Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Legge elettorale, ok della Camera con 375 sì

I franchi tiratori sono stati 66

Legge elettorale, ok della Camera con 375 sì

La legge elettorale supera il voto segreto in aula alla Camera. L'assemblea ha approvato il testo del Rosatellum bis, durante il voto finale, con 375 sì. I contrari sono stati 215. Sulla carta i consensi erano circa 441, ma nel segreto del voto potrebbero essere prevalsi alcuni maldipancia sia tra i deputati del Pd che tra quelli di Forza Italia. Ora il testo passa all'esame del Senato. 

Si è votato a scrutinio segreto, richiesto da Mdp. Il Rosatellum 2.0 potrebbe essere portato in Senato già domani e inviato al presidente della Commissione Affari costituzionali, Giuseppe Torrisi. L'esame della legge a Palazzo Madama potrebbe iniziare già la prossima settimana, con l'obiettivo di portarlo in aula il 24 ottobre.

Durante le dichiarazioni di voto, Speranza (Mdp), contrario al Rosatellum 2.0, ha parlato di "pagina nera" per una legge elettorale sospinta "a pochi mesi dallo scioglimento delle Camere, a colpi di fiducie" e di "grave errore" la rinuncia al voto disgiunto. Di Maio per il M5s ha ammonito: "Stanno imponendo al Paese una legge elettorale calpestando le prerogative del Parlamento, una storia già vista. State approvando in maniera antidemocratica una legge incostituzionale. State lasciando al Paese una nuova legge truffa e la storia non vi assolverà".

Lupi di Area Popolare ha contestato al M5s l'ipocrisia di considerare legittimo il ricorso al voto segreto e invece eversivo il ricorso del governo alla fiducia. Brunetta di Forza Italia ha annunciato al centrosinistra la definitiva dissoluzione dopo l'inevitabile sconfitta alle prossime elezioni politiche con la nuova legge elettorale: "E non proiettate su di noi le vostre angosce i vostri fallimenti. Voi parlate fra di voi, noi parliamo al Paese". La Lega chiede elezioni subito dopo la legge di stabilità, altro che mesi di galleggiamento fino a maggio.

Prima del voto, la chiusura di Rosato, capogruppo Pd e intestatario della nuova legge elettorale: "L'unica forzatura sta in 120 voti segreti con cui credevate di poter scrivere voi la legge elettorale. Siamo arrivati qui per merito di Mdp e M5s. A giugno avevamo scritto un modello che vi andava bene. Ma siccome fare un accordo politico con noi non andava bene, avete dovuto bocciarlo. Il Rosatellum l'ha voluto Fico. Se volevate il Consultellum dovevate dirlo con chiarezza. Avete sempre detto no a qualsiasi nostra proposta e io rivendico di aver fatto una legge elettorale 'insieme', con un'ampia maggioranza. Non si rappresentano gli italiani con la guerra, ma con lo spirito di servizio".

Si è arrivati al voto finale a Montecitorio fra scontri in Aula e manifestazioni variegate di protesta davanti ai palazzi. La nuova legge elettorale è arrivato in fondo alla Camera dopo l'approvazione di un altro sistema di voto, l'Italicum, strettamente legato alla riforma costituzionale bocciata dal referendum del 4 dicembre, mai utilizzato, e alla fine bocciato dalla Corte costituzionale. E dopo altri progetti falliti, come il ritorno al Mattarellum, il sistema tedesco in varie versioni, una prima versione dello stesso Rosatellum affondato in Aula lo scorso giugno.

Al voto finale a Montecitorio si arrivati anche dopo tre fiducie votate con ampia maggioranza, l'ultima con 309 sì 87 no ìe 6 astenuti, e il via libera agli ultimi due dei cinque articoli della nuova legge e il passaggio della cosiddetta "norma salva Verdini". Che consente agli italiani residenti in Italia di potersi candidare in una ripartizione delle circoscrizioni estere. Norma di cui potrebbe usufruire, appunto, il leader di Ala. Favorevoli all'emendamento sono stati 337 deputati, contrari 154, astenuti 22. Duro l'attacco di Danilo Toninelli, M5s: "E' una norma 'salva-Verdini". La replica del Pd: "Da parte della dottrina sono stati addirittura avanzati dubbi sulla costituzionalità della sola candidabilità nella circoscrizione Estero per i residenti all'Estero. Con la nuova norma, il diritto riconosciuto ai cittadini residenti in Italia di candidarsi all'Estero viene comunque rigorosamente disciplinato e limitato. E' una norma di pura reciprocità", ha spiegato il relatore Emanuele Fiano. Poi si è iniziato a giocare con il pallottoliere: i calcoli sui franchi tiratori.

