta quella Lega ex padana che ha in Giorgetti il punto di riferimento, la prenda molto, molto male. Stiamo parlando di militanti, segretari cittadini, consiglieri comunali e regionali delle fascia prealpina che lega il Piemonte al Veneto e che ha il suo epicentro nella provincia di Varese, vero e proprio feudo di Giorgetti da Cazzago Brabbia.

Per intenderci è quella parte del Carroccio nordista fatto di duri e puri che si presenta alle manifestazioni leghiste ancora con la bandiera della Padania (Il Sole delle Alpi bianco-verde) e che non ha affatto digerito la svolta sovranista e nazionale di Salvini con lo sbarco nell'Italia Centrale e soprattutto nel Mezzogiorno. Con Giorgetti a Bruxelles, per la poltrona di sottosegretario alla presidenza del Consiglio - sempre secondo fonti qualificate - sarebbe pronta la neo-leghista Giulia Bongiorno, attualmente ministro della Pubblica Amministrazione.

La seconda ipotesi è che il Capitano decida di non essere Capitano al 100% e di evitare lo scontro con il suo braccio destro. In questo caso, non avendo la Lega nessun altro big spendibile per l'Europa a Roma, per la poltrona di commissario Ue sarebbe pronto il Governatore del Veneto Luca Zaia, deluso per i ritardi biblici del provvedimento sull'autonomia regionale e che il prossimo anno vede comunque il suo mandato scadere naturalmente.

Vero che l'ex ministro delle Politiche Agricole può ricandidarsi, legge alla mano, ma potrebbe anche accettare una nuova sfida europea lasciando a un suo uomo la guida della Regione del Leone di San Marco. Zaia, elemento molto importante, lascerebbe proprio nel momento in cui va in porto l'autonomia regionale (che nel 2020 per forza dovrà essere in vigore o addio governo) considerando così concluso il suo mandato. Comunque vada a finire, per la Lega il passaggio è difficile e teso visto che di mezzo c'è il legame non sempre idilliaco tra il Capitano e il potente Richelieu del partito.

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