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Politica
Legge anticorruzione: finalmente possibili azioni efficaci
LaPresse

La legge anticorruzione voluta fortemente dai Cinque Stelle e proposta dal Guardasigilli Alfonso Bonafede ha avuto il via libera nel consiglio dei ministri.

Sia il premier Giuseppe Conte sia Luigi Di Maio si sono mostrati soddisfatti. Più guardingo Matteo Salvini, assente in consiglio dei ministri, che in questi tempi è in contrapposizione con la magistratura per la questione dei rimborsi elettorali. Anche il ministro per la Funzione pubblica, Giulia Bongiorno, ha espresso cautela ed auspicato condivisione e revisione. La Lega è evidentemente intenzionata a correggere la legge appena proposta.

I punti fondamentali della proposta legislativa sono tre.

Per gli appalti pubblici i condannati per corruzione non avranno più la possibilità di fare contratti con la pubblica amministrazione per 15 anni. È stato detto che il divieto era “per sempre”, ma la nostra Costituzione lo vieta, prevedendo comunque la riabilitazione per il condannato. Cosa che è stata fatta notare direttamente dal premier Giuseppe Conte e successivamente corretta.

Il secondo punto importante è la norma che riguarda la trasparenza, non solo dei partiti ma anche delle fondazioni, che in questi ultimi anni sono aumentate spropositamente ed infine un punto dirimente, l’introduzione del cosiddetto agente sotto copertura, e cioè la possibilità per le forze dell’ordine di poter indagare in incognito nei pubblici uffici. Tale figura c’è anche ora, ma un potere di indagine limitato solo ad alcuni campi come la lotta alla droga e alla pedopornografia.

Dunque a tanti anni di distanza dalla stagione di Mani Pulite si è resa finalmente necessaria una legge per combattere la corruzione in maniera più efficace, e questo ha portato a dire a Luigi Di Maio che ora non conviene più essere corrotti.

Antonio Di Pietro, l'ex PM di Mani Pulite, ha detto che il ddl anticorruzione contiene luci ed ombre e  che quindi può e deve essere modificato e incrementato in sede parlamentare.

 

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