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Angelo Maria Perrino

Legge elettorale Rosatellum 2.0, alla Lega più seggi che al M5S. Ecco i numeri

Chi vince e chi perde con il Rosatellum 2.0

Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
Legge elettorale Rosatellum 2.0, alla Lega più seggi che al M5S. Ecco i numeri

Ormai è chiaro, salvo colpi di scena andremo alle urne tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera con il Rosatellum 2.0, che prevede il 64% dei seggi eletti con il proporzionale (con sbarramento al 3%) e il restante 36% con il maggioritario-uninominale. Ma vediamo chi vince e chi perde, quantomeno in termini di seggi perché per la governabilità dipenderà dai risultati elettorali, con la riforma attualmente in Parlamento.

I VINCITORI

LEGA - Non ci sono dubbi che Matteo Salvini ha giocato benissimo le sue carte, grazie soprattutto all'abilità politica del vice-segretario Giancarlo Giorgetti al quale è stata affidata la patata bollente della legge elettorale. Nonostante un'esigua pattuglia di parlamentari, il Carroccio è riuscito ad ottenere un sistema certamente migliore del Consultellum attualmente in vigore e che garantirà, stando ai sondaggi, un fortissimo incremento di deputati e senatori leghisti nella prossima legislatura. Nei collegi, infatti, il Centrodestra potrebbe vincere quasi dappertutto al Nord, soprattutto in Lombardia e in Veneto, ed è del tutto evidente che nella distribuzione delle candidature nella parte maggioritaria la Lega farà la parte del leone proprio dal Po in su. Stando agli ultimi calcoli Salvini potrebbe avere nel prossimo parlamento circa 60 senatori e 120 deputati. Un vero e proprio Bingo che spiega il silenzio della Lega sulla fiducia chiesta dal governo sul Rosatellum 2.0.

PARTITO DEMOCRATICO - Il Pd, con tutte le sue anime, è arrivato ad una sintesi che non è certo la soluzione migliore per Matteo Renzi ma che tiene insieme il partito. Con il Rosatellum 2.0 i Democratici, grazie al 36% di parlamentari eletti con l'uninominale, riuscirà certamente ad essere la prima forza in termini di seggi nella prossima legislatura anche se il Movimento 5 Stelle dovesse risultare il primo partito in termini di voti. Quanto alle alleanze, nonostante le dichiarazioni di fuoco della sinistra di queste ore, il Rosatellum 2.0 tiene aperte due strade al Pd: quella di un'intesa con Articolo 1-Mdp, Campo Progressista e Sinistra Italiana e quella di un accordo con i centristi di Alternativa Popolare. Quanto al numero di seggi i Democratici potrebbero, calcoli alla mano, arrivare sui 90-95 senatori e circa 180-190 deputati.

FORZA ITALIA - Silvio Berlusconi voleva il tedesco puro, ovvero tutto proporzionale senza premio di maggioranza, ma il Rosatellum 2.0 è comunque una soluzione migliore rispetto al Mattarellum che divideva maggioritario e proporzionale 50 a 50. Gli azzurri - e vedremo come andranno le Regionali in Sicilia - potrebbero recuperare nei collegi elettorali del Sud quella parte che al Nord inevitabilmente lasceranno alla Lega. Anche se l'ex Cavaliere avrebbe voluto un altro tipo di riforma, questo sistema gli consente comunque di giocare sul doppio piano del Centrodestra e dell'eventuale grande coalizione dopo il voto con il Pd. Quanto ai seggi, Forza Italia potrebbe ottenere 45-50 senatori e un centinaio di deputati.

ALTERNATIVA POPOLARE - Angelino Alfano ha ottenuto quello che voleva ovvero lo sbarramento al 3% e non al 5. L'obiettivo è quello di raggruppare i centristi che non vogliono correre né con il Pd né con il Centrodestra nella speranza di superare ampiamente la soglia. Ipotizzando nessuna alleanza elettorale, così ha sempre detto finora il ministro degli Esteri, Ap e alleati prenderanno seggi solo nella parte proporzionale e al Senato potrebbero arrivare a quota 10-12 senatori e alla Camera a 20 o massimo 25 deputati. Comunque molto importanti per i futuri equilibri politici (quello che voleva Alfano).

GLI SCONFITTI

MOVIMENTO 5 STELLE - Luigi Di Maio e Beppe Grillo hanno tutte le ragioni per urlare allo scandalo. Questo sistema penalizza fortemente i pentastellati che, di fatto, non facendo alleanze, non hanno alcuna possibilità di andare al governo (salvo l'improbabile intesa post-urne con la Lega e Fdi). Con il Rosatellum 2.0 i grillini quasi certamente non prenderanno più di una manciata di collegi uninominali (ma c'è anche l'ipotesi che si fermino a quota zero) e necessariamente la loro quota di parlamentari risulterà inferiore alla percentuale realmente ottenuta nelle urne. Ecco spiegate le proteste contro la fiducia e le accuse alla Lega di essersi venduta al Pd per qualche seggio in più. Di fatto il M5S, pur stando nei sondaggi davanti al Carroccio di circa 10 punti, potrebbe avere meno parlamentari della Lega nella prossima legislatura: 55 senatori e 110 deputati.

ARTICOLO 1-MDP, CAMPO PROGRESSISTA E SINISTRA ITALIANA - Gli altri grandi sconfitti sono i partiti della sinistra. E infatti pure Giuliano Pisapia, che si era avvicinato al Pd litigando con i bersaniani, ha contestato la fiducia. Senza un accordo (improbabile) con Renzi, che al massimo potrebbe valere per Campo Progressista, vale lo stesso discorso fatto per i 5 Stelle: zero parlamentari nella parte uninominale-maggioritaria. E, quindi, inevitabilmente un peso numerico ridotto e una rilevanza politica nettamente ridimensionata. Ipotizzando una lista unitaria della sinistra, tutta da costruire ma necessaria visto lo sbarramento al 3%, in termini di seggi non si andrebbe oltre i 17-18 senatori e i 35 deputati.

FRATELLI D'ITALIA-AN - Il partito più piccolo del Centrodestra è l'unico rimasto fuori dall'intesa sulla legge elettorale con Giorgia Meloni che protesta fortemente. E infatti il Rosatellum 2.0 non premia partiti sotto il 10% e comunque Fdi teme che sia un sistema architettato per arrivare alla grande coalizione dopo la chiusura delle urne. Considerando la parte maggioritaria, comunque, la Meloni potrebbe piazzare qualche buona candidatura soprattutto nel Lazio e a Roma avere una rappresentanza parlamentare certamente superiore a quella attuale. Per Fdi si parla di 17-18 senatori e di circa 35 deputati, più o meno lo stesso valore delle sinistre, ma con una percentuale inferiore. E' chiaro che le contestazioni della Meloni sono politiche e non algebrico-matematiche.
 

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