Nasce il movimento dei moderati. Samorì: “Mi candido a premier”



 

Gianpiero Samprì

"Il 17 e 18 novembre avremo un convention nazionale a Chianciano, a cui dovrebbero partecipare 8mila persone, e a seconda di quello che succederà nel Pdl potremo trasformare il movimento in partito". Gianpiero Samorì, modenese 55enne, avvocato, docente universitario di diritto penale e proprietario di tv, giornali, assicurazioni e banche, con un'intervista ad Affaritaliani.it, rompe gli indugi e annuncia la presentazione alle prossime elezioni del partito dei Moderati Italiani in Rivoluzione. Samorì non nasconde la sua aspirazione: "Voglio fare il leader dell'area moderata". E sulle prospettive del suo partito dice: "Penso non sia impossibile superare il quorum e entrare in Parlamento". Poi rivela: "Mi ispiro a Berlusconi". Infine boccia il governo Monti: "La sua ricetta è limitata ad una stabilizzazione dei conti, ma non vedo un programma di medio periodo in grado di cambiare l'Italia e di farla uscire da un situazione di crisi strutturale"

Che cosa intende per Moderati Italiani in Rivoluzione?
"Per adesso è un'associazione che ha tre compiti fondamentali: creare il programma e quindi una base ideologica per tutta l'area moderata italiana, selezionare la classe dirigente in grado di applicare quel programma e scrivere i testi normativi, prima delle elezioni, affinché il programma possa trovare attuazione".

Quando lancerete il Mir?
"Il 17 e 18 novembre avremo un convention nazionale a Chianciano e a seconda di quello che succederà nel Pdl in questo periodo potremo trasformare il movimento in partito"

Ha in mente un leader per rappresentare quest'area moderata?
"Mi candido io”.

Addirittura?
“ Uno quando organizza una cosa nella quale crede deve mettersi in gioco in prima persona. Poi siccome non sono un matto, dipende dalla situazione e dal consenso che riuscirò a raccogliere”.

Come immagina l'area dei moderati?
"Ormai bisogna ritenere superata l'esperienza del Pdl. E' un partito che non è stato costruito sulla base di un'ideologia comune e fondante e per questo è predisposto alla diaspora. Il Pdl è composto da varie anime che producono un effetto di paralisi. Al netto del consenso personale di Berlusconi, il partito non riesce ad esprimere una visione politica di lungo periodo".

Quindi?
"Creo che prima ci sarà un periodo di disgregazione di questo partito e poi ci sarà una ricomposizione di un'area più vasta del Pdl e che comprende tutti quelli che tendenzialmente non hanno intenzione di creare punti di contattato forti col Pd e la sinistra”.

Un'area aperta anche a Montezemolo?
"Certamente. Il presidente della Ferrari ha parlato finora da moderato, se però cambiasse opinione si autoescluderebbe".

Lei s'ispira anche a Berlusconi?
"Sì. Berlusconi è stato un elemento di grandissima novità nel sistema Paese e, soprattutto nella prima fase,  ha svolto una funzione di rottura. Credo che oggi Berlusconi possa avere il ruolo importantissimo di traghettatore della classe politica e non credo ce possa, e non meno voglia, aspirare ad avere una leadership  di lungo periodo".

Il Mir che percentuale vorrebbe ottenere?
"Dopo le elezioni in Sicilia, dove siamo candidati, sarò più preciso. Penso però che non sia impossibile superare il quorum e entrare in Parlamento. Anche perché abbiamo una fortissima organizzazione. A Chianciano sono già prenotate 4700 persone  ma pensiamo di arrivare fino a  8mila presenze. Certo, come a tutti i nuovi movimenti, ci manca ancora l'accesso ai media, soprattutto alla tv. Un fatto che rende difficile fare pronostici in vista delle  elezioni. La cosa certa è che siamo in grado di raccogliere le liste e di presentarci alle elezioni in tutte le Regioni".

Secondo lei nella prossima legislatura è necessario seguire l'agenda Monti o andare oltre?
"Per quel che riesco a comprendere l'agenda Monti è limitata ad una stabilizzazione dei conti, ma non vedo un programma di medio periodo in grado di cambiare l'Italia e di farla uscire da un situazione di crisi strutturale. Vedo alcuni ottimi interventi , altri inaccettabili, ma tutti hanno una natura ragionieristica e contabile. Forse,  esclusa la riforma delle pensioni, comunque discutibile, non ho visto dei provvedimenti per il futuro. Penso però che il giudizio su Monti andrà dato a marzo. Se all'epoca saremo ancora nella fase attuale, col Pil in calo, la disoccupazione crescente, la produzione industriale in calo allora vorrà dire che la ricetta Monti, e non l'agenda che non vedo, sarà stata inadeguata".

Che cosa prevede?
"Penso che saremo ancora in una fase recessiva. Credo che le attività svolte dal governo in questi mesi siano state molto più propagandistiche e abbiano mantenuto uno stato di crisi. Ho visto poca innovazione e non c’è una strategia di lungo periodo. Però sarei anche contento di potermi ricredere. Monti ha dichiarato che gli effetti dei suoi provvedimenti si vedranno già all'inizio del prossimo anno. Se fosse così avrebbe ragione lui. Io però ne dubito".      

Daniele Riosa


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