Sulla carta il vasto schieramento che sosteneva alla luce del sole il Rosatellum non avrebbe avuto problemi: messi tutti insieme avrebbero raggiunto quota 441 voti, oltre il 70 per cento dei componenti della Camera. Una cifra che si ricavava sommando i 283 deputati del Pd, i 50 di Forza Italia, i 23 di Area popolare, i 19 della Lega, i 14 di Civici e Innovatori, i 6 delle Minoranze linguistiche, i 17 di Scelta Civica-Ala, i 12 di Centro democratico, gli 11 di Direzione Italia, i 6 dell'Udc e i 4 del Psi. Calcolo bisognava sottrarre i 3 del Pd che avevano già annunciato il loro "no": Rosy Bindi, il prodiano Franco Monaco e il lettiano Marco Meloni.

Il fronte del no, sempre sulla carta non avrebbe avuto chance: sommando i 43 voti di Mdp, gli 11 di Fratelli d’Italia, gli 88 del Movimenti Cinque Stelle, i 17 di Sinistra italiana e i 5 di Alternativa libera si arrivava ad un magro 164 voti. A cui si sarebbero potuti aggiungere i voti di alcuni deputati del corpaccione del Gruppo Misto che non avevano  dichiarato le loro intenzioni. Tutti questi numeri portavano alla conclusione che per bocciare la legge, nel segreto dell’urna avrebbero dovuto manifestarsi 120, forse 127 franchi tiratori. Alla fine, sempre seguendo il filo dei calcoli della vigilia, sono stati circa 66.

Nonostante questi calcoli rassicuranti, circolava a Montecitorio e dintorni incertezza e anche un certo timore. Nessuno sapeva bene cosa avrebbero deciso i peones, tutta quella massa di deputati che compulsano tabelle e grafici per capire quale potrebbe essere il loro collegio uninominale o l’ampiezza del collegio plurinominale. Sono soprattutto deputati del Nord, dove la probabile alleanza Lega-Forza Italia potrebbe spazzarli via dal panorama politico. Ma lo stesso timore avrebbe potuto spingere i deputati meridionali del centrodestra, anche loro potrebbero essere penalizzati dal nuovo meccanismo di voto. Per evitare soprese, lo stato maggiore del Pd si è mobilitato per sorvegliare che tutto si svolgesse secondo i piani. Tra gli altri, il coordinatore della segreteria Lorenzo Guerini e il capogruppo Ettore Rosato, ma anche un 'big' come il ministro Dario Franceschini. E sullo sfondo si profila lo scoglio del Senato, dove i numeri, nonostante l’apporto del centrodestra, sono veramente a rischio quando si vota a scrutinio segreto.


I PUNTI CHIAVE DEL ROSATELLUM 2.0

Il Rosatellum bis supera la prova del voto segreto e ottiene il primo via libera della Camera con 375 si' e 215 no. Regge il patto a quattro tra Pd, Forza Italia, Ap e Lega, a cui si aggiungono i voti favorevoli dei verdiniani, fittiani, Civici e Innovatori e altri 'piccoli'. Nettamente contrari, invece, M5S, Mdp, Sinistra italiana e FdI. Ora tocchera' al Senato, dove la maggioranza e' intenzionata a chiedere nuovamente al governo di porre la questione di fiducia, sia per blindare il testo che per velocizzare i tempi. L'obiettivo, infatti, e' di licenziare in via definitiva la riforma elettorale prima dell'avvio della sessione di Bilancio, ovvero a fine mese. Il Rosatellum bis e' una sorta di Mattarellum 'rovesciato', un mix tra maggioritario e proporzionale ma dove la quota di proporzionale la fa da padrona: 64% di listini plurinominali a fronte del 36% di collegi uninominali. La soglia si sbarramento sia per la Camera che per il Senato e' al 3% a livello nazionale per le liste, mentre e' del 10%, sempre a livello nazionale, per le coalizioni. Ci sara' un'unica scheda e non viene concesso il voto disgiunto. C'e' la quota di genere (60-40) e la possibilita' di un massimo di cinque pluricandidature nei listini proporzionali, ma anche la possibilita' per un candidato di presentarsi sia nei collegi uninominali che in quelli plurinominali. Infine, non c'e' l'indicazione del 'capo' della coalizione - ovvero del candidato premier - ne' l'obbligo per la coalizione di presentare un programma comune. Durante l'esame in commissione sono state apportate alcune modifiche al testo.

