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Politica
Migranti, Cacciari la butta in caciara. Ma la Bongiorno lo smaschera. Video

Il prof. Massimo Cacciari, in televisione, ha inveito irrefrenabilmente e con foga savonarolesca contro la ministra Giulia Bongiorno, affermando su tutti i toni – e su tutti i possibili livelli di volume – che il comportamento del governo sui migranti, e in particolare del Ministro dell’Interno Salvini, è immorale, inammissibile, vomitevole. Ci fermiamo qui, perché sarebbe impossibile riferire adeguatamente la filippica del colto tribuno.

La tesi più discutibile dell’intellettuale veneziano – e quella che effettivamente più ha fatto discutere – è stata che è giusto disobbedire alla legge, quando la si giudica immorale.

Malgrado l’incendio verbale delle parole sentite in televisione, su questo argomento chiunque sia andato a scuola non può che rimanere freddo. Questo problema lo si discute da secoli prima di Cristo, perfino in opere teatrali come l’“Antigone” di Sofocle. E per questo dispiace un po’ che l’avvocata Bongiorno non abbia saputo opporre, alla supereccitazione catonesca di Cacciari, un paio di risposte elementari.

SCONTRO CACCIARI-BONGIORNO: GUARDA IL VIDEO

Massimo Cacciari sbrocca a "Otto e mezzo" su La7, in un dibattito con il ministro della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno a proposito del decreto sicurezza e, in particolare, delle norme sull’immigrazione. "Ci sono in mare 50 persone che non possono essere sbarcate. Ed è una vergogna non per Salvini, ma per l’Europa - dice Massimo Cacciari, buttandola in caciara, non avendo studiato i dossier -. È uno scandalo per l’Europa. Possiamo perdere una elezione, ma non possiamo perdere l’anima, vivaddio. Vergogniamoci! Non vergognatevi, ma vergogniamoci!".

Ma la Bongiorno con calma, sobrietà e competenza lo smaschera.  "Il decreto Salvini non attiene a quello che dice lei", ripete la ministra.

Il filosofo, ex sindaco di Venezia, sbrocca e insulta. "Si vergogni, vergognatevi", urla ancora Cacciari sostenendo che le norme non si debbano applicare "ciecamente", come sta succedendo nel caso dei 49 migranti a bordo della Sea Watch e della Sea Eye.

E Lilli Gruber, conduttrice incapace e silente, non lo blocca...

La morale entra in comunicazione col diritto soprattutto de iure condendo, cioè al momento in cui si formulano e si approvano le leggi. È in quel momento che il legislatore tiene conto delle esigenze, delle opinioni, e perfino dei pregiudizi dei cittadini. Delle condizioni obiettive della società e delle migliori scelte di compromesso. Superato quel momento, quando la legge si trasforma in diritto positivo, è vietato disobbedirle. L’obbligo pesa su tutti: sugli stessi legislatori e perfino sullo Stato di diritto, che è tenuto ad obbedire alle sue stesse leggi. Da ciò discende che il singolo che giudica doveroso disobbedire a una legge che reputa immorale, può farlo, ma accettando le conseguenze della sua azione. Infatti Antigone, dopo avere disobbedito a Cleonte, accetta di morire per avere disobbedito. Anzi, va sottolineato che questa morte l’eroina l’ha messa in conto sin da prima: è un prezzo che ha preventivato di pagare. Dunque, la prima soluzione, per Cacciari, non è quella di sbraitare in televisione, ma quella di noleggiare una nave e andare a sbarcare i clandestini su una spiaggia italiana. Se gli riesce.

Ma la storia si occupa di un secondo problema, e cioè della natura del regime contro cui si protesta. Se il regime è democratico, e se dunque la legge corrisponde quanto meno alla volontà della maggioranza dei cittadini, l’unica soluzione, per il singolo dissenziente, è la disobbedienza civile. Infatti a parte tale disobbedienza, nessuno gli impedisce di fondare un partito, proporre la modifica della legge e, se riesce ad attirare dalla sua parte la maggioranza dei cittadini, di ottenere quella modifica. Questa è l’unica alternativa.

Se invece il regime non è democratico ma tirannico, soccorre un rimedio che risale anch’esso alla più remota antichità: il tirannicidio, di cui sono quasi eponimi Armodio e Aristogitone. Al massimo potere, quello che non risponde a nessuno delle proprie azioni, e che può sfociare nell’arbitrio e nella criminalità, si oppone la massima violenza: quella dell’omicidio. La stessa Chiesa, se non ricordo male, si è a suo tempo occupata della liceità del tirannicidio. Tutto ciò significa che se Cacciari fosse convinto (ma non lo è) che in Italia abbiamo una tirannide, non gli rimarrebbe che andare ad uccidere Salvini. Ammesso che basti. Ma qui stiamo quasi scherzando.

Parlando seriamente, Massimo Cacciari è persona simpatica e colta ma insegna filosofia, e si vede: non sembra molto competente né in politica né in diritto. Così, per la morale, lo si potrebbe invitare a non prendere a modello Savonarola, che fece una brutta fine. E, in quanto filosofo, farebbe bene a ricordare le infelici esperienze di Platone, quando ha tentato di entrare in politica. Proprio a Cacciari, che è di sinistra, sarà permesso ricordare che, non fosse stato per la generosità di un “capitalista”, che lo riscattò, Platone avrebbe trascorso il resto della sua vita come schiavo a Siracusa.

 

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