Passando alla politica internazionale, non sembrano esserci dubbi che sia stato il presidente americano e fresco Premio Nobel
Barck Obama il "vincitore numero uno" del 2009. Una valutazione condivisa da Arduino Paniccia, esperto di strategia internazionale e firma di
"Globalist", la rubrica di politica internazionale di Affaritaliani. "Pur tra molte ombre - rileva Paniccia -,
Obama ha tracciato per gli Stati Uniti una strategia nuova, completamente diversa da quella dei NeoCon e dell'Amministrazione Bush". Certo, rimangono molti elementi di continuità proprio nella politica estera, ma nel complesso "l'atteggiamento degli Usa nei confronti del mondo è diverso: c
on Obama si apre un'epoca multipolare di potenze regionali, pur restando l'America l'unica superpotenza militare".
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Se Obama ha fatto sicuramente la parte del "buono" nel 2009,
il "cattivo" è stato ancora il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. "In un primo momento sembrava che la rivolta in Iran avrebbe indebolito Ahmadinejad e forse addirittura lo avrebbe scalzato dal potere". E invece... "Siamo alla fine dell'anno ed è ancora in sella". La terribile repressione ha funzionato "e l'Iran marcia a passi spediti verso ciò che tutto il mondo vuole evitare: che cioè si doti dell'arma nucleare".
Come ogni anno, c'era grande attesa sui primi passi del nuovo primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, soprattutto per il modo in cui avrebbe affrontato l'eterna contrapposizione con la Palestina. "
Il governo di Netanyahu sicuramente non esce sconfitto da questo 2009, solo che non ha più quale sua prima opzione la pace: continua a vedere Israele circondato da minacce e quindi la sua prima idea è difendere gli interessi dal Paese dai suoi nemici".
Un'altra sicura protagonista delle analisi internazionali è la Cina. "Pechino - osserva Paniccia - chiude in maniera molto brillante il 2009. Nel corso degli ultimi vent'anni, è diventata la potenza intorno a cui si raccolgono capacità e introiti finanziari... E' ormai il principale interlocutore degli Usa, tanto da poter arrivare ad una sorta di G2, un direttorio che concorderà il modo in cui gestire la globalizzazione".
Venendo alle delusioni del 2009, non ci sono dubbi.
"Il principale sconfitto dl 2009 - osserva il politologo - è l'Europa. Il Vecchio Continente si trova in una situazione davvero grigia, piena di lacci e laccioli". Non va meglio per il nostro grande vicino continentale: "
La Russia non è riuscita a portare avanti una vera politica internazionale, quella che si riprometteva". "
L'India è rimasta nell'ombra - continua -, mentre permane la situazione di enorme difficoltà dell'Africa "che non è riuscita a compiere alcun passo avanti". E' questo quartetto a restare in una zona grigia, "anche perché la Nato non è riuscita a coinvolgere l'India nelle scelte riguardanti la sicurezza internazionale nell'area dell'Oceano Indiano e nel vuoto dell'Afghanistan". Mosca e l'Europa, nel frattempo, non sono riusciti a saldare una vera alleanza, restando invece "al rapporto tra cliente e fornitore per quanto riguarda l'energia". Per le eterne potenze incompiute della politica internazionale, il 2009 si chiude dunque con una bocciatura.