In un atto di debolezza politica passato in sordina,
l'amministrazione di Obama ha fatto marcia indietro sulla nomina di Thomas Saenz, un conosciuto avvocato per i diritti civili e consigliere del sindaco di Los Angeles, per il posto di gerente della divisione "diritti civili" del Dipartimento di Giustizia. Saenz aveva ricevuto ufficiosamente l’offerta dell’incarico a gennaio. Le voci attorno al suo nome hanno sollevato la protesta dei gruppi e dei blog anti-immigrati, che lo detestano per essere stato così bravo in quel che ha fatto: è stato uno dei leader della lotta per il blocco della proposizione 187 in California, una proposta incostituzionale che voleva impedire agli immigrati irregolari l’accesso ai servizi sociali e all’istruzione.
Un editoriale dell’Investor’s Business Daily tacciava Saenz como “un estremista delle frontiere” e lo accusava di voler ridare la California al Messico. Cose entrambe false, ma evidentemente troppo preoccupanti per la Casa Bianca che alla fine ha preferito il segretario al Lavoro del Maryland, Thomas Perez.
 Thomas Saenz e Obama
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Obama puó aver evitato in questa occasione uno spiacevole scontro ma se davvero vuole vincere la battaglia per mettere i 12 milioni di immigrati irregolari sulla via della cittadinanza, dovrá smantellare l’essenza delle argomentazioni restrizioniste: che essere un immigrato illegale è un crimine imperdonabile, a tal punto da far perdere qualsiasi tipo di protezione fondamentale.
La sofferenza che gli immigrati illegali subiscono – dai raid allo sfruttamento lavorativo, al maltratto durante le detenzioni – rappresenta una crisi dei diritti civili. É una ferita che non possiamo far ulcerare mentre aspettiamo la megariforma della legge sull’immigrazione che potrebbe anche non arrivare con questo presidente. Se Obama avesse avuto l’ardire di nominarlo, Saenz sarebbe stato il candidato ideale per riaffermare i valori che sono andati persi nel dibattito avvelenato sull’immigrazione.