Era l'obiettivo di Walter Veltroni. E invece è quello che sta facendo (per ora bene) Silvio Berlusconi. Ringiovanire la classe dirigente italiana. Mettere persone fresche, nuove ma capaci nelle stanze dei bottoni. Altro che Marianna Madia e Matteo Colaninno (imbarazzante sul caso Alitalia), il premier si è circondato di uomini e donne che stanno rapidamente rinnovando il volto della politica e del governo.
Prima fra tutte Mariastella Gelmini, quasi sconosciuta all'epoca in cui era coordinatrice di Forza Italia in Lombardia, ora guida con piglio e decisione uno dei ministeri più difficile. Innova e non teme scioperi e proteste. Non solo.
L'affascinante bresciana riceve gli elogi anche di un ex figura chiave della sinistra italiana. Quel Franco Bassanini a cui Nicolas Sarkozy ha chiesto di lavorare per il futuro della Francia.
La proposta del ministro dell'Istruzione Gelmini sull'accorpamento dei piccoli istituti scolastici con meno di 500 alunni non dispiace affatto all'ex ministro della Funzione Pubblica, che: "Chi si sposta da una scuola all'altra sono i presidi, non gli studenti, è una regola decisa dall'allora ministro dell'Istruzione Berlinguer e io l'ho condivista".
A fronte delle critiche che sono mosse al ministro Gelmini, Bassanini risponde che "un'opposizione seria non può fare la guerra a misure che essa stessa ha voluto quando era al governo".
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Sulla proposta di aggregare le mini scuole, Bassanini spiega che un istituto scolastico di piccole dimensioni ha tre tipi di problemi: i costi, inevitabilmente più alti, la qualità dell'apprendimento, difficile da garantire e lo spopolamento dei territori se venissero chiusi istituti che hanno funzione di presidio. Su questi tre punti "occorre trovare un punto di equilibrio", conclude Bassanini.