Matteo Orfini (Pd) ad Affaritaliani.it: Monti non sta facendo le riforme, meglio le elezioni

Mercoledì, 6 giugno 2012 - 13:21:00

Di Tommaso Cinquemani

"Non ha senso andare avanti fino al 2013 in una situazione per cui il governo non dà risposte al Paese". Matteo Orfini, membro della Segreteria nazionale del Pd, sceglie Affaritaliani.it per bocciare l'operato di Monti e afferma: "Le liste civiche non sono utili perché il Pd dovrebbe convincere gli esponenti della società civile a candidarsi con il Pd". Poi chiede un rinnovamento del partito: "Il Pd è ingessato, è più interessato a tutelare l'ordine costituito". E fa un esempio: "Con le nomine dell'Agcom non abbiamo tenuto conto di quanto avevamo promesso. E cioè di guardare prima di tutto al curriculum dei nominati".
 

Matteo Orfini

Dopo le dichiarazioni di Stefano Fassina su un eventuale voto in autunno lei è stato l'unico a dargli manforte. Perché questa presa di posizione contro il governo Monti?
"Siamo difronte ad una situazione in cui il governo sta palesemente facendo fatica a corrispondere alle aspettative degli italiani, non solo per sua responsabilità, ci tengo a dirlo. Basta pensare alle norme sulla Corruzione, alla riforma della Rai e a quella del mercato del lavoro. I risultati dell'esecutivo sono limitati, forse non ha senso andare avanti fino al 2013 in una situazione che rischia di non dare le risposte necessarie, ma di aumentare solo lo scollamento tra politica e paese. Dire questo non è un atto di eversione".

Quindi è una sua posizione 'isolta', niente sponde con Bersani per mettere in discussione questo governo?
"No, abbiamo solo espresso una opinione sulla quale Bersani ha detto di non essere d'accordo. Ora ne discuteremo in direzione. Siamo in un partito, appunto, democratico".

In questi giorni si fa tanto parlare delle liste civiche a sostegno del Pd, è favorevole?
"Sono contrario alle liste civiche. Non sono utili, ma non perché non ci sia il bisogno di queste personalità, ma perché bisogna convincere queste persone a candidarsi con il Partito democratico. E per farlo il Pd deve cambiare e deve essere un partito più aperto, che metta a disposizione pezzi della sovranità del partito stesso. Chi ha voglia di impegnarsi deve poterlo fare contando qualcosa".

Oggi non è così?
"Il Pd adesso è ingessato, è più interessato a tutelare l'ordine costituito. Questo ci porta ad essere in difficoltà con il rapporto con il Paese".

Ad esempio con le nomine dell'Agcom il Pd non ha fatto una bella figura…
"Non abbiamo tenuto conto di quanto avevamo promesso. E cioè di guardare prima di tutto al curriculum dei nominati".

La Rai deve essere una priorità del governo?
"La Rai deve essere una azienda e funzionare come tale, scollegata dalla politica. Per questo abbiamo chiesto una riforma della governance e per questo siamo rimasti fuori dalla lottizzazione dell'azienda. E Bersani continuerà su questa linea".

Si vocifera che lei e Fassina, assieme ad altri, stiate facendo una nuova corrente, è così?
"No. non stiamo facendo una corrente, stiamo facendo delle battaglie politiche assieme e le facciamo negli organismi dirigenti. Uno dei nostri problemi è il fatto che il Pd è dominato da una gestione correntista. Ci sono leader importanti che passano più tempo a strutturare la propria corrente che non a lavorare il Partito democratico".

Il Pd dovrebbe ritrovare la sintonia con i sindacati?
"Non credo che si sia persa la sintonia con i sindacati. La battaglia a difesa dell'art. 18 ha unito tutte le sigle e il Pd ha fatto la sua parte, abbiamo difeso le ragioni dei lavoratori. Questo con tutti i sindacati, non solo con la Cgil".

Ti definiscono 'l'uomo di D'Alema'. Questa descrizione ti calza stretta?
"Queste definizioni sono sempre sgradevoli per tutti. D'Alema si vede affibbiate delle posizione che io prendo e su cui lui è in disaccordo. Una cosa che ho imparato da lui è che bisogna essere autonomi da tutto e da tutti. Lavorando con lui delle volte eravamo d'accordo e delle altre no, in questo caso specifico non siamo d'accordo".




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