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Politica


Di Gianni Pardo

Da quando in Italia c’è la Repubblica, si è tante volte sentito gridare: “Al lupo!” che si è arrivati a dubitare della sua esistenza. Il lupo era sempre Mussolini, ovviamente. E di essere una sua reincarnazione sono stati accusati tutti coloro che sembravano anche lontanamente volere esercitare il potere. Il grido d’allarme si udì risuonare a proposito di Bettino Craxi, nientemeno accusato di “decisionismo”, come se un governo non avesse la funzione di decidere. Il ritorno del Puzzone (o della Buonanima, secondo le opinioni politiche) è stato pure evocato a proposito di Silvio Berlusconi, pure sconfitto più dai giudici e da Veronica Lario che dagli Alleati anglo-americani. Insomma, ci si sarebbe potuto aspettare che stavolta fosse il turno di Matteo Renzi, effettivamente una sorta di mastino sorridente che travolge gli ostacoli, e invece niente. Il ragazzo è simpatico, ha la battuta facile, scherza, va in giro in jeans, potrebbe mai rappresentare un pericolo? E poi è di sinistra: e malgrado settant’anni di dittatura in Unione Sovietica, in Italia si è convinti che la sinistra comunista o ex comunista sia democratica.

I segnali però possono ingannare. Se Stalin era dichiaratamente una carogna e non induceva nessuno in errore, Hitler era stato un valoroso combattente e poi, oltre ad essere perfettamente onesto, era perfino vegetariano. Mao, anche se faceva morire di fame milioni di cinesi, scriveva poesie. Pol Pot prima studiava alla Sorbona, poi macellava un terzo del suo popolo. Per non parlare di Francisco Franco che, pure se non commise nessuno dei crimini dei sullodati, era certamente un uomo d’acciaio, e tuttavia aveva le ginocchia sbucciate a forza di pregare. Del sorriso di Matteo non ci si può fidare, perché non ci si può fidare di nessuno. Ed è proprio seguendo il consiglio di guardare ai fatti che si comincia ad aver voglia di gridare al lupo.

Per molti decenni l’Italia ha avuto istituzioni paralizzanti. Per paura che tornasse il Puzzone da Predappio si è varata una Costituzione che ha vietato a tutti i governi di governare. Per impedire leggi votate senza avere sufficientemente riflettuto si è creato il bicameralismo perfetto, che non è riuscito ad evitare un’eccessiva e mediocre legiferazione ma forse qualche errore l’ha malgrado tutto corretto. Si è creata una mentalità conservatrice (“Abbiamo la Costituzione più bella del mondo”, come dice chi non ha mai traversato le Alpi) tanto che, quando Berlusconi è riuscito miracolosamente a riformare un po’ la Costituzione, le sinistre e gli italiani concordemente sono riusciti ad annullare quelle riforme con un referendum.

Essere condannati all’immobilità sembrava la nostra maledizione, ma il rimedio alla paralisi non è la crisi psico-motoria. Ed è ciò che sembra si preannunci. Ecco i fatti.

La famosa legge elettorale firmata da Calderoli concedeva una comoda maggioranza alla Camera e al Senato alla coalizione che fosse giunta prima alle elezioni. Poi (su iniziativa del Presidente Ciampi) ci si ricordò che il Senato doveva essere eletto su base regionale, e si riuscì a creare due Camere diverse, con il risultato che il Senato annullava l’onnipotenza alla Camera della coalizione che aveva vinto. Ritorno alla casella di partenza.

Poi questa legge – il “Porcellum” – è stata cassata dalla Corte Costituzionale, e il nostro caro Renzi è riuscito a far votare un Porcellum peggiorato, nel senso che la maggioranza non è più regalata alla coalizione - garanzia di pluralismo - ma al partito vincente. Secondo le previsioni, il suo, il Pd. Inoltre - è notizia di questi giorni - è riuscito ad abolire il Senato, conservandone la facciata per non licenziare i commessi, e il risultato è il seguente: se le prossime elezioni andranno come si prevede, ci sarà soltanto una Camera, quella dei Deputati. Qui avrà la maggioranza, da solo, il partito arrivato primo alle elezioni, nelle previsioni il Partito Democratico. Questo Partito Democratico, se le cose non cambiano, sarà agli ordini di un solo uomo, Matteo Renzi, e la sintesi è facile: dopo le prossime elezioni in Italia comanderà un solo uomo. “Al lupo, al lupo!”.

Arrivati a questa prospettiva, si illuminano diversamente le caratteristiche di Renzi. Come tutti i grandi dominatori dei popoli, è un tribuno, un affabulatore, un incantatore. Magari un magliaro e uno sbruffone, se uno non l’ha in simpatia, ma poco importa. Mussolini entusiasmava le folle, Hitler aveva un fascino magnetico che soggiogava chiunque l’incontrasse (salvo Francisco Franco), e Mao, malgrado i suoi crimini, è ancora oggi sulle banconote cinesi. In secondo luogo, Renzi non è uomo da seguire pazientemente l’interminabile cursus honorum. Senza nemmeno essere deputato, senza nemmeno aver compiuto quarant’anni, è divenuto Primo Ministro, e sembra destinato ad esserlo ancora per qualche tempo. Per quanto riguarda gli ostacoli, anche se non ha realizzato tutto ciò che si è vantato di avere fatto, è vero che ha travolto chiunque gli si sia parato davanti, amico o nemico che fosse. È stato pronto a sostituire i membri di una Commissione Parlamentare perché appartenevano alla minoranza ostile del suo partito, ed ha messo al loro posto degli yes men.

L’avesse fatto Berlusconi! Insomma, dopo tanti falsi allarmi, è lecito chiedersi se non dovremmo – stavolta sì – gridare: “Al lupo!”
Sempreché sfuggiamo alla dittatura, nella situazione ci potrebbe essere qualche lato positivo. Se un governo ha tutti i poteri e nessun ostacolo, ha l’intera responsabilità dei risultati. Dunque, o Renzi salverà l’Italia, e ne avrà tutto il merito, o l’affosserà, e nessuno potrà perdonarglielo. L’unica speranza è che i guasti non siano troppo gravi. Che in seguito, come nel 1944, si possa procedere alla Ricostruzione.

pardonuovo@myblog.it
 

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