Ecco in sintesi i capisaldi del Rosatellum bis: - MIX PROPORZIONALE E MAGGIORITARIO: il testo della legge elettorale prevede una quota del 64% di collegi plurinominali proporzionali e del 36% di collegi uninominali maggioritari. - CIRCOSCRIZIONI: sono 20 le circoscrizioni per il Senato, una per ogni regione, mentre sono 28 quelle della Camera. - COLLEGI: Alla Camera i 630 seggi sono cosi' assegnati: 232 in collegi uninominali, di cui 6 per il Trentino Alto Adige, 2 per il Molise, 1 per la Valle d'Aosta; i restanti deputati saranno eletti in collegi plurinominali (circa 65 in tutto), 12 nella circoscrizione Estero. Al Senato i 315 seggi saranno assegnati 102 in collegi uninominali, di cui 1 per il Molise, 1 per la Valle d'Aosta. I restanti senatori saranno eletti in 207 collegi plurinominali, 6 nella circoscrizione Estero. Il Rosatellum bis assegna al governo la delega per ridisegnare i collegi. Durante l'esame in commissione e' stato deciso di ampliare l'ampiezza dei collegi plurinominali diminuendone il numero, che scende da circa 70-75 previsti inizialmente a circa 65. Il governo ha 30 giorni di tempo. - SOGLIE DI SBARRAMENTO: i partiti e le singole liste che vogliono accedere in Parlamento devono ottenere almeno il 3% dei voti validi su base nazionale, sia alla Camera che al Senato. Per le coalizioni la soglia di sbarramento sale al 10%, sempre su base nazionale. C'e' poi la soglia dell'1% valida per i partiti in coalizione che consente di ripartire i voti ottenuti dalla lista alla coalizione stessa. Sotto questa soglia i voti vanno dispersi. - PLURICANDIDATURE: sono consentite fino a un massimo di 5 pluricandidature nei listini proporzionali, non sono invece consentite pluricandidature nei collegi uninominali. E' invece consentita la candidatura dello stesso candidato in un collegio uninominale e nei collegi plurinominali, anche in questo caso fino a un massimo di cinque. - LISTINI: i listini per il proporzionale sono molto corti: non possono contenere un numero di candidati inferiori a 2 e superiori a 4.

SCHEDA CON 'ISTRUZIONI PER L'USO': l'elettore avra' un'unica scheda per il maggioritario e il proprozionale, una per la Camera e una per il Senato, che conterranno le 'istruzioni per l'uso' sul frontespizio, ovvero verra' spiegato come si vota e come saranno redistribuiti i voti. Non e' consentito il voto disgiunto. Ogni elettore dispone di un voto da esprimere sulla scheda che reca il nome del candidato nel collegio uninominale ed il contrassegno della lista o delle liste collegate, corredate dei nomi dei candidati (listino) nel collegio plurinominale. - VOTO: l'elettore vota il contrassegno della lista prescelta ed il voto e' attribuito anche al candidato nel collegio uninominale. Nei collegi uninominali il seggio e' assegnato al candidato che consegue il maggior numero dei voti. Per i seggi da assegnare alle liste nei collegi plurinominali, il riparto avviene a livello nazionale, con metodo proporzionale, tra le coalizioni di liste e le liste che abbiano superato le soglie di sbarramento. Per le coalizioni non vengono comunque computati i voti dei partiti che non hanno superato la soglia dell'1 per cento. Nel caso il candidato nel collegio uninominale venga eletto sia nel maggioritario che nel proporzionale, prevale il collegio uninominale. Al candidato in piu' collegi plurinominali che dovesse essere eletto in diversi listini, sara' assegnato il collegio plurinominale in cui la lista a lui collegata ha ottenuto il minor numero di voti. In caso di pareggio tra due candidati, sara' eletto il candidato piu' giovane. - QUOTA DI GENERE: il testo del Rosatellum bis riconosce una quota di genere nella proporzione di 60-40%. Dispone infatti che nei collegi uninominali e in quelli plurinominali nessuno dei due generi puo' essere rappresentato in misura superiore al 60%. Le future senatrici avranno piu' chance: il testo dispone infatti che la ripartizione della quota di genere per il Senato, sia nell'uninominale che nel proprozionale, venga rispettata a livello regionale e non piu' nazionale. 

TAGLIANDO ANTI-FRODE: Ogni scheda ha un tagliando removibile, dotato di codice alfanumerico progressivo che sara' rimosso e conservato dall'ufficio elettorale prima dell'inserimento della scheda nell'urna. L'obiettivo e' evitare possibili brogli elettorali e la circolazione di schede prestampate. - FIRME: sono state approvate in commissione due modifiche, ribattezzate 'salva-Mdp' e 'soccorso ai nuovi partiti'. Si prevede infatti che i gruppi parlamentari che si sono costituiti prima del 15 aprile 2017 (come appunto Mdp) non dovranno raccogliere le firme. Si dispone, inoltre, che solo per le prossime elezioni politiche il numero di firme venga dimezzato (da circa 1.500 a circa 750) per le nuove formazioni politiche e per chi non ha un gruppo autonomo in Parlamento. Sempre una tantum gli avvocati cassazionisti potranno autenticare le firme a supporto delle liste elettorali.

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