Vito Mancuso, filosofo e teologo, docente di teologia moderna e contemporanea alla facoltà di filosofia dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano analizza il senso delle parole del Pontefice, che, nell'esortazione post-sinodale Sacramentum Caritatis, ha chiesto ai politici cattolici di "non votare leggi contro natura" e commenta con Affari il significato che la Chiesa dà al concetto, in questo caso molto particolare, di natura.
"Alla dottrina ufficiale della Chiesa il concetto di natura in sé e per sé non interessa. Se le interessasse, i capi della Chiesa avrebbero prestato ascolto (e non invece perseguitato, come hanno fatto) il grande teologo, oltre che scienziato (per la precisione paleontologo), che nel secolo scorso ha fatto della natura il concetto cardine della sua teologia, cioè il gesuita francese Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955).
Quando la dottrina cattolica ufficiale parla di natura, in realtà parla di Dio e del suo imperio sul mondo. Per questo vede la natura solo come legge, "legge naturale". La natura è considerata come la longa manus di Dio, con cui egli governa la vita degli uomini e il procedere del mondo. La dottrina ufficiale pensa la natura come "natura naturata", mentre non ha la più pallida idea della natura come "natura naturans", come processo vivente e divino, come patria e grembo primordiale, come luogo da cui scaturisce l'anima e lo spirito, come luogo dell'esperienza della vita spirituale. Nella dottrina ufficiale vi è un dualismo di fondo tra la divinità e la natura, e questo dualismo è fondato sulla dottrina della "creatio ex nihilo": il nulla è un "maledetto largo fossato" (per riprendere la celebre espressione di Lessing) che divide per sempre il divino dal naturale.