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Politica
Magistrati in campo: ma Salvini non è Craxi né Berlusconi

Ariecco, nuovi musicanti stessa musica,  la guerra fra Magistratura e politica. Ma Salvini non è Craxi. E non è Berlusconi. I partiti e la politica non sono oggi quelli di Tangentopoli. La Magistratura non ha l’autorevolezza e la credibilità dei tempi di Mani pulite né la compattezza o…l’”ardire” degli avvisi di garanzia come quello che il 22 novembre 1994 l’allora premier Berlusconi ricevette a Napoli mentre partecipava a un simposio internazionale sulla criminalità. Soprattutto gli italiani sono profondamente cambiati dagli anni ’90. Vogliono il cambiamento, credono che il voto del 4 marzo con il ko del Pd e della sinistra e l’ok al M5S e Lega indichi chiaramente la via, non permetteranno intrusioni extra politiche tese a destabilizzare i nuovi rapporti di forza sanciti dalle urne. Chi gioca oggi a fare politica al traino degli avvisi di garanzia e delle sentenze non raccoglie consenso e voti e la rovina degli avversari resta solo una illusione.

Stavolta, con l’avviso di garanzia a Matteo Salvini   (leader col vento in poppa della Lega, vice premier e ministro dell’Interno, deus ex machina dell’esecutivo) la Magistratura rischia di restare col cerino in mano e i partiti giustizialisti – Pd in testa – rischiano il boomerang. La controprova giunge nei sondaggi (You Trend) di queste ore con la Lega che vola (31,5%) malgrado inchieste e avvisi di garanzia e tutti gli altri – alleati di governo (M5S al 27,5%) e di coalizione (FI all’8,8%)) o avversari (Pd al 17,1%) – in netto calo. Con una mossa inedita quanto ardita ed efficace sul piano della comunicazione politica, Salvini, indagato per sequestro di persona aggravato per il blocco dei migranti a bordo della nave Diciotti  ha reso pubblico dal suo ufficio del Viminale l’avviso di garanzia  (mittente il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi) consegnatogli dai carabinieri, in diretta Facebook.

Salvini apre la busta, legge il contenuto, si appella al popolo per condannare l’invadenza di “alcuni magistrati che hanno una cultura politica di sinistra” ironizzando: “Adesso Renzi, la Boldrini, Gad Lerner, Chef Rubio, la Mannoia, tutti questi fenomeni diranno “finalmente!”. Poi incalza: “Questo ministro è stato eletto da voi e gli avete chiesto di limitare gli sbarchi e di espellere i clandestini, quindi vi ritengo miei sostenitori e miei complici. Altri non sono stati eletti da nessuno e non rispondono a nessuno”. Così Salvini diventa espressione di quegli italiani che, in gran numero, lo spingono ad andare avanti nel suo programma del governo di cambiamento. Un richiamo non più limitato allo sparuto zoccolo duro della base leghista ma alla maggioranza degli italiani perché si mobilitino a sostegno del “Capitano” e scendano in piazza il prossimo dicembre, proprio in coincidenza con la decisione del tribunale dei ministri. Un monito per quei settori della Magistratura politicizzata? Certamente una sfida politica, una prova di forza che per decenni, ripetutamente, solo il Pci e la Cgil erano riusciti a realizzare.

Di fatto, il lancio ufficiale della campagna elettorale per le elezioni europee di maggio, crocevia politico-istituzionale per l’Italia e i destini dell’Europa. In diretta Facebook Salvini incalza: “Rischio una pena fino a 15 anni. Qui non si molla di un millimetro, finchè gli italiani me lo chiedono vado avanti”. Quindi il gran finale dicendo di esser pronto ad andare a piedi a Palermo per spiegare perché ha bloccato la Diciotti: “Perché l’ho fatto e perché lo rifarei”.

Salvini usa il bastone contro singoli magistrati ma la carota con la Magistratura (la bega del sequestro dei fondi della Lega è una spada di Damocle) cercando di evitare l’apertura di un fronte comunque ad alto rischio: “Non sparo nel mucchio dei magistrati. Non credo ai complotti, non parlo di persecuzione giudiziaria come faceva Berlusconi”.

Già, il Cav., con avvisi di garanzia (comunicati in anticipo ai giornali) inviati per anni da una settantina di sostituti procuratori: una campagna dal magro raccolto giudiziario (di fatto una sola condanna per evasione fiscale di una sua azienda) ma pesante sul piano politico, con Berlusconi fuori dal Parlamento e “spennato” quale leader politico e istituzionale.

Siamo oggi al replay di quelle vicende con pezzi di Magistratura immersi nel gioco (sporco) politico? Tutto è possibile. Ma difficilmente il tribunale dei ministri procederà confermando le accuse contro Salvini. Più verosimilmente Salvini ci guadagnerà in prestigio, in consenso popolare, in voti. Di certo, chi come il PD e la sinistra punta ancora nell’invadenza di certi magistrati per sparigliare il gioco, rimarrà con le pive nel sacco.

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