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Politica
Manovra, 'Tria non fa l'interesse del popolo? Lasci'

Riceviamo e pubblichiamo

Gioele Magaldi, Presidente del Movimento Roosevelt (www.movimentoroosevelt.com ) e Gran Maestro del Grande Oriente Democratico (www.grandeoriente-democratico.com ), in una serie di interviste e interventi audio e video degli scorsi giorni mette in guardia sulle indebite ingerenze di Mario Draghi, Ignazio Visco, Carlo Cottarelli e altri personaggi dell’establishment politico-economico (italiano ed europeo) rispetto alla Legge di Bilancio 2019 che sta per essere licenziata dal Governo Conte.

Inoltre, Magaldi, dopo le dichiarazioni rese in https://www.youtube.com/watch?v=54-uUe6isf4, in https://drive.google.com/drive/folders/0B7FIZ0SUgnIfWDhlQ0UzbzFSd0U  e rilanciate in https://www.movimentoroosevelt.com/news/per-dipartimento/ufficio-stampa/comunicato-stampa-movimento-roosevelt-magaldi-avverte-il-governo-conte-e-il-fratello-tria.html , in http://www.grandeoriente-democratico.com/Primo-avvertimento-al-Fratello-massone-Giovanni-Tria-sulla-sua-condotta-nel-Governo-Conte.html , in http://www.libreidee.org/2018/09/magaldi-al-fratello-tria-con-draghi-finirete-come-renzi/ e in http://www.libreidee.org/2018/09/magaldi-i-gialloverdi-scelgano-tria-e-draghi-o-gli-italiani/ , lancia un secondo monito al Fratello massone Giovanni Tria.

A parere di Magaldi è assolutamente ridicolo e inaccettabile che il Fratello Giovanni Tria affermi di “aver fatto il proprio giuramento da ministro nell’interesse della nazione”, collegando questo giuramento alla sua ostinata pervicacia nel voler difendere un paradigma economico ispirato alla più occhiuta e malnata austerità e nel considerare i privati diktat dei mercati come coincidenti con il bene collettivo dei cittadini.

Ostinarsi a voler difendere il limite dell’1,6% o qualunque altra asticella astratta e priva di fondamento scientifico (meno del 2%, o anche il 3% previsto dai Trattati di Maastricht e cosi via) nel rapporto Deficit-PIl significa fare gli interessi di gruppi massonici neoaristocratici già ben rappresentati, nella loro distruzione dell’economia italiana, da personaggi come Mario Draghi, Ignazio Visco, Sergio Mattarella, Carlo Cottarelli, ecc.

Al contrario, il massone Giovanni Tria era stato designato alla guida del MEF in qualità di libero muratore sedicente progressista che avrebbe dovuto contribuire ad inaugurare un “new deal” nella governance economica del Bel Paese. Un nuovo corso significativamente postkeynesiano e in grado di puntare più sulla crescita del PIL (e di altri fattori non meno rilevanti per valutare lo stato di salute di un sistema economico complesso) che non sull’ottuso rigore dei conti pubblici: politica, quest’ultima, che negli ultimi anni si è dimostrata chiaramente fallimentare, peggiorando i rapporti relativi tra Deficit, Debito e PIL.

Del resto, quale soluzione di continuità vi sarebbe tra l’azione di Tria e quella dei suoi predecessori (i massoni neoaristocratici Pier Carlo Padoan, Fabrizio Saccomanni, Vittorio Grilli e Mario Monti, che ebbe l’interim al MEF come Presidente del Consiglio dal 16 novembre 2011 all’11 luglio 2012 ) alla guida del Ministero Economia e Finanze, se tutta la gestione dei problemi economici italiani attuali fosse ridotta al problema di avvicinarsi il più possibile al principio neoliberista, dogmatico e funesto del pareggio di bilancio?

Insomma, il Fratello Tria si decida: o sta dalla parte del Popolo sovrano italiano oppure, infrangendo il suo giuramento “nell’interesse della nazione”, sta facendo gli interessi di gruppi apolidi sovranazionali e privati di caratura contro-iniziatica.

Ma se Tria sta dalla parte di Mario Draghi ( Presidente BCE), Ignazio Visco (Governatore di Bankitalia), Sergio Mattarella e Carlo Cottarelli (su questi ultimi due si veda:    http://www.affaritaliani.it/cronache/governo-magaldi-golpe-postdemocratico-di-mattarella-542668.html   ) e in perfetta continuità e accordo con il paradigma dell’austerity imposto in modo feroce sin dal Governo del controiniziato Mario Monti, allora si dimetta. E una volta che Tria si sia dimesso, Matteo Salvini, Luigi Di Maio e gli altri legittimi azionisti politici del Governo Conte chiamino a dirigere il MEF Paolo Savona (come originariamente proposto), supportato da un gabinetto economico speciale che includa Nino Galloni, Antonio Maria Rinaldi, Alberto Bagnai, Claudio Borghi e altri economisti di chiara ispirazione postkeynesiana.

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