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Politica
Matteo Renzi: il rottamatore rottamato
Matteo Renzi

Matteo Renzi ha finito il suo ciclo nel Pd.

Lo ha finito ieri, paradossalmente, a un anno dalle elezioni politiche che sancirono il crollo verticale del suo partito.

Lo ha finito in due modi: in primis con la sua assenza dalla competizione delle primarie e poi con il suo candidato, Roberto Giachetti, che è andato malissimo arrivando ultimo.

Una prima considerazione è d’obbligo: Renzi ha ricevuto ciò che ha dato o evangelicamente, visto che l’ex premier è cattolico praticante, avendo seminato vento ha raccolto la classica tempesta.

La conversione postuma del Matteo fiorentino all’alta politica (dopo aver vinto) non ha mai convinto nessuno, anzi ha insospettito molti.

Renzi che attacca il populismo è come Aldo Fabrizi che attacca la pasta asciutta: semplicemente non credibile perché la rottamazione che poi altro non è che “populismo rosso” l’ha inventata proprio lui, seguito da epigoni modesti come Debora Serracchiani.

È stato Renzi che ha fatto fuori D’Alema, Bersani, Veltroni sparando ad alzo zero sulla vecchia guardia, altro che Salvini e Beppe Grillo!

Però chi di populismo ferisce…e così è stato.

Una volta ficcatosi nel cul de sac di un referendum costituzionale che lo ha perduto, ha inanellato una serie impressionante di errori tattici e strategici.

E, come se non bastasse, i genitori si sono rapidamente trovati in guai con la giustizia.

Ma Renzi è colpevole perché è stato, lui come tanti, vittima dell’hybris, parola greca che sta a indicare quel misto di protervia ed orgoglio che inevitabilmente colpisce i potenti, che si dimenticano che non sono sovrani assoluti, ma che si trovano -per fortuna- ancora in una democrazia elettiva (e vendicativa).

Quindi non lo hanno aiutato i toni sopra le righe, le cattiverie contro i suoi ex colleghi di partito. Non lo hanno aiutato i molti di cui si è fidato, come lo scaltro Paolo Gentiloni che diventerà Presidente del Pd. Non lo ha aiutato Filippo Sensi che da capo della comunicazione di Palazzo Chigi ha deluso i suoi colleghi giornalisti e che ha condotto una campagna informativa referendaria disastrosa. Non lo ha aiutato Luciano Nobili, a cui è stato addirittura affidato il coordinamento della mozione di Giachetti che sarà ricordato per la memorabile sconfitta.

Poi , come capita spesso in questa strana Italia, sia Sensi che Nobili sono stati premiati con un seggio a Montecitorio.

Ma torniamo a Renzi.

È stato il principale artefice del definitivo scollamento del Partito Democratico dagli ideali di sinistra. Con lui è stato varato il nefando jobs act e l’abolizione dell’articolo 18, con lui si è avuta la conferma che il Pd è il partito di Confindustria non dei poveri e dei lavoratori.

Renzi è riuscito a fare da solo quello che l’intero centro - destra e Silvio Berlusconi non erano mai riusciti a fare: ha distrutto la classe lavoratrice e la sinistra.

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