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Politica
Maurizio Landini e la sua sfida al governo

Maurizio Landini si è presentato ieri sera a Piazzapulita (La 7) in pieno fulgore, anche troppo in verità perché anche il fulgore bisogna saperlo usare bene e se da un lato l’irruenza rappresenta una sua dote vincente dall’altro quando diviene eccessiva rischia di sortire l’effetto opposto, un po’ come quelle figure caricaturali del teatro settecentesco che appesantite da parrucche e cipria finiscono per dare l’idea di un artefatto.

Landini, come noto, è da poco il nuovo leader della Cgil. Proviene dalla Fiom l’ala più dura e pura del sindacato una volta rossissimo ed ora sempre rosso ma con sfumature cromatiche diversificate.

Il percorso di avvicinamento di Landini alla guida del principale sindacato italiano non è stato così semplice come la mediaticità del personaggio poteva far prevedere, ma alla fine ce l’ha fatta.

Ieri sera si è presentato da Formigli in versione “sub - comandante Marcos” dando appunto una immagine troppo calcata del leader duro e puro, tipo anni ’70, rispolverando termini come “padroni” che non si utilizzano più neanche a Cuba.

Landini, da scaltro de consumato attore, ha messo le mani avanti: “la Cgil non ha governi amici” ha solo gli interessi dei lavoratori da difendere. Ma questa frase fatta non corrisponde alla verità perché la Cgil è stata legata al Partito Comunista e ancora viene percepita come un organismo di sinistra “che fa politica” ed infatti i suo i scontri con Matteo Renzi ne sono la prova provata.

I proclami contro il governo giallo-verde sono bellicosi e non poco contradditori, perché Formigli gli ha domandato, giustamente, come vede il reddito di cittadinanza e quota 100 che, per quanti contorsionismi dialettici si possano fare, restano pur sempre misure sociali a favore di quella classe lavoratrice che i sindacati in generale e la Cgil in particolare dovrebbero tutelare e difendere.

Landini si è arrampicato sugli specchi cercando di fare un po’ di aritmetica combinatoria alla Raimondo Lullo giocando sulle coppie di numeri la cui somma fa 100, ma alla fine ha dovuto ammettere che rispetto a roba come il Job Act e l’abolizione dell’articolo 18 è oro.

Come è oro anche il reddito di cittadinanza, una misura che dovrebbe far gioire qualsiasi sindacalista in specie di sinistra.

Ma qui veniamo al punto. La Cgil è ancora di sinistra?

Un sondaggio Tecnè per la Fondazione Giuseppe Di Vittorio dopo il voto del 4 marzo ha restituito risultati interessanti. Secondo il sondaggio tra chi era iscritto alla Cgil il voto era stato così suddiviso: 35% Pd, 33% M5S e 10% Lega.

Il risultato è ormai datato ma potrebbe essere cambiato “in peggio” per Landini e cioè la componente giallo- verde della rossa Cgil è verosimilmente aumentata.

E quindi per il nuovo leader si pone anche un problema di onestà intellettuale. Con un governo che fa cose per i lavoratori e per la fasce più deboli della società, dopo anni di tradimenti del Pd e della sinistra in generale e con una considerevole componente di iscritti che hanno votato per il governo, può lui ancora fare politica vecchia maniera, come se fosse fermo agli anni ’70?

 

 

 